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Biblioteche

Gli americani preferiscono la biblioteca al cinema

di Denise Nobili notizia del 28 gennaio 2020

Attenzione, controllare i dati.

Secondo un recente sondaggio di Gallup, la biblioteca risulta essere l’attività culturale preferita dagli americani, che vi si recano con una frequenza media di 10,5 volte in un anno. Tra le altre attività preferite ci sono gli eventi sportivi (5,7), il cinema (5,1), la visita a parchi nazionali (4,9), concerti o teatro (3,7).

L’attrattiva esercitata dalla biblioteca nasce senz’altro dalla diversa percezione che se ne ha negli Stati Uniti, dove il frequentatore di ogni età non va soltanto per prendere in prestito un libro. Il servizio di prestito rappresenta sicuramente una delle sue funzioni primarie e fondamentali, ma non l’unica: la biblioteca qui è percepita come molto altro rispetto al solo deposito di libri. In quanto luogo adibito alla conservazione della cultura nazionale, la biblioteca per gli americani rappresenta un servizio pubblico e gratuito dedicato allo studio, alla ricerca e alla documentazione.

Non è allora un caso che il pubblico dei frequentatori sia mediamente più giovane; anzi, è proprio in queste fasce che aumenta la frequenza di visite annuali: 15,5 volte tra i 18-29enni e 12,3 volte tra i 30-49. Mentre scende drasticamente tra gli over 50: 6,8 visite per chi ha tra i 50-64 anni e 8,2 visite per chi ne ha più di 65.

Altro dato significativo riguarda il genere: le donne vanno in biblioteca con una frequenza quasi doppia rispetto agli uomini (13,4 volte rispetto alle 7,5). Un gap percentuale che non si riscontra per le altre attività culturali considerate dal sondaggio: uomini e donne vanno al cinema, a concerti e a teatro, a un museo con la stessa frequenza.

L’avvento del digitale e di una più ampia offerta di servizi di intrattenimento più o meno accessibili a tutti a prescindere dal reddito (a meno di 10 dollari al mese come Netflix, Kindle Unlimited, Marvel Unlimited, Audible) non ha insomma scalfito l’importanza della biblioteca nella vita degli americani, che vi si recano quasi una volta al mese. Qui trovano libri in prestito e in consultazione, film a noleggio gratuito, connessione Wi-Fi per studiare, ma anche attività pensate apposta per i bambini.

È proprio questa tipologia di servizi ad attirare un pubblico ben preciso, piuttosto giovane, ma soprattutto di una fascia di reddito più bassa. Chi guadagna più di 100 mila dollari va in biblioteca con una frequenza media di 8,5 volte all’anno, contro le 10,4 di chi ha un reddito tra i 40 e i 100 mila dollari.

La frequenza aumenta ben oltre la media generale (10,5) per chi guadagna meno di 40 mila dollari, che si reca in biblioteca 12,2 volte in un anno. Quest’ultimo dato riflette sicuramente l’importanza che la biblioteca rappresenta per questa fascia nel riuscire a sopperire a quella fetta di tempo che necessariamente non può essere dedicata ad altre attività culturali, perché a pagamento. Per queste attività, la media di chi ha un reddito sotto i 40 mila risulta molto inferiore a chi ha un reddito elevato, sopra i 100 mila dollari annui: cinema 4,4 contro 6,3; teatro e concerti 2,3 contro 5,9; eventi sportivi 3,6 contro 7,5; musei 1,5 contro 3,5.

Ci sarebbe poi da considerare un aspetto che il sondaggio trascura: la biblioteca pubblica offre anche un servizio online, che permette il prestito di libri senza doversi recare fisicamente in loco. Oltre a essere l’attività culturale preferita nel tempo libero dagli americani (ma dal sondaggio sono completamente esclusi i servizi di intrattenimento in abbonamento o streaming, serie tv e film da casa), le biblioteche negli Stati Uniti nel 2019 hanno registrano 328 milioni di download (e-book e audiolibri). Insomma, si può “frequentare” gli scaffali di una biblioteca anche virtualmente, ma nonostante questo il luogo fisico continua a esercitare una certa presa.

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi lavoro come editor al Giornale della Libreria, e mi occupo di accessibilità digitale in Fondazione LIA.
Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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