Lo scorso 20 dicembre a Napoli è stato inaugurato un nuovo spazio culturale, l'Open House, presso la sede di Guida Editori. Un’iniziativa positiva che chiude un anno difficile, che ha visto chiudere tante storiche librerie napoletane e sgomberare, seppur provvisoriamente, le caratteristiche bancarelle di libri a Port’Alba, a causa di conflitti con il Comune per occupazione di suolo pubblico. Abbiamo intervistato l’editore Diego Guida per capire qual è la situazione del mercato librario e culturale del capoluogo campano.
A Napoli hanno chiuso 27 librerie negli ultimi due anni, coerentemente con la tendenza che si riscontra in tutto il Paese. Qual è secondo lei la causa principale di questa crisi?
La causa principale è la generale contrazione del mercato che ha avuto inizio con la crisi economica del 2009, che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie. Probabilmente i librai costretti a chiudere a Napoli sono un po’ di più che altrove perché qui bisogna far fronte anche alle difficoltà della distribuzione: per ridurre i costi i grandi gruppi e i grandi distributori hanno chiuso i magazzini nel Sud Italia, concentrando le spedizioni dalle sedi centrali, tutte distribuite tra Lombardia e Piemonte. Questo allunga la filiera distributiva, impedisce al libraio napoletano di rivolgersi direttamente all’editore per il rifornimento e ne riduce il margine di guadagno.
I napoletani dimostrano però sensibilità e solidarietà in questo momento difficile: nascono nuove iniziative come la libreria ad azionariato popolare IoCiSto, la Libreria antiquaria Grimaldi che si è stabilita in una chiesa sconsacrata, ristrutturandola. Quando i librai di Port’Alba sono stati multati dal comune per occupazione di suolo pubblico è stata organizzata una catena umana e una raccolta firme. Non sono segnali positivi?
Sono tutte iniziative importanti che non vanno dimenticate, ma non posso essere considerate come risposte risolutive, a fronte della chiusura di realtà che davano lavoro anche a trenta o quaranta persone. È un momento di cambiamenti profondi per il nostro settore e siamo ancora tutti alla ricerca della formula innovativa che risponda in maniera adeguata ai nuovi scenari. Con la nostra Open House cerchiamo di dare un contributo.
All’inaugurazione ha dichiarato che Open House si aprirà anche ai social: che ruolo avranno il Web e le nuove tecnologie nel progetto?
Un ruolo importantissimo. Se vogliamo puntare a coinvolgere i giovani, non solo in senso anagrafico, nella vita culturale di una citta e, soprattutto, portare una ventata d'aria fresca nelle tante discussioni attorno alla cultura intesa in senso ampio, non possiamo mettere da parte i social come momento di scambio e di socializzazione pura. Abbiamo già una presenza su Facebook, Twitter e Instagram e in occasione dell’inaugurazione abbiamo lanciato un concorso via Internet per scegliere il nome definitivo da dare all’Open House, ricevendo numerose proposte.
Lo slogan della giornata di inaugurazione aveva per titolo «Napoli, la città che vorrei». Come vorrebbe lei questa città?
La vorrei meno ripiegata su se stessa, meno legata agli accadimenti politici e capace, in virtù della tradizionale fantasia partenopea, di costruire un nuovo percorso culturale e sociale. Guida Editori, a partire dal suo nome declinato al plurale, intende superare l’idea del protagonismo del singolo imprenditore-editore in favore dell’apertura alla collettività e al contributo di intelligenze diverse, costituendo un’agorà di intelletti. Inoltre cerchiamo con il nostro lavoro di valorizzare la portata internazionale della napoletanità, sia dedicando particolare attenzione ai nostri concittadini che hanno avuto successo all’estero (ai quali abbiamo dedicato nei mesi scorsi un ciclo di pubblicazioni uscite con il quotidiano «Il Mattino»), sia impegnandoci nella vendita all’estero dei diritti dei nostri libri (vincendo anche il Premio nazionale per la traduzione nel 2013).