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Lettura

Certi libri, a un certo punto, sono dappertutto

di Alessandra Rotondo notizia del 2 gennaio 2026

Non succede necessariamente all’uscita. Né dopo una recensione importante, né in coincidenza con la vittoria di un premio. Succede dopo, a volte molto dopo. A un certo punto ci si accorge che un libro è dappertutto: nelle vetrine, nelle conversazioni online, nei consigli informali, nelle letture condivise. Non è una novità, non è il best seller del momento: è un titolo che è diventato visibile. È da questa sensazione – più che da un dato di mercato – che prende le mosse un recente articolo del Guardian, dedicato alle cosiddette sleeper hit.

«Sleeper hit» non significa semplicemente «successo tardivo». Indica piuttosto un libro di valore, ben posizionato, magari apprezzato dalla critica, eppure mai veramente al centro dell’attenzione dal momento in cui è uscito. Resta in una zona intermedia, silenziosa, dormiente, finché non si attiva diventando immediatamente visibile, quasi sovraesposto.

Nessuna sleeper hit nasce da un singolo evento, ma da una stratificazione di condizioni. Una nuova edizione o una traduzione che rende il testo più accessibile; una copertina che lo rende riconoscibile sugli scaffali e nelle immagini; una buona circolazione sui social, magari legata a sfere coese e diffuse di micro-influenza; il ruolo delle librerie e dei bookclub nel consigliarlo e nel promuoverlo. Presi singolarmente, questi elementi contano poco. È la loro somma, nel tempo, a creare le condizioni affinché il libro, a un tratto, ci sembri ovunque.

I casi citati dal Guardian fanno riferimento al mercato britannico, ma il meccanismo è tutt’altro che estraneo al contesto italiano. Anche qui si vedono libri che restano a lungo in una zona laterale e poi, a un certo punto, entrano nella conversazione. Io che non ho mai conosciuto gli uomini di Jacqueline Harpman, pubblicato in Italia da Blackie Edizioni, è un esempio emblematico. Romanzo degli anni Novanta, è rimasto per anni un titolo conosciuto da una cerchia ristretta. La sua riattivazione passa da una rilettura come distopia radicale, capace di parlare al presente: isolamento, controllo dei corpi, assenza di futuro. È l’incontro tra un testo già disponibile e una sensibilità che nel frattempo è cambiata, una rilettura che si inserisce in un interesse più ampio per le distopie come strumenti d’interpretazione del presente, soprattutto tra i lettori e le lettrici più giovani.

In questo processo, i social non sono necessariamente la causa del fenomeno, ma uno dei luoghi in cui diventa visibile. Se di titoli che da BookTok raggiungono la vetta delle classifiche di vendita abbiamo parlato piuttosto frequentemente negli ultimi anni, va anche considerata la capacità delle piattaforme di favorire una circolazione lunga dei contenuti, non legata al calendario editoriale. I libri possono tornare più volte nella conversazione, senza essere consumati dalla logica della novità, e i social non sono necessariamente una macchina dell’hype, possono essere anche uno spazio di durata.

Alcuni libri si prestano più di altri a questo tipo di circolazione perché offrono un immaginario immediatamente riconoscibile. Finché il caffè è caldo – primo di una serie di romanzi di Toshikazu Kawaguchi che potremmo definire di cosiness giapponese, pubblicati in Italia da Garzanti – rientra in questa categoria. Il caffè, il tempo sospeso, la ripetizione dei gesti costruiscono un mondo che può essere evocato facilmente e rimesso in circolo. Non è un caso isolato, ma parte di una più ampia fortuna della narrativa giapponese contemporanea, che negli ultimi anni ha trovato nuovo pubblico internazionale proprio grazie a una scrittura che lavora per atmosfera più che per svolta narrativa.

Tra le sleeper hit citate dal Guardian c’è poi Le perfezioni di Vincenzo Latronico (Bompiani), in dozzina allo Strega nel 2023 e finalista al Book Prize quest’anno. Qui il fattore decisivo del «risveglio», peraltro internazionale, è la traduzione: quella di Sophie Hughes per Fitzcarraldo Editions. È attraverso la traduzione in inglese che il romanzo viene letto come rappresentazione generazionale in un occidente europeo che condivide aspirazioni, paure, pose e nevrosi: la descrizione di una vita mobile, precaria, standardizzata, che molti lettori riconoscono come propria. La traduzione non funziona solo come passaggio di mercato, ma come strumento che rende leggibile quell’esperienza in un altrove geografico ma non culturale, inserendo il libro in una conversazione più ampia.

L’articolo del Guardian insiste però su un altro elemento fondamentale, forse il più concreto: nessun successo tardivo è possibile se il libro non resta disponibile nei circuiti di produzione e vendita. Un titolo può dormire in attesa del risveglio solo se rimane in catalogo, se continua a essere stampato, distribuito, ordinato. Il tempo lungo non è una metafora: è una condizione materiale che riguarda l’intera filiera. Case editrici, distributori e librerie partecipano tutte alla possibilità che un libro resti disponibile abbastanza a lungo da incontrare il suo momento. In questo senso, il fenomeno delle sleeper hits si colloca in qualche modo in continuità con quello dei cosiddetti romanzi ritrovati, per cui la riscoperta non è un gesto nostalgico, ma un atto di lettura nel presente.

Quella del successo tardivo è una formula di marketing, addirittura replicabile? No. Mostra piuttosto un cambiamento nel modo in cui funziona il tempo editoriale. Alcuni libri non esplodono subito perché abitano una zona di attesa. Restano lì, vivi ma laterali, finché una serie di condizioni non si addensano, tramutandosi in un fascio di luce. Quando questo accade, il libro diventa visibile all’improvviso. Ma era sempre stato lì.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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