Nell'ambito del convegno AIE del 15 maggio 2026 al Salone internazionale del libro di Torino, Dove sta andando il mercato del libro nel 2026? Come cambiano i consumi e la domanda del pubblico, riportiamo l'intervento completo di Renata Gorgani, presidente del Gruppo editoria di Varia di AIE.
«Certamente veniamo da qualche mese positivo: dati che hanno dato un po’ di fiato alle case editrici e alle librerie. Questa è indubbiamente una delle note incoraggianti dell’inizio dell’anno.
C’è poi un altro elemento importante: il ritorno di libri nuovi nelle biblioteche. Se vogliamo che librerie e biblioteche continuino a essere motori della lettura, devono essere aggiornate e avere a disposizione novità e bestseller in tempi rapidi. Il fatto che in questi primi mesi gli scaffali delle biblioteche si siano riempiti di titoli recenti è una buona notizia non solo per il settore, ma soprattutto per chi legge.
Allargando lo sguardo, però, questi dati vanno letti in chiaroscuro. Al netto del tema biblioteche, il mercato continua a essere piuttosto asfittico e fatica ancora a trovare un vero slancio.
Uno degli elementi più preoccupanti è il calo significativo della non fiction. Se un Paese rinuncia progressivamente a usare il libro come strumento di crescita, formazione e informazione, il problema riguarda l’intero sistema culturale. È un fenomeno che si collega anche a un mondo universitario che sembra riconoscere sempre meno il libro come primo strumento di formazione. È un segnale forte, che andrebbe affrontato con decisione.
Un altro dato problematico riguarda la prevalenza del catalogo rispetto alle novità: il catalogo tiene, mentre le nuove uscite segnano il passo. In apparenza potrebbe sembrare una notizia positiva, ma se le novità non funzionano si rischia una rottura nel rapporto tra editoria e pubblico. Chi pubblica dovrebbe essere il soggetto che propone, intercetta bisogni e immagina nuovi percorsi; chi legge, tradizionalmente, risponde anche attraverso l’interesse per le novità. Quando questo meccanismo si inceppa, emerge inevitabilmente una criticità.
Le cause possono essere molteplici: il recupero online di titoli del passato, le campagne di valorizzazione del catalogo, abitudini di consumo sempre più autonome. Resta però una domanda aperta: il settore editoriale sta perdendo la capacità di intercettare il pubblico oppure lettrici e lettori si muovono ormai in modo indipendente rispetto alle proposte editoriali? È un tema su cui il comparto deve interrogarsi.
A questo si aggiunge una nuova tensione sul piano industriale. Negli ultimi anni le case editrici hanno compiuto uno sforzo significativo per contenere il prezzo dei libri, ma il settore si trova di nuovo di fronte a un aumento dei costi di produzione, dalla carta ai trasporti. Dopo la crisi del 2022, il rischio è che nei prossimi mesi diventi sempre più difficile assorbire questi aumenti senza ripercussioni sui prezzi finali, soprattutto in un contesto in cui il potere d’acquisto delle famiglie non cresce.
Accanto a queste criticità, ci sono però anche segnali incoraggianti. Alcuni comparti continuano a mostrare vitalità: il settore ragazzi, pur con tutte le sue differenze interne, mantiene risultati molto positivi; la narrativa di genere è forte; la narrativa nel suo complesso tiene; anche i fumetti, che a un certo punto sembravano rallentare, stanno attraversando una fase favorevole.
Sono segnali importanti perché indicano che esiste ancora un pubblico attento e coinvolto. La sfida, però, è evitare di considerare queste persone come nicchie separate dal resto del mercato. Il pubblico del romance, dei fumetti o della narrativa per ragazzi non è un pubblico “altro”: è il pubblico che l’intera filiera editoriale deve riuscire a coinvolgere e accompagnare.
Resta poi una convinzione che il settore dovrebbe recuperare con maggiore forza: l’idea che il libro possa ancora avere una funzione anticiclica. In momenti di difficoltà economica, il libro continua a rappresentare un bene culturale relativamente accessibile e capace di mantenere un valore forte nella vita delle persone.
Perché questo accada davvero, però, serve un lavoro comune di tutta la filiera: editoria, librerie, biblioteche. La promozione della lettura dovrebbe diventare una priorità strutturale e stabile nel tempo. Bisognerebbe arrivare a pretendere una vera legge sulla promozione della lettura, capace di dare continuità alle politiche pubbliche e agli investimenti sul libro. L’esempio della Spagna mostra come i risultati arrivino attraverso interventi istituzionali portati avanti con continuità per molti anni.
L’obiettivo deve essere riportare il libro al centro, ricostruendo entusiasmo e partecipazione attorno alla lettura, soprattutto tra le generazioni più giovani. È una sfida complessa, ma il mondo editoriale è abituato a confrontarsi con obiettivi che sembrano quasi impossibili. E spesso riesce comunque a raggiungerli».