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Amazon non vende libri per cui le identità Lgbtq+ sono malattie mentali. Levi: «Preoccupati per qualsiasi limitazione alla libertà di edizione»

di Redazione notizia del 15 marzo 2021

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Amazon non vende più libri che inquadrano le identità Lgbtq+ (lesbiche, gay, transgender, bisessuali e queer) come malattie mentali: lo ha dichiarato l’azienda stessa in una lettera a tre senatori repubblicani statunitensi – tra cui Marco Rubio – che chiedevano informazioni circa la irreperibilità sulla piattaforma di un libro intitolato When Harry Became Sally: Responding to the Transgender Moment e scritto da Ryan T. Anderson, uno studioso di tendenze conservatrici.

Il libro (non è più disponibile nemmeno in Italia) è edito da Encounter Books, una no-profit con sede a New York. L’editore Roger Kimball ha scritto una nota congiunta con l’autore sostenendo che «tutti siamo d’accordo sul fatto che la disforia di genere sia una condizione seria che causa grande sofferenza. C’è un dibattito, tuttavia, che Amazon sta cercando di sopprimere, circa quale sia la migliore cura per le persone che attraversano questa esperienza» e accusando poi Amazon di «voler distorcere il libero mercato delle idee». L’omosessualità non è più classifica dall’Oms come una malattia dal 1990, l’identità transgender dal 2019.

Amazon, come tutte le librerie e punti vendita, è libera di scegliere quali libri vendere e quali no. E tuttavia, come sottolinea il Wall Street Journal, negli Usa il 53% dei libri venduti ogni mese sono venduti dalla piattaforma di Bezos, l’80% per quanto riguarda gli ebook. C’è, insomma, un problema di dimensione, di quota di mercato che mette Amazon in una posizione differente rispetto a un privato qualsiasi.

«Come rappresentanti degli editori – spiega il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi – non possiamo che guardare con preoccupazione a qualsiasi scelta che limiti la libertà di espressione e la libertà di edizione, indipendentemente dalle idee e visioni che veicolano i singoli libri». Quattro anni fa AIE, insieme all’Associazione Italiana Bibliotecari (AIB), aveva criticato in una nota la scelta del sindaco di Verona Federico Sboarina di bandire dalle biblioteche e dalle scuole comunali tutti quei libri che, a suo dire, facevano propaganda a favore della condizione Lgbtq+.


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