Il tuo browser non supporta JavaScript!
Biblioteche

Se ti dico biblioteca, cosa pensi? Come gli italiani percepiscono la biblioteca

di Giovanni Peresson notizia del 6 giugno 2019

Attenzione, controllare i dati.

Qual è l’immagine che gli italiani hanno della biblioteca? Quali «parole» e quali mondi associano a essa? Cos’è la biblioteca e a quali funzioni assolve questo servizio pubblico nell’immaginario e nel vissuto quotidiano?

L’Associazione Italiana Editori ha realizzato nel settembre 2018 un’indagine, condotta all’interno dell’«Osservatorio della lettura e dei consumi culturali» realizzato da Pepe Research, su un  campione rappresentativo (per area geografica, età, genere, reddito e titolo di studio) dell’intera popolazione nazionale di età compresa tra i 14 e i 75 anni. All’intervistato è stato chiesto di indicare spontaneamente «tre» parole associate a «Biblioteca», in modo da far riuscire a catturare quali sono i mondi che la biblioteca è in grado di evocare, ma anche di comprendere quale sia il suo posizionamento nella percezione degli italiani (non per forza utenti), dove si colloca nell’immaginario sociale.

Non si tratta di un’indagine su come gli utenti che frequentano la biblioteca la percepiscono nella dimensione del servizio o dell’assortimento, bensì come i «cittadini» la posizionano oggi nel loro vissuto e nel loro pensiero. Osservando le diverse nuvole di parole comprendiamo che, a seconda dei target e delle variabili considerate, la biblioteca viene percepita in modo assai diverso e in continuo cambiamento.


Colazione da Tiffany
(1961)


La ricerca – presentata in occasione di Biblioteche ieri, oggi e domani, XX workshop di Teca del Mediterraneo che si è tenuto a Bari il 6 giugno – permette così, associate le parole espresse dai diversi target (frequentatori vs non frequentatori; genere; lettori vs non lettori; fasce di età; intensità di lettura), di considerare anche le profonde differenze esistenti tra i cittadini rispetto al «mondo» biblioteca. E grazie al campione di risposte raccolto, siamo in grado di comprendere meglio quali leve utilizzare per operare con gli strumenti della comunicazione. Anche se prima, è bene ricordarlo, si avverte la necessità di operare sull’aspetto delle risorse economiche e finanziarie, che molto influenzano come questo servizio si posiziona oggi nell’immaginario dei cittadini italiani.

La ricerca – o altre parti dell’Osservatorio che abbiamo ripreso sul tema – mostra che soltanto il 7% dei lettori (lettura di almeno un libro, e-book, audiolibro negli ultimi 12 mesi; 14-75 anni) ha scelto la biblioteca di pubblica lettura come canale per procurarsi alcuni dei libri letti. Istat – nella sua indagine sulla lettura 2017 – indica in un 7% i cittadini (6+) che hanno preso in prestito un libro.

Un altro aspetto interessante riguarda la forte correlazione tra prestito ed età che emerge: del 15,4% tra i 6-10 anni e del 14,1% in quella successiva, per poi calare con l’età a valori attorno al 6% (un aspetto che si riflette anche dalle «parole» che associate a «Biblioteca» in base alla variabile età). In ogni caso, anche da parte delle fasce scolari l’uso appare al più occasionale: il 15% tra coloro che la frequentano «almeno una volta ogni 15 giorni» + «una volta al mese o poco più» + «solo occasionalmente». Un po’ meglio, invece, quella scolastica: 26%; anche se con differenze evidenti in base alle diverse aree territoriali.



L'Archivio dei Jedi in
Star Wars

Ed è interessante notare non solo l’ovvia relazione tra la frequentazione della biblioteca e l’intensità di lettura; ma l’autonomia che genera nel ragazzo: il 54% di chi frequenta la biblioteca scolastica «legge esclusivamente da solo» e lo fa il 40% di chi frequenta una biblioteca pubblica.

E le riflessioni che derivano dalla ricerca non possono prescindere – oltre che dall’esiguità delle risorse economiche destinate alle biblioteche – dalla perdita di ruolo dei soggetti tradizionali che accompagnavano fino a non poco tempo fa il lettore (potenziale o meno) al libro. Solo il 9% degli intervistati indica il bibliotecario + insegnante; il consiglio del libraio inciderebbe per il 7%; in drastico calo recensioni sui giornali e presenza dell’autore in tv. Cresce al contrario l’influenza dei social, delle community, dei blogger e influencer, dei motori di ricerca.

Ma c’è forse un aspetto centrale che caratterizza il modo in cui forti e deboli lettori, frequentatori e non frequentatori della biblioteca percepiscono la biblioteca, comprensibile più in termini di assenza e di confronto con l’immaginario cinematografico anglosassone che inserisce la biblioteca come set privilegiato per le ambientazioni.



Tutti gli uomini del presidente
(1976)


Trovo indicativo che tra le parole che gli italiani selezionano per definire il mondo della biblioteca ne manchino alcune che caratterizzano quella realtà: un servizio pubblico e gratuito, luogo di socialità e di conoscenza, di ricerca e documentazione. Eppure non sono queste le prime parole che emergono: sono Studio, Scuola, Lettura, Tranquillità, Sapere, Ricerche (va inteso più come ricerche scolastiche), Conoscenza. Non luogo della comunità e della cittadinanza.

Rende bene la differenza di concezione tra il nostro modo di concepire la biblioteca e quello anglosassone proprio la sequenza del film Tutti gli uomini del presidente (1976) tratto dal libro scritto dai due cronisti del «Washington Post», Bob Woodward e Carl Bernstein che attraverso quello che oggi chiameremmo giornalismo investigativo svelarono agli americani e al mondo lo scandalo Watergate. Nella scena, Robert Redford e Dustin Hoffman sono nella sala rotonda della Library of Congress di Washington, intenti nelle loro ricerche: la macchina da presa, con un movimento a salire, dai protagonisti finisce per ottenere un’inquadratura aerea sulla vastissima sala circolare, con i suoi scaffali e le sue raccolte di pubblicazioni. La biblioteca in quel momento diventa metafora di quell’accesso all’informazione per tutti su cui si fonda la vera democrazia. Ecco, faticheremmo a trovare qualcosa di analogo nelle parole scelte dai cittadini italiani.

La presentazione dell’indagine è consultabile a questo indirizzo, nella sezione Presentazioni del nostro sito.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

Guarda tutti gli articoli scritti da Giovanni Peresson

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.