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Persone

Olivero: «Più della metà dei professionisti ha piratato. Così si distruggono risorse e si frena lo sviluppo del Paese»

di Alessandra Rotondo notizia del 29 marzo 2022

Attenzione, controllare i dati.

«Come fotografato dalla rilevazione Ipsos commissionata da AIE e presentata oggi a Roma, il fenomeno della pirateria reca un danno rilevante anche agli editori che offrono prodotti e servizi a professionisti e imprese» spiega Carlo Olivero, vicepresidente del Gruppo accademico professionale di AIE. «Da tempo, infatti, gli editori segnalano questa criticità e chiedono interventi di contrasto al fenomeno pirateria».
 
La distribuzione di contenuti in modo illegale, continua Olivero, colpisce in modo pesante gli editori del settore professionale, in quanto le aziende investono risorse per realizzare nuovi prodotti (libri, riviste, servizi online, software) e per far evolvere costantemente servizi e piattaforme digitali. «Si tratta prodotti a pagamento o in abbonamento: questo perché i contenuti pubblicati sono elaborati da persone pagate per realizzarli in modo appropriato (autori, giornalisti, redattori, informatici, ecc.). Diffondere copie illegali danneggia il lavoro di tutti noi, di tanti colleghi e tante colleghe che ogni giorno operano per offrire informazione qualificata, prodotti utili e servizi aggiornati a professionisti e imprese».
 
Lo smart working ha avuto un impatto sul panorama delle risorse editoriali per i professionisti, che aveva già ampiamente conosciuto la rivoluzione digitale?
L’editoria professionale contribuisce attivamente all’evoluzione digitale del Paese, proprio perché professionisti, manager e imprese da molti anni utilizzano prevalentemente strumenti digitali: ad esempio, libri e riviste digitali, quotidiani online, software gestionali. Con la crisi determinata dal Covid-19 e l’avvento dello smart working all’interno degli studi professionali e delle imprese abbiamo visto crescere notevolmente la richiesta di nuovi servizi online: servizi cloud che garantiscano efficaci sistemi di protezione dei dati dei clienti; informazione online qualificata; formazione a distanza, tanto che parliamo ormai di digital learning, non più soltanto di formazione.  
 
Il 56% dei professionisti ha compiuto un atto di pirateria nell’ultimo anno: pensa che gli ordini professionali dovrebbero intervenire – e in che modo – su questo fenomeno?
Considerare l’intervento di una parte (in questo caso, gli ordini professionali, ma potrebbe valere allo stesso modo per le università) rischia di fornire una prospettiva limitata del contrasto alla pirateria. Invece, occorre un salto di qualità per affrontare un fenomeno – quello della pirateria, fisica e digitale – che reca un grave danno non soltanto all’editoria, ma anche allo Stato italiano e a tutto il tessuto economico del «sistema Italia».
Per questo motivo l’iniziativa di AIE presentata oggi è un momento importante per rappresentare una realtà – quella della pirateria – difficile da affrontare e che va adeguatamente contrastata. Ad esempio, puntando a costruire insieme – Governo, istituzioni, imprese, ordini, università – un’alleanza per comunicare ai cittadini, a studenti e docenti, a professionisti e a chi lavora nelle aziende, messaggi chiari e vitali per il «sistema Italia».
È essenziale, infatti, raccontare che il lavoro di un professionista deve essere pagato (e che non si può pretendere che questi presti la sua opera gratis); che è illegale produrre e mettere in commercio riproduzioni di prodotti protetti (come tanti prodotti del made in Italy); che è un reato compiere un atto di pirateria, scaricando o condividendo contenuti a pagamento senza pagarli; che più pirateria significa meno risorse economiche.
E soprattutto sottolineare che tutti questi comportamenti distruggono risorse e posti di lavoro e limitano l’innovazione e lo sviluppo del nostro Paese.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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