Seggi aperti oggi nel Regno Unito per il referendum sulla Brexit. Se gli ultimi sondaggi generali danno un testa a testa tra favorevoli e contrari all’uscita dall’Unione Europea – guidati rispettivamente dall’ex sindaco di Londra Boris Johnson e dal premier David Cameron, entrambi del partito conservatore – il mondo editoriale sembra sempre più schierato verso il «No» alla Brexit. Come abbiamo sottolineato di recente,  già a febbraio il 70,6% dei professionisti del settore si era dichiarato contrario. Nell’ultimo sondaggio realizzato da «The Bookseller» tra il 10 e il 14 giugno su un campione di 239 persone, si è registrato un ulteriore incremento:  ben il 78% ha dichiarato che voterà per il «No» all’uscita dall’UE, mentre solo il 18% è risultato favorevole.

Alla domanda sull’effetto che la Brexit potrebbe avere sulla propria attività lavorativa, il 59% degli intervistati ha sottolineato il suo potenziale effetto negativo (in crescita rispetto al 46% di febbraio), mentre il 12% è arrivato addirittura a ipotizzare conseguenze «catastrofiche» per il settore. Soltanto il 7,6% ha dichiarato che l’uscita dall’UE potrebbe essere potenzialmente positiva. 
Le aziende inglesi stanno comunque iniziando a pensare a eventuali provvedimenti da adottare in caso di vittoria del «Sì»: il 16% degli intervistati ha infatti confermato che le proprie attività stanno valutando la realizzazione di piani di emergenza, che possono andare dalla riorganizzazione dei piani editoriali, fino a ipotesi più drastiche, come la possibilità  di spostarsi verso altri Paesi, come la Germania, la Francia o la Scandinavia.



Se da una parte i contrari alla Brexit ricordano gli effetti negativi che potrebbero derivare dall’isolamento del Regno Unito, sia in termini economici che culturali, tra i favorevoli c’è chi  «vorrebbe un Paese libero dalle leggi di Bruxelles» e chi pensa che «l’Unione Europea stia portando il Paese al disastro».

Interessante infine è la composizione eterogenea del campione che ha risposto all’indagine: il 36% è occupato in una piccola casa editrice, il 24% in una casa editrice di grandi dimensioni, il 25,6% è costituito da autori, illustratori e creativi, il 7,6% è occupato in una libreria indipendente, il 4,5% in una libreria di catena e un altro 4,5% è costituito da agenti letterari. Si ha poi il 2,7% costituito da occupati in aziende operanti nel marketing e nelle vendite, il 2,3% da giornalisti, l’1,4% da personale di aziende di servizi al settore editoriale e lo 0,9% da occupati in store on line.

I seggi saranno aperti fino alle 22 (ora inglese) e non saranno resi noti exit poll. Nelle prime ore della notte saranno fornite le prime indicazioni sull’orientamento dei votanti, mentre i risultati definitivi saranno disponibili probabilmente a partire dalle 8 di domattina. A quel punto sapremo se il Regno Unito continuerà a far parte dell’UE o se ha deciso di intraprendere una propria strada.

L'autore: Antonio Lolli

Redattore scientifico iscritto all'ordine degli ingegneri della provincia di Modena. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’Università di Bologna, ho frequentato il master in editoria dell'Università Cattolica di Milano e ho lavorato diversi anni alla redazione del Giornale della libreria. Seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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