Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina
Librerie

Quanto pesano le recensioni user generated?

di G. Pepi notizia del 5 ottobre 2013

Si è parlato molto, negli ultimi tempi, di alcune false recensioni che avrebbero interessato alcuni libri in vendita su store on line. Profili fake, libri mai acquistati e giudizi che andavano dall’«eccellente» in caso di amicizia (chiamiamola così) con l’autore, a «il peggior libro della mia vita» nel caso, chiaramente, opposto.
Goodreads, il social network dedicato ai libri che oramai sta prendendo sempre più piede anche in Europa, scalzando Anobii nelle prefernze dei lettori, ha recentemente scatenato un putiferio con l’annuncio che avrebbe iniziato a controllare, moderare e in alcuni casi eliminare le recensioni e i commenti degli utenti. Lo scopo? Mantenere la discussione incentrata sui libri e non dare adito a bagarre tra autori. Di fatto anche la recente condanna di 19 compagnie specializzate nel confezionamento e nella vendita di recensioni nello stato di New York ci manda un messaggio chiaro e forte: le recensioni user generated posso essere commissionate, pagate e quindi manipolate per qualsiasi fine, anche poco onesto.
In realtà non si tratta affatto di una novità ed autori come John Locke, il primo self published ad entrare nel Kindle Millions Club, non ha mai fatto mistero di aver acquistato, all’inizio, una certa quantità di recensioni fake (accertandosi però che i recensori acquistassero copia del libro su Amazon per poter godere del Amazon verified purchase e risultare quindi più credibili). Se per gli autori autopubblicati le recensioni degli utenti possono rappresentare un valido strumento di marketing per validare il proprio nome e le proprie capacità letterarie agli occhi degli utenti (per approfondire consigliamo Prospettiva self publishing. Autori, piattaforme e lettori dell’editoria 2.0), un recente articolo dell’«International Business Times» mostra che possono anche comportare qualche problema. Così infatti è successo all’autrice self pub Quin Woodward Pu e alle sue memorie le cui vendite pare siano state seriamente compromesse dalla recensione a una stella lasciata da un offeso ex fidanzato (che per altro, almeno a giudicare dalla ricostruzione del magazine, non sembra aver avuto tutti i torti) poi diventata virale.
Ma, se per un autore sconosciuto le recensioni possono avere un certo peso, forse per gli autori noti non sono poi strumenti così importanti da essere in grado di spostare le vendite: nella Top100 di Amazon, il rating madio si assesta sulle 4.4 stelle, più del 50% delle recensioni ha 4-5 stelle e proprio quelle estremamente positive sembrano per lo più essere state scritte da fan dell’autore. Un caso su tutti può far comprendere questa dinamica. Quando Robert Galbrieth ha pubblicato su Amazon il proprio giallo, il libro è stato praticamente ignorato ma, quando qualche mese fa si è scoperto che dietro allo sconosciuto scrittore altri non c’era che JK Rowling le recensioni sono piovute a centinaia (e la maggior parte di queste era, ça va sans dir, un 5 stelle pieno) ed è difficile non pensare all’effetto fandom.
Non che ovviamente sia solo un problema di Amazon, anche B&N e iTunes forniscono ai lettori uno spazio per postare le proprie opinioni di lettura ma un confronto sullo stesso titolo nei diversi store dimostra che questi sono decisamente meno sfruttati e quindi, per il momento, meno vicini alla logica degli user generated content.

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.