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Mercato

Nel primo semestre del 2021 l’editoria tedesca non è ancora tornata ai valori del 2019

di Bruno Giancarli notizia del 20 luglio 2021

Attenzione, controllare i dati.

«C’è ancora molto da recuperare». È questo il commento dell’Associazione degli editori e librai tedeschi (Börsenverein des Deutschen Buchhandels) sull’andamento dell’editoria tedesca nel primo semestre del 2021. Il +4,9% a valore rispetto al 2020 (+0,4% a copie), in effetti, porta con sé più di una criticità. In primo luogo, non si è ancora tornati ai valori pre-pandemia: il confronto con il 2019 recita -3,7% a valore e addirittura -9,3% a copie. L’allargamento della forbice tra copie e valore, nella fattispecie, si spiega con il proseguo dell’aumento dei prezzi medi: nel 2020 rispetto al 2019 i libri erano più cari del 3,2%, nei primi sei mesi del 2021 il rincaro è stato del 4,6%.

Il secondo e più grave elemento di preoccupazione è costituito dal perdurare delle difficoltà per le librerie, le quali registrano un -10,5% a valore e -15,6% a copie: come mostra il grafico che segue, ogni mese sono cresciute meno (o hanno perso di più) rispetto all’andamento generale dell’editoria trade.




Il saliscendi dei primi quattro mesi riflette le differenze nei due anni tra aperture e chiusure: le librerie a gennaio e febbraio erano aperte nel 2020 e chiuse nel 2021, il contrario per marzo e aprile, anche se va tenuto presente che le tempistiche in alcuni Land sono state differenti. È questa la ragione principale per cui nel secondo trimestre sono state in parte recuperate le perdite registrate nel primo: dopo tre mesi le librerie segnavano infatti un -20% a valore. Anche in questo caso, però, il confronto più istruttivo è quello con il periodo prepandemico: rispetto ai primi sei mesi del 2019 le librerie segnano un -22,9% a valore, -29,3% a copie. Detto altrimenti, se nel 2019 un libraio vendeva 10 libri adesso ne vende 7 (che però «valgono» per 8).

Uno sguardo ai dati definitivi del 2020 può aiutare a guardare questi valori da un altro punto di vista. Durante la pandemia il 25% dei tedeschi ha dichiarato di leggere più frequentemente, mentre solo per il 7% è vero il contrario. Va inoltre considerato che i dati mensili non monitorano i consumi digitali: sempre nello scorso anno la Germania ha visto crescere a valore il download di e-book del 16,2%, degli audiolibri del 24,5%, gli abbonamenti digitali del 28,4%. È difficile credere che nel corso del primo semestre del 2021 queste traiettorie abbiano conosciuto una brusca inversione di tendenza: con ogni probabilità, i tedeschi non hanno acquistato meno perché hanno letto meno, ma perché lo hanno fatto in modalità diverse.

Venendo ai generi, è di buon auspicio la crescita della fiction, trattandosi del più importante nell’editoria tedesca; continua la crisi delle guide e dei libri di viaggio, anche se c’è la speranza che l’estate porti con la rinnovata volontà di viaggiare anche un recupero per questo settore; sale complessivamente la non fiction. Nessun aumento, però, è stato tale da consentire un recupero dei valori del 2019.


Se si pensa ai numeri dell’editoria italiana nel primo semestre, colpisce la discrepanza tra i due Paesi: vero è che la Germania ha conosciuto un numero maggiore di mesi di chiusura, con tutte le difficoltà annesse che ciò ha inevitabilmente comportato, ma la ragione non può evidentemente risiedere solo in questo aspetto. Una possibile chiave di lettura può perciò essere cercata nel sostegno pubblico. Il piano per il rilancio dell’industria culturale in Germania, Neustart Kultur, per l’editoria ha comportato tra le altre cose uno stanziamento di 10 milioni agli editori per finanziare la produzione, 10 milioni alle librerie per sviluppare e-commerce e social network, 5 milioni per supportare gli eventi letterari, 5 milioni per il supporto alle traduzioni, ma soprattutto 100 milioni alle scuole per potenziare la didattica a distanza. La bontà delle misure è fuori discussione: a essere interessante, però, è la differenza negli approcci tentati nei due Paesi. Semplificando, la Germania ha puntato sul sostegno all’offerta di libri, l’Italia alla domanda (18app, incentivi alle biblioteche per acquistare nelle librerie di quartiere ecc). Col senno di poi, e ferma restando la necessità di entrambi i momenti, la strada vincente nel breve periodo è risultata la seconda. Un motivo in più per accogliere con favore la volontà espressa da Franceschini di rendere strutturali le misure adottate in Italia nel quadro di una più ampia legge di sistema.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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