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Librerie

I timori delle librerie indipendenti statunitensi

di Alessandra Rotondo notizia del 28 settembre 2020

Attenzione, controllare i dati.

Un sondaggio condotto da Publishers Weekly sulle librerie indipendenti statunitensi rivela che, dopo il lockdown, l’80% dei negozi fisici ha riaperto i propri battenti al pubblico, pur con qualche forma di limitazione alla libera circolazione dei potenziali acquirenti tra gli scaffali. Dagli ingressi contingentati alle visite su appuntamento, sono diverse le misure intraprese per conformarsi alle norme a tutela della salute e della sicurezza pubbliche.

Il restante 20% ha invece deciso di non riaprire la propria sede fisica al pubblico, ma tutte le librerie intervistate hanno attivato un servizio di e-commerce e molte hanno cominciato a gestire attività di consegna e vendita al marciapiede o all’aperto.

Questa rimodulazione ed espansione del servizio al cliente – che abbiamo visto manifestarsi anche in Italia lungo i circa sette mesi di emergenza sanitaria fino a oggi vissuti – riflette un’evoluzione senza precedenti per le librerie indipendenti e per il loro pubblico: i lettori.

Per i librai statunitensi la preoccupazione maggiore rimane però il futuro, e l’impossibilità di determinare con anticipo se gli sforzi fatti basteranno ad arginare scenari che rimangono in ogni caso fuori dal loro controllo. Tra i timori principali e più generalizzati, la tenuta della catena distributiva all’avvicinarsi della holiday season.

La maggior parte dei librai intervistati sottolinea quanto il timore non sia tanto legato alla gestione delle novità, destinate ad arrivare in blocco dopo lo stop degli editori nei mesi passati; quanto piuttosto all’idea di rimanere senza i titoli di successo a scaffale nel caso in cui dovessero esaurirsi rapidamente e richiedere ristampe e riassortimenti. Anche in considerazione del fatto che la capacità degli editori nel calcolare le tirature sarà in parte compromessa dal clima d’incertezza generale.

Inoltre, anche con il notevole ampliamento dei servizi al cliente, i librai restano profondamente preoccupati per l'incertezza economica generale, con molti che si aspettano vendite stabili nella migliore delle ipotesi nel quarto trimestre. Quando però la sospensione o la riduzione di presentazioni ed eventi fisici e il contingentamento degli ingressi continueranno a comprimere le possibilità di vendita in un periodo dell'anno in cui i negozi affollati erano, prima del Covid-19, la norma.

Su tutti i timori quello più grande: l’arrivo della seconda ondata e di un nuovo lockdown. «Siamo fiduciosi ma prudenti per l’autunno» ha dichiarato Gayle Shanks, comproprietaria della Changing Hands Bookstores di Phoenix, Arizona. «Speriamo di essere in grado di rimanere aperti, speriamo di essere in grado di riuscire ad assicurarci di avere a scaffale i titoli che vendono, e speriamo ci vengano spediti con tempestività. Speriamo che il nostro personale sia al sicuro. Ma sappiamo anche che il numero di casi di Covid-19 potrebbe aumentare di nuovo e potremmo dover abbassare di nuovo le serrande».

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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