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Editori

Il credito per l'editoria e l'indagine Intesa Sanpaolo sul settore creativo

di Giovanni Peresson notizia del 14 gennaio 2020

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Il tema degli strumenti creditizi per l’editoria è decisamente rilevante per il nostro settore, in modo particolare per le piccole e medie imprese. E in un contesto di mercato caratterizzato da processi innovativi, di riorganizzazione e di riqualificazione delle skill professionali, insomma da nuove urgenze competitive interne alle aziende editoriali, assume crescente rilevanza.
 
Nel 2019 l’Associazione Italiana Editori ha avviato con Intesa Sanpaolo un percorso per affrontare in modo sistematico queste problematiche. Il progetto parte da un obiettivo più generale: la rilevanza del settore culturale e creativo e delle opportunità di crescita per le imprese che operano in questo ambito. Da qui la necessità di conoscere e comprendere i fabbisogni finanziari delle imprese culturali e creative, un tema per poco o nulla esplorato dalle indagini e dagli studi esistenti.

Così tra febbraio e maggio 2019 un team di lavoro (dedicato) di Intesa Sanpaolo, che già gestisce un desk media ed entertainment per le imprese del mondo del cinema, ha deciso in collaborazione con AIE (ma anche con altri partner: Aesvi, Agis Lombardia, Federculture, Federvivo, Fondazione Fitzcarraldo) di realizzare una prima indagine conoscitiva. Il punto di partenza è stato un primo questionario «generale» che le varie associazioni hanno poi sottoposto ai loro associati, per comprendere come valorizzare in termini economico-finanziari la proprietà intellettuale e gli asset immateriali in funzione dell’accesso al credito, quali iniziative di supporto per le imprese culturali possano essere messe in atto per promuovere lo sviluppo di attività innovative anche collaterali a supporto del core busines, per identificare eventuali servizi finanziari a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese dei diversi settori delle imprese culturali e per verificare le esigenze per investimenti, crescita e partnership (finanziamenti, partecipazioni, capitali di rischio, partnership con startup).

La successiva presentazione dei risultati dell’indagine, a settembre 2019, ha evidenziato la rilevanza e l’innovatività del settore editoriale. Ribadita anche durante l’incontro dedicato al tema in occasione di Più libri più liberi, dal titolo L’accesso al credito bancario per le piccole e medie imprese editoriali, l’indagine prelude l’avvio (prossimo) di un tavolo di lavoro comune per approfondire le specificità del settore editoriale e dei suoi diversi segmenti (varia, professionale, scolastica, ragazzi…).

Ad esempio, come si compongono – sul versante patrimoniale – delle immobilizzazioni immateriali? Qual è il loro peso, il loro significato, le diverse possibili chiavi di lettura dei valori? Quale tipologia di finanziamento nel breve è più adatta al sostegno del circolante? E ancora: quali lo sono nel medio periodo a sostegno degli investimenti? E di quali investimenti? «Tecnologici», in favore di una migliore integrazione e scambio di dati tra i vari anelli della filiera distributiva? In favore di formazione e aggiornamento delle competenze aziendali? Di sviluppo di software dedicati per l’analisi di quelli che potremmo chiamare big data editoriali? Oppure di quegli investimenti a sostegno dell’acquisto dei diritti di edizione da editori stranieri? O su autori o progetti editoriali complessi? E quali sono, d’altro canto, le tipologie di garanzie che un piccolo o medio editore può a sua volta offrire all’istituto bancario?

Così, sul versante economico, si aprono spazi di analisi per giungere a un set condiviso di indicazioni –  che l’istituto bancario può tenere in considerazione per aprire una linea di credito o supportare progetti per nuovi investimenti – legate alla variabilità dei flussi dei ricavi e alla loro prevedibilità. Oppure agli aspetti legati alle royalties e ai diritti d’autore che integrano il tradizionale sell out nei canali fisici.
 
Insomma, l’obiettivo è quello di far emergere dal macro genere «editoria» – che spesso comprende aziende che hanno modelli economici e patrimoniali molto diversi – gli elementi caratteristici di questo tipo di imprese, attraverso i quali l’istituto bancario può valutare con maggiore consapevolezza la concessione del credito.

Tra l’altro la prima indagine «macro» metteva in evidenza come il 75% delle case editrici dichiarasse di aver fatto negli ultimi tre anni degli investimenti; il 40% «in maniera significativa» (soprattutto nell’area dell’innovazione digitale e nel marketing/comunicazione). Ma anche investimenti in nuovi prodotti e riorganizzazione dei processi. Sempre l’indagine evidenziava anche la necessità di avere nelle banche figure di riferimento con competenze specifiche (40%) e, più o meno con lo stesso valore, di «prodotti specifici finalizzati alla gestione dell’operatività finanziaria».



Fonte: Intesa Sanpaolo

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, anche se adesso è un po' complicato. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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