
Cresce l’interesse dei grandi gruppi editoriali nei confronti delle piattaforme social dedicate ai consigli di lettura. Dopo l’
acquisto di Anobii da parte di Mondadori, anche la Penguin Random House UK ha annunciato il proprio ingresso nel settore con
My Independent Bookshop, una piattaforma Web presentata a Londra alla vigilia della London Book Fair.
My Independent Bookshop, al momento in versione beta per un numero chiuso di utenti, consente di
creare un profilo personale che comprende una vetrina, su cui esporre a rotazione dodici libri di cui si intende consigliare la lettura. La vera novità rispetto ad altri social network già esistenti è che i libri che un utente espone nella propria vetrina, e quindi consigliare,
possono essere acquistati on line dagli altri utenti
tramite Hive, la
piattaforma di e-commerce connessa a un circuito di
350 librerie indipendenti sparse sul territorio del Regno Unito. Ogni utente di My Independent Bookshop sceglierà la libreria fisica a cui connettere il proprio profilo on line e questa riceverà una commissione su ogni vendita:
il 5% per i libri, l’8% per gli e-book.
Penguin Random House conferma così la propria attenzione verso i consumatori e i meccanismi di comunicazione 2.0: a febbraio 2013 aveva lanciato, insieme a Simon & Schuster e Hachette, il sito
Bookish, che aiuta a trovare il prossimo libro da leggere, mentre a giugno aveva aperto
Bookmarks, la community per analizzare i consumatori, diffondere sondaggi e raccogliere dati.
Proprio grazie ai feedback forniti dai 3.500 membri di Bookmarks il gruppo editoriale ha potuto appurare che
il principale incentivo all’acquisto di un libro è per un lettore il passaparola, le cosiddette «recommendations», un dato che ha ispirato l’idea di My Independent Bookshop.
Il problema a cui si cerca in ogni modo di dare soluzione è quello della
«discoverability»: consentire al lettore di scoprire il titolo di proprio interesse e di orientarsi in un mercato editoriale sovraffollato, a fronte dell’impossibilità delle librerie fisiche di offrire equa visibilità alla ingente mole delle nuove pubblicazioni. Emergere nel mare magnum dei libri in commercio risulta infatti sempre più difficile e il Web, con i suoi meccanismi social e l’ampio spazio concesso ai contenuti generati dagli utenti, sembra offrire delle risposte.
Il rischio è quello di affacciarsi in ritardo a quella che non è più una nuova frontiera, ma un territorio ben presidiato da competitor già affermati, come il già citato Anobii e come Goodreads,
acquistato un anno fa da Amazon.
La piattaforma progettata da Penguin ha dalla sua il merito di
sostenere le librerie indipendenti, che stanno attraversando un periodo di profonde difficoltà, nella patria di Shakespeare non meno che in quella di Dante. Lo scorso febbraio la Booksellers Association ha infatti annunciato che nel 2013 sono stati 67 i librai britannici che hanno dovuto abbassare definitivamente la saracinesca e, nonostante altri 26 abbiano coraggiosamente aperto, questo non ha evitato che
il numero complessivo delle librerie indipendenti nel Regno Unito scendesse per la prima volta
sotto le mille unità.