Ci sono editori, anche e soprattutto tra i piccoli, come è sempre successo, che riescono a intercettare nicchie, a lavorare sui generi e a costruire proposte riconoscibili. Allo stesso tempo, diventa sempre meno sostenibile un approccio poco consapevole a un mercato complessivamente stagnante, ma attraversato da importanti differenziazioni interne.
Per poter lavorare in questo contesto complesso servono innanzitutto dati più puntuali e approfonditi. Possiamo sperare che, in questo senso, l’IA ci dia una mano, ma un ragionamento sull’onerosità e sulla disponibilità di questi dati non può essere ulteriormente rinviato. Così come stiamo lavorando, pur tra molte difficoltà, a un approccio di filiera, cioè a un tavolo permanente di confronto tra le aziende del comparto, per affrontare e individuare soluzioni di maggiore efficienza.
È ormai un dato condiviso che il catalogo abbia un peso crescente sui fatturati, ma la filiera non sembra ancora attrezzata per sfruttare questo fenomeno in modo efficace, rimanendo troppo legata ai meccanismi tradizionali del lancio novità. Penso, per esempio, alle difficoltà incontrate dai librai nel reperire i titoli di quel 10% di editoria indipendente di prossimità previsto dal bando biblioteche. Oppure al tasso di resa, che non diminuisce nonostante la pressione a favore del print on demand.
Ho parlato di aziende perché, per quanto piccole, le case editrici di cui mi faccio portavoce sono aziende a tutti gli effetti. È un elemento da sottolineare, soprattutto di fronte all’ulteriore crescita del self publishing e, più in generale, a una produzione abnorme di titoli da parte di soggetti che non hanno un approccio imprenditoriale all’editoria libraria.
Le aziende a cui faccio riferimento si confrontano con una filiera strutturata, investono in promozione e distribuzione, danno lavoro e costruiscono progetti guardando al futuro.
Abbiamo accolto con soddisfazione il fatto che il Cepell sia riuscito a sbloccare i fondi destinati alla piccola editoria che attendevamo da anni. Va però ricordato che si tratta di un intervento straordinario, distribuito a pioggia e di entità limitata – fino a 15 mila euro per editore – che avrà inevitabilmente un impatto relativo sulle nostre imprese.
Sarà invece fondamentale che, sulle ulteriori risorse ancora da sbloccare a vantaggio dell’intera filiera, venga avviato un ragionamento capace di mettere al centro progetti utili ad affrontare almeno alcune delle questioni strutturali che abbiamo davanti. A partire proprio dal tema dei dati, cui ho già fatto cenno, ma penso anche alla logistica.
Quindici anni fa abbiamo assistito all’avvento di Amazon, che si è ritagliata uno spazio e forse anche ruoli in parte impropri. Oggi abbiamo davanti le sfide poste dall’IA e dobbiamo provare ad affrontarle con maggiore consapevolezza e, ribadisco, confrontandoci come comparto».