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Editori

Un terzo delle vendite e 5.400 posti di lavoro persi dalla filiera del libro a causa della pirateria. Levi: «Servono comunicazione e sanzioni»

di Redazione notizia del 29 marzo 2022

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«Ogni anno un terzo degli introiti delle vendite di libri, e-book e audiolibri scompare nel nulla a causa della pirateria: copie fotocopiate illegalmente, file digitali scambiati senza averne il diritto, scambio di password per accedere ad abbonamenti che dovrebbero essere personali sottraggono a migliaia di giovani la possibilità di vivere dell’opera del loro ingegno e all’editoria». È così che il presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi ha descritto il fenomeno indagato dalla ricerca Ipsos presentata oggi a Roma.

Dopo la prima edizione del 2019, la nuova rilevazione, presentata durante un incontro organizzato da Gli Editori – l'accordo di consultazione tra AIE e la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) – ha raffinato il sistema di calcolo del giro d’affari sottratto al mercato legale: la pirateria priva il mondo del libro di 771 milioni di euro di fatturato, pari al 31% del valore complessivo del mercato al netto di editoria scolastica ed export.


 

I dati mostrano che durante la pandemia è cresciuto in Italia il fenomeno della pirateria di libri a stampa, e-book e audiolibri: nel 2021 si sono compiuti infatti 322 mila atti di pirateria al giorno, in crescita del 5% rispetto al 2019. Nel 2021 ha compiuto almeno un atto di pirateria riguardante il libro di varia (romanzi e saggi) il 35% della popolazione sopra i 15 anni (era il 36% due anni fa), l’81% degli studenti universitari (era l’80% due anni fa), il 56% dei professionisti (era il 61%).

Le vendite perse nel settore della varia sono pari a 36 milioni di copie l’anno, per un mancato fatturato di 423 milioni di euro. Le copie (libri a stampa e digitali) perse nel settore universitario sono 6 milioni, pari a un fatturato di 230 milioni di euro; quelle nel settore professionale – libri, e-book e banche dati – sono pari a 2,8 milioni di copie, con una perdita a valore di 118 milioni di euro.

Se si guarda al mancato fatturato per canale di vendita, le librerie fisiche perdono in un anno 243 milioni di euro. Gli store online hanno un mancato fatturato (libri a stampa e digitali) di 455 milioni e ci sono 73 milioni di mancati ricavi per abbonamenti a servizi di audiolibri o e-book.

Per il sistema Paese, conteggiando quindi anche le attività collegate – a partire dalla logistica, i servizi e altro ancora – questo si traduce in una perdita di 1,88 miliardi di fatturato e un mancato gettito fiscale di 322 milioni di euro. La filiera del libro perde 5.400 posti di lavoro, che diventano 13.100 con l’indotto.
«È necessario un enorme sforzo di responsabilizzazione nei confronti di tutti i cittadini attraverso campagne di comunicazione e sensibilizzazione che sono essenziali» continua il presidente. «Dobbiamo cominciare dalla scuola a spiegare cosa vuol dire e quali rischi comporta lo scaricare libri illegalmente e fotocopiarli contro le regole. Dobbiamo proseguire a incentivare la domanda legale di cultura, con strumenti come la 18app e campagne come #ioleggoperché sapendo che ogni giovane portato dentro il circuito legale è un lettore sottratto alla pirateria».

Il fenomeno della pirateria coinvolge più di un italiano su tre sopra i 15 anni (il 35%). Nello specifico, il 23% ha scaricato gratuitamente almeno una volta un e-book o audiolibro da siti o fonti illegali su Internet, il 17% ha ricevuto da amici/familiari almeno un e-book, il 7% ha ricevuto da amici/conoscenti almeno un libro fotocopiato, il 6% ha ricevuto da amici un abbonamento o codici di accesso per usufruire di e-book e audiolibri, il 5% ha acquistato almeno un libro fotocopiato.

Se guardiamo ai settori specifici dell’editoria universitaria e degli utenti dell’editoria professionale, la situazione è più allarmante. Ha compiuto nell’anno almeno un atto di pirateria l’81% degli studenti universitari. Mediamente, ognuno di questi utenti ha piratato oltre 10 testi (10,6). Se prendiamo invece in considerazione l’universo dei liberi professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri), il 56% di costoro ha compiuto almeno un atto di pirateria nell’ultimo anno, con una media di 9,3 atti ciascuno.

«Benché la stragrande maggioranza delle persone, ovvero l’82%, sia consapevole dell’illiceità della pirateria, un numero sempre più alto di persone, il 68%, è convinto che sia altamente improbabile essere sanzionati» osserva Levi. «Questo non è accettabile e non è accettabile che la pirateria sia così largamente diffusa anche tra i professionisti che non possono accampare alibi economici o negare di conoscere le conseguenze del loro comportamento. Teniamo sempre conto che a monte di chi consuma contenuti piratati è in atto un’industrializzazione del fenomeno, talvolta legato alle organizzazioni criminali».

Come procedere, quindi? Il presidente dell’Associazione Italiana Editori fa appello al Parlamento, alle Istituzioni di governo e amministrative, all’Autorità giudiziaria e alle Forze dell’ordine affinché la risposta sia comune e coordinata. «Dobbiamo trovare il modo diinformare tempestivamente chi scarica illegalmente contenuti culturali, nel momento in cui avviene l’atto, che tale condotta è perseguibile e sanzionabile. Non è accettabile che dopo faticose indagini e inchieste, dopo lunghi processi, una copisteria che opera illegalmente se la cavi con un buffetto e riapra i battenti dopo poco tempo. Non è ammissibile che un sito bloccato dopo uno scrupoloso procedimento da parte di AGCOM rispunti fuori dopo pochi minuti, magari con lo stesso indirizzo IP ma nome diverso. Non è ammissibile che chi si arricchisce con la pirateria possa nascondersi dietro l’anonimato della Rete e che, anche se scovato e punito, benefici di pene attenuate. Non si dovrebbero tollerare zone franche come talvolta sono alcuni servizi di messaggistica: se ci sono canali attraverso cui avvengono transazioni illecite, questi devono essere chiusi senza che sia permesso loro riaprire il giorno dopo».

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