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Persone

Se il libro italiano è un brand

di Alessandra Rotondo notizia del 11 ottobre 2020

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Questo articolo, aggiornato al 3 settembre, è stato scritto per il numero di ottobre 2020 del Giornale della libreria, dove è uscito in lingua inglese.

Il tema dell’internazionalizzazione è sempre più sentito. Sia da un punto di vista economico, poiché è fonte di ossigeno per quelle editorie – come la nostra – il cui bacino d’utenza coincide con il perimetro linguistico-geografico della nazione di riferimento; sia da un punto di vista culturale, nella misura in cui avvicinarsi alla produzione editoriale di altri Paesi è un atto conoscitivo impagabile. Una centralità che – dall’editoria – investe tutto il sistema Paese, impegnando prima di tutto l’apparato istituzionale.

Se negli ultimi anni un crescente interesse internazionale è stato riservato alle autrici e agli autori italiani è senza dubbio per la qualità e la consistenza delle loro narrazioni (e per lo scouting sempre più accurato portato avanti delle case editrici). Ma anche grazie a un impianto centralizzato di misure, azioni, strumenti indirizzati all’obiettivo dell’internazionalizzazione. Un impianto che nel nostro Paese – pur non essendo paragonabile a quello sul quale possono fare affidamento le editorie europee maggiori con cui sistematicamente ci confrontiamo – via via acquisisce definizione e prospettiva.

La lunga strada dell’internazionalizzazione è tra le chiare priorità dell’Associazione Italiana Editori. Dalle missioni esplorative rivolte a mercati e Paesi nuovi alla crescita dell’impegno e della presenza nelle maggiori fiere internazionali del libro. Dall’istituzione di un vero e proprio Rights Centre a Più libri più liberi al consolidamento (e all’espansione) delle relazioni tra i nostri editori e il contesto globale.

D’altro canto, come di fatto avviene, è una priorità che può essere perseguita soltanto in solido con gli altri soggetti protagonisti del processo: da un lato, il tessuto imprenditoriale e creativo alla base della nostra editoria. Dall’altro, le nostre istituzioni pubbliche e politiche.

«Ogni anno il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale acquista libri per le biblioteche degli Istituti e delle scuole italiane all’estero ed eroga premi e contributi alla traduzione di libri italiani in tutto il mondo» racconta il Ministro plenipotenziario Roberto Vellano, Vicedirettore generale della Direzione generale per la promozione del sistema Paese e Direttore centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana. «A titolo d’esempio, circa 100 titoli italiani sono stati pubblicati lo scorso anno in lingue straniere grazie a questi contributi».

«Quest’anno, a fronte dell’emergenza sanitaria e delle sue gravi conseguenze per la nostra economia, sono stati fatti stanziamenti straordinari per ulteriori acquisti di libri e per l’attivazione di un dispositivo speciale, valido per l’anno in corso, a sostegno della vendita di diritti di libri italiani, grazie al quale potranno essere erogati, attraverso la rete delle Rappresentanze all’estero (ambasciate e consolati) e degli Istituti di Cultura, contributi a case editrici straniere che potranno dimostrare di avere acquisito diritti alla traduzione di opere italiane».

La previsione di questi contributi straordinari – offerti alle case editrici straniere che, nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 25 settembre 2020, abbiano stipulato con case editrici aventi sede legale in Italia un contratto di acquisto diritti o un’opzione di acquisto diritti di traduzione di un'opera di autore italiano già pubblicata in lingua italiana in formato cartaceo – suggerisce un ruolo e una posizione centrali dell’industria editoriale anche nella ripresa del nostro Paese dai mesi più duri della pandemia.

Ed è in connessione con un’altra iniziativa istituzionale recentemente rivolta all’internazionalizzazione: l’apertura della piattaforma newitalianbooks.  Promossa da Treccani con il sostegno del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e del Centro per il libro e la lettura, in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori, il progetto si propone di valorizzare «tutte le possibili sinergie tra le molteplici componenti di settore e le opportunità offerte dalle istituzioni italiane all’estero» racconta Paolo Grossi, Dirigente dell’area promozione culturale alla Direzione generale per la promozione del sistema Paese e curatore della piattaforma.

«Grande vetrina del libro italiano, newitalianbooks si rivolge in primo luogo agli editori e agli agenti stranieri cui offre informazioni complete e aggiornate sulle più recenti novità editoriali italiane attraverso una serie di schede di lettura fornite direttamente dagli editori in due lingue» continua Grossi. «Ogni scheda è corredata da un testo campione, in originale e in traduzione, da un profilo biografico dell’autore e dai dati di contatto con i responsabili dei diritti».

Piattaforma di scambio e di confronto fra professionisti del settore, finalizzata a promuovere la vendita di diritti di opere italiane nel mondo, newitalianbooks ambisce anche, per la ricchezza del corredo informativo (banche dati su editori e traduttori, su fiere e festival, su programmi, italiani ed europei, a sostegno della traduzione), a diventare un «punto di riferimento per tutti coloro che, a vario titolo, operano nella filiera del libro, in Italia e all’estero (librai, bibliotecari, traduttori, docenti di italianistica e via dicendo)». Sottolineando implicitamente quanto fare un libro sia un lavoro a più mani e a più menti, frutto dell’impegno condiviso e congiunto di più professionalità e mestieri.

D’altronde, nella visione del Ministro Vellano «i traduttori sono i più importanti mediatori culturali in ambito editoriale: sono loro, nella maggior parte dei casi, a suggerire agli editori dei rispettivi Paesi quali libri tradurre. Sono perciò delle figure chiave, il cui ruolo spesso non è però adeguatamente valorizzato, neanche dagli stessi editori. Si può fare molto di più per riconoscerne la funzione determinante di passeurs tra culture».

«Si potrebbe prendere esempio dalla Francia– continua Vellano – che ospita ogni anno traduttori verso il francese provenienti dai più diversi Paesi del mondo. In Italia, un primo passo è stato fatto dal Cepell insieme alla Casa delle Traduzioni di Roma e con la collaborazione di alcuni Istituti di Cultura. Stiamo valutando come contribuire anche noi, come Ministero degli esteri, a questa iniziativa, le cui ricadute sulle vendite di diritti di libri italiani possono essere certamente di grande rilievo».

In un momento in cui le fiere del libro di gran parte del mondo hanno dovuto cancellare, riprogrammare o ripensare i propri appuntamenti a causa della pandemia globale e molte manifestazioni hanno provato a trasporre in digitale gli spazi deputati alla compravendita dei diritti, il lancio di newitalianbooks diventa poi quanto mai significativo. E l’accoglienza che editori grandi e piccoli hanno riservato all’iniziativa sembra confermarlo: Grossi racconta che nelle settimane che hanno preceduto l’apertura, in giugno, oltre ottocento schede di novità librarie sono state presentate dagli editori. «E il flusso è continuato impetuoso anche nei giorni che hanno seguito il debutto del portale. Certo, in ciò siamo stati paradossalmente favoriti dalla situazione di emergenza sanitaria. Ma credo che questa risposta vada soprattutto interpretata come un’esigenza fortemente sentita da tutti gli editori di visibilità sui mercati internazionali: insomma, un segnale di vitalità e di slancio verso più ampi orizzonti».

Del resto, ricorda Vellano, due importanti traguardi attendono la nostra editoria nel vicino futuro: «Due grandi eventi fieristici in ambito editoriale di cui il nostro Paese sarà ospite d’onore, il Salon du Livre di Parigi, nel 2022, e la Buchmesse di Francoforte, nel 2024. In previsione di questi due appuntamenti, ci stiamo impegnando, insieme al Ministero per i beni e le attività culturali, affinché il portale newitalianbooks possa avere due nuove versioni, in francese e tedesco, così da potenziare il suo impatto internazionale».

Un altro momento importante di promozione all’estero del nostro «patrimonio narrativo» è rappresentato poi dalla Settimana della lingua italiana nel mondo. Quest’anno la XX edizione, in programma dal 19 al 25 ottobre sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, avrà come tema L’italiano dalla parola all’immagine: graffiti illustrazione fumetti e dedicherà quindi particolare attenzione a generi (il libro illustrato per l’infanzia, il fumetto e il graphic novel) in cui la nostra editoria si distingue per la forte proiezione internazionale. «Compatibilmente con le attuali restrizioni alla mobilità internazionale – commenta Vellano – la Settimana della lingua italiana sarà un’occasione importante per tutta la nostra rete all’estero per veicolare un’immagine quanto più ricca e articolata di un settore in cui, anche grazie a grandi eventi fieristici internazionali come la Children’s Book Fair di Bologna e Lucca Comics and Games, siamo riconosciuti come protagonisti in tutto il mondo».

Per quanto riguarda, infine, le rotte dell’internazionalizzazione della nostra editoria, il Ministro Vellano sottolinea come il processo che guida le scelte istituzionali cerchi di rispondere «alle richieste e alle aspettative che provengono sia dal mondo delle imprese sia dalla nostra rete di uffici all’estero. È chiaro che i Paesi più grandi, dove si svolgono le principali fiere internazionali e in cui si parlano le lingue più diffuse sono quelli dove si concentra il maggiore numero delle nostre iniziative ma cechiamo di dedicare una quota significativa di attenzione anche alle realtà più piccole e periferiche, dove comunque il nostro Paese svolge spesso un ruolo significativo, sia sul piano economico sia su quello della visibilità culturale».

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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