In Italia come all’estero,
la poesia non ha un mercato molto ampio. Che si occupi di contemporanei o di autori appartenenti a epoche passate, l’editoria di settore incontra in genere l’interesse di una nicchia piuttosto circoscritta e colta di lettori.
Eppure ci sono delle eccezioni. Dei fenomeni capaci di «popolarizzare» il linguaggio poetico e di renderlo accessibile a
un pubblico più ampio e magari insperato. Anche grazie al traino e alla visibilità offerta dalla democratica e orizzontale comunicazione sui social media.
Nel 2015
il «New York Times» raccontava dell’«
Instapoet» Tyler Knott Gregson, «un biondo e tatuato poeta del Montana» con centinaia di migliaia di
follower su
Instagram e
Tumblr, definito dal quotidiano statunitense come «
l’equivalente letterario di un unicorno: un poeta da best seller». Il suo primo libro,
Chasers of the Light (Perigee Books - Penguin Random House, 2014) ha venduto più di
120 mila copie cartacee.
Un percorso simile è quello di
Rupi Kaur, 25 anni, canadese originaria del Punjab che su Instagram si è guadagnata la notorietà grazie ai suoi componimenti incisivi e schietti sulla femminilità . Poi pubblicati da Andrews McMeel Publishing nella raccolta
Milk & Honey (proposta in Italia da Tre60, il marchio editoriale di TEA):
più di 500 mila copie in due anni.
In Italia – pur viaggiando su cifre diverse: sul
suo sito si legge «Le raccolte
Ti Amo Ma Posso Spiegarti e
Piuttosto Che Morire M’Ammazzo, edite da Miraggi Edizioni, vendono
oltre 30 mila copie» – l’«unicorno» è
Guido Catalano. Torinese, classe 1971, della poesia ha fatto il suo mestiere grazie a un mix di presenze social e manifestazioni
live che gli consente quotidianamente di suscitare e alimentare l’interesse di un pubblico ampio, variegato e tendenzialmente giovane. Un pubblico disposto
tanto a seguirlo dal vivo – nelle capillari tappe di quei tour che il suo rotacismo e il modo di abitare il palco rendono memorabili –
quanto a comprarne i libri. La sua è una poesia in versi liberi, ironica e diretta, che parla quasi sempre d’amore.
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L’ho «conosciuta» nell’ottobre del 2008 leggendo questa sua poesia, grazie a un social network che non esiste più. Erano anni pieni di entusiasmi digitali: c’erano i blog, che stavano per morire ma non lo sapevano; e timidamente spuntavano i social. Lei sulla rete ha un grande seguito e anche un buon numero di fan della prima ora: quand’è arrivata e come la consapevolezza che quello potesse essere il suo pubblico?
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Internet in generale è stato fondamentale per la mia carriera e lo è tutt'ora. Nel 2005 ho aperto il mio blog, che esiste ancora, e poi sono arrivati i social. Una cosa fondamentale per me è usarli divertendomi. Mi diverto molto a usare i social e questo, credo, sia fondamentale per farne un buon uso.
Da subito, nel blog, ho messo praticamente tutto quello che scrivevo e così poi su Facebook. Penso che il pubblico sia riconoscente a coloro che condividono in maniera libera le proprie cose. E la buona notizia è che poi comprano i libri anche quando escono di carta.
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Un pubblico con il quale coltiva un dialogo intenso, sia attraverso i social network che gli spettacoli live. Tantissimi, capaci di attirare molti giovani: non tra i maggiori fruitori di poesia. E infatti qualcuno maligna, accusandola addirittura della «deriva della poesia italiana contemporanea». Cosa ne pensa? Cos’è poesia e cosa non lo è?
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Ho diversi «odiatori» e qualche critico, ed è un'ottima notizia: piacere a tutti significa essere conosciuto solo nella cerchia di amici, parenti e fidanzate. Nel momento in cui esci in mare aperto, capita di trovare persone che non sono d'accordo con quello che fai. Nel mio caso, non viene sempre apprezzata la vena ironica e comica.
Ci sono persone, soprattutto tra gli addetti ai lavori, che considerano sacrilego far ridere in versi. A questo aggiungiamo che riempio club e teatri di pubblico e vendo bene: adoro esibirmi dal vivo, non potrei farne a meno, ho bisogno del rapporto diretto con il pubblico da sempre, da almeno 18 anni. Credo che questo sia una sorta di «errore di sistema», dove il sistema è quello che ci dice che la gente non compra e non legge e non si interessa alla poesia.
Su cosa sia poesia e cosa non lo sia non ho ancora una risposta degna. Quando penso alle mie poesie, le immagino come canzoni con il ritmo e la musica incorporata.
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Parliamo della sua vicenda editoriale. Comincia con SEEd e prosegue con Miraggi. Poi l’arrivo in Rizzoli, con D'amore si muore ma io no e Ogni volta che mi baci muore un nazista. Si considera spesso come i medi e piccoli editori facciano dell’ottimo scouting editoriale, ma poi vengano «abbandonati» dagli autori quando questi raggiungono la notorietà . Lei cosa ne pensa?
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Mantengo ancora ottimi rapporti con Miraggi e posso assicurare che una piccola casa editrice, quando un suo autore passa alle grandi, può goderne appieno. I libri editi con Miraggi, anche ora che pubblico con Rizzoli, sono vivi e vegeti e vendono bene. Anzi sono distribuiti anche meglio grazie al «traino» della grande casa editrice. Io ho impiegato molto prima di passare a una «major», ho fatto insomma parecchia gavetta e di questo sono felice.
Per quanto riguarda il mio futuro, continuerò a lavorare con Rizzoli. La prossima uscita sarà di nuovo un romanzo e poi, probabilmente, un libro di poesie.
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Due anni fa ha partecipato alla serata conclusiva, trasmessa da Rai3, della prima edizione di #IoLeggoPerché, iniziativa di promozione della lettura di Aie. Lei è un personaggio popolare, il poeta pop per eccellenza: l’anello di congiunzione perfetto tra il non lettore e il libro. Ha mai convinto qualcuno a leggerne uno?
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Una delle cose più belle che mi vengono dette e scritte, è che dopo avermi conosciuto e avermi letto o ascoltato, alcune persone, spesso molto giovani, si sono avvicinate alla poesia, e non intendo solo la mia, ma anche quella di altri. Credo che questo sia un complimento molto bello e anche una buona notizia.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
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