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Lettura

L’Europa divisa delle statistiche dei libri: due indagini Aldus Up per costruire un metodo comune

di Samuele Cafasso e Bruno Giancarli notizia del 22 giugno 2021

Attenzione, controllare i dati.

In occasione della Bologna Children’s Book Fair Aldus Up, la rete europea delle fiere del libro cofinanziata dal programma Europa Creativa dell’Unione europea e coordinata dall’Associazione Italiana Editori, ha presentato due studi sulle modalità attraverso cui vengono raccolti dati sulla lettura e sulle traduzioni in Europa. Le ricerche sono state realizzate da AIE (per la parte sulle traduzioni) e dalla Norwegian Publisher Association (NPA) con il supporto della Foundation Germán Sánchez Ruipérez (per la parte sulla lettura), con il coordinamento e il contributo del dipartimento di studi sul libro Johannes Gutenberg della University di Magonza (JGU). Grazie all’aiuto della Federazione degli Editori Europei (FEP) è stato possibile raggiungere anche Paesi non aderenti al network Aldus Up.

Il bilancio che è possibile trarre da queste ricerche è che non c’è ancora un’Europa unita quando parliamo di statistiche sul mondo dei libri. Ogni Paese, infatti, conduce le proprie rilevazioni in maniera autonoma, rendendo così difficile l’analisi complessiva delle tendenze. Come ha spiegato Piero Attanasio, responsabile delle relazioni internazionali dell’AIE e direttore scientifico di Aldus Up, tali studi «sono un primo passo per definire una proposta di una metodologia di rilevazione condivisa, che possa permettere all’Europa di fare un salto di qualità nell’analisi statistica in campo editoriale: essere in possesso di dati omogenei è il prerequisito per ogni azione efficace a livello europeo a sostegno della lettura e dello scambio di diritti di traduzione tra Paesi».

La ricerca sulla lettura ha coinvolto 20 Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Paesi Bassi e, fuori dall’Ue, Regno Unito, Norvegia e Turchia. La principale criticità riguarda la definizione stessa di lettura, che può includere sfere come internet, social network, giornali e riviste, ed essere intesa in un senso più o meno ampio (scegliendo per esempio se considerare anche le letture scolastiche e lavorative). I differenti tipi di lettura costituiscono un ulteriore fattore da tenere in considerazione: gli audiolibri vengono considerati nella metà delle indagini europee. Il secondo problema riguarda il campionamento statistico e la modalità di somministrazione dei questionari, oltre che le variabili che possono essere prese in considerazione. Tali questioni metodologiche si ripercuotono sui risultati finali: un questionario esclusivamente online, per esempio, esclude le fasce della popolazione che non hanno accesso a internet.

A partire dai risultati che questa ricerca ha evidenziato verrà creato un sondaggio pilota europeo. Per arrivare a questo risultato saranno necessari diversi step intermedi, funzionali all’armonizzazione delle differenze tra i diversi Paesi: oltre a definire la composizione del campione e le variabili da considerare, verrà prodotto un documento di discussione sulla definizione di lettura, da condividere con le diverse istituzioni interessate al tema.

Veniamo ora all’indagine sui flussi di traduzione, che ha coinvolto 23 Paesi (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito). Sebbene la maggioranza dei Paesi (18) raccolga dati sul numero di opere tradotte da e per l’estero, ci sono divergenze sulle modalità dell’operazione: i flussi possono essere distinti in base alla lingua (l’opzione più diffusa) e/o al Paese di provenienza o destinazione. Differenze consistenti tra Paesi ci sono anche nella raccolta e classificazione dei trend di traduzione rispetto ai generi letterari e ai segmenti di mercato.

L’indagine si concentra inoltre sull’acquisto e sulla vendita di diritti, un fenomeno che solo in parte è sovrapponibile con il flusso delle traduzioni ma che è fondamentale per interpretare le dinamiche di mercato. In questo caso, i Paesi che raccolgono i dati sono solo 8. La ricerca sottolinea come tra la catalogazione dei diritti in base alla lingua di traduzione e quella in base al Paese di provenienza/destinazione sia la seconda a essere preferibile, in quanto maggiormente in grado di restituire un’immagine più granulare della vivacità del mercato editoriale. L’ultima parte dello studio si concentra sui finanziamenti alle traduzioni. A tal proposito, inoltre, Aldus Up mette a disposizione dei professionisti la directory globale dei contributi alla traduzione.

Come nel caso della lettura, anche l’indagine sulle traduzioni è finalizzata alla creazione di una metodologia europea comune. L’attenzione verrà rivolta alla compravendita di diritti: la minor diffusione di questo tipo di rilevazioni viene vista non come un limite bensì come un’opportunità. Una volta creato un modello comune, infatti, sarà possibile proporlo alle associazioni degli editori di quei Paesi che non conducono ancora questo tipo di indagine.

Le due indagini, in conclusione, analizzano fenomeni diversi ma condividono risultati e prospettive future: l’eterogeneità delle metodologie può essere superata nell’interesse di tutti i Paesi coinvolti. Le parole di Attanasio riportate in apertura rappresentano un invito che l’editoria europea deve saper accogliere. Parlare come una voce sola è non solo e non tanto un’esigenza statistica, quanto la condizione imprescindibile per rendere ancor più solide le basi dei confronti con le istituzioni e gli altri attori nazionali ed europei.


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