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Lettura

La lettura in situazione d'emergenza. I risultati dell'indagine Cepell - AIE

di Giovanni Peresson notizia del 16 luglio 2020

Attenzione, controllare i dati.

La lettura, in Italia, è sempre stata una situazione di emergenza. Ma cosa succede alla lettura quando a emergenza si aggiunge emergenza?
 
A questa domanda ha provato a rispondere la prima Indagine Cepell - AIE: la lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria. «Prima» perché, con il supporto di Pepe Research, dopo la rilevazione di maggio relativamente ai comportamenti nei mesi di marzo e aprile 2020, un’indagine analoga verrà ripetuta nell’autunno. Insomma, una sorta di monitoraggio dei comportamenti degli italiani nelle settimane del lockdown e poi nei mesi successivi.
 
Quella che abbiamo presentato oggi è dunque la prima fotografia di una raccolta di immagini che acquisiremo nel tempo. Così che la fotografia potrà animarsi e fornirci delle risposte, aiutandoci a capire se, e in quale misura, i comportamenti osservati tra marzo e aprile si protrarranno ben al di là del 2020. Con tutto ciò che ne consegue sul piano delle politiche di sostegno alla lettura e di quelle imprenditoriali, siano esse di case editrici, di canali di vendita o di biblioteche.
 
Le domande che ci poniamo sono sostanzialmente due. Quando e come si riprenderà il mercato? I comportamenti di questo periodo che accelerazione hanno avuto nei mesi del lockdown e in quelli immediatamente successivi?
 
L’Italia chiusa in casa nei mesi di lockdown è stato un Paese dove la lettura ha ceduto sempre più spazio ad altre attività: da quelle di cura in famiglia, alla didattica online, allo smartworking, alle interminabili sedute social, fino alla lettura di notizie da giornali, periodici, abbonamenti digitali.
 
I dati presentati oggi – è bene premetterlo – si riferiscono ai comportamenti di lettura e di acquisto di libri, e-book, audiolibri tra marzo e aprile 2020 (dunque non «lettura nei 12 mesi precedenti», ma nei «due mesi precedenti», sia pure raccordati con i dati dell’Osservatorio AIE sulla lettura e i consumi culturali), e mostrano cambiamenti importanti rispetto al quadro degli anni precedenti. Rivelano e aiutano a mettere meglio a fuoco molte delle nuove sfide che dovranno essere considerate per indirizzare le politiche pubbliche di sostegno alla lettura e alla filiera editoriale.
 
Gli indici di lettura. La lettura nei 12 mesi precedenti (libri, e-book, audiolibri) tocca il valore più basso dal 2017 (l’anno in cui è stato attivato l’Osservatorio AIE). A marzo 2019 il 73% degli italiani (15-74 anni) dichiarava di aver letto almeno un libro, un e-book, o ascoltato un audiolibro. A maggio 2020 lo ha fatto il 58%. Il valore scende al 44% quando si chiede all’intervistato di far riferimento alla lettura nei soli due mesi di marzo e aprile. Questi dati, in particolare, rivelano altri aspetti che andranno monitorati:

  • La contrazione dei forti lettori (12 e più libro all’anno) e di quelli medi (da 7 a 11): se guardiamo alla lettura nei 12 mesi precedenti, assieme rappresentano il 18% della popolazione di 15-74 anni. Ma se viene chiesto loro di concentrarsi su marzo e aprile, il valore scende al 5%.
  • L’aumento dei non lettori assoluti dal 42% al 50%.
  • Il calo dei lettori di soli libri: dal 69% al 53% (7 milioni di persone in meno: circa 7 milioni di persone che in quei due mesi si sono dedicate ad altro).
  • La crescita della lettura di formati digitali (e-book e audiolibri): dal 26% al 32% (ovviamente considerando anche coloro che hanno letto sia carta che digitale)
  • La riduzione della quota di genitori/adulti che dichiarano di aver letto libri ai figli/minori sotto la loro cura: dal 78% di marzo 2018 (ultimo anno in cui l’Osservatorio AIE aveva rilevato questo comportamento) al 56% di maggio 2020.
 
Perché è calata la lettura? Immaginavamo che nei giorni e nei mesi del lockdown si sarebbe letto di più. Secondo l’Indagine Cepell - AIE: la lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria non sarebbe invece avvenuto nulla di tutto questo. Leggere è un’attività che richiede tranquillità, un luogo o dei momenti adatti: nessuna di queste condizioni si è manifestata tra marzo e aprile (e neppure a febbraio).
 
Leggere un libro (o un e-book, o ascoltare un audiolibro) è un’attività a cui gli italiani dedicano prevalentemente meno di un’ora continuativa al giorno, un’attività sempre più occasionale che non poteva che svolgersi in mezzo a molte altre: informarsi, seguire programmi alla televisione (in chiaro o a pagamento), usare intensivamente lo smartphone e le sue app, frequentare i social, le piattaforme di messaggistica istantanea e i servizi di teleconferenza. Sono diventate attività che hanno assorbito quote progressivamente crescenti del nostro tempo.
 
Nei mesi di marzo e aprile entrano nell’ambiente domestico nuove attività (la didattica a distanza, lo smart working, si intensificano le attività di cura e si allungano i tempi per compiere le azioni indispensabili fuori casa, come le spesa). Sui 19 comportamenti monitorati nella ricerca, riferiti agli ultimi due mesi, la lettura dei libri diventa un’attività che – in tutte le fasce d’età – si colloca, in termini di tempo utilizzato, tra l’undicesimo e il sedicesimo posto.
 
Quasi la metà (il 47%) di chi tra marzo e aprile non ha letto alcun libro, nessun e-book, non ha ascoltato un audiolibro, indica come prima ragione la mancanza di tempo; il 35% la mancanza di spazi tranquilli (in casa) dove leggere; il 33% le preoccupazioni che hanno «tolto la voglia di leggere» libri; il 32% afferma di aver dedicato più tempo alla lettura di giornali e periodici (di carta e online) rispetto a quella dei libri.

Trasformazioni temporanee e tendenze di lungo periodo?
Durante il lockdown di marzo e aprile la lettura di libri (in ogni formato) è stata dunque schiacciata da altre attività. Gli italiani hanno invece scoperto «nuovi» aspetti del digitale: piattaforme di videoconferenza in primis. Il 16% ha utilizzato per la prima volta Skype, il 16% Zoom, il 14% Hangout... Sarà, assieme ad altre, una trasformazione solo temporanea?




[scarica qui la presentazione integrale]


Una previsione sui comportamenti prossimi futuri
. Con tutte le cautele che le indagini previsionali hanno, soprattutto in una situazione fluida e ancora incerta come quella che stiamo vivendo, si è chiesto agli intervistati quali delle attività culturali indagate prevedono di aumentare nei prossimi mesi, e quali diminuire. Il confronto tra chi afferma che le aumenterà e chi le diminuirà è in generale preoccupante.
 
Eppure il saldo tra chi pensa che aumenterà la lettura e chi invece immagina di diminuirla è positivo di quasi 5 punti (4,7). Mentre tutti gli altri comportamenti correlati alla lettura hanno indici negativi: comprare libri (-5,1 punti); l’utilizzo del prestito digitale dopo il boom a tre cifre in alcune settimane di lockdown (-15,7); frequentare festival letterari e saloni (-33,5%);frequentare le librerie di quartiere ha un saldo negativo tra chi afferma che «incrementerà il comportamento» e chi lo «diminuirà» di -6,6 punti e di -21,8 punti la frequentazione di librerie di catena.
 
Previsioni, appunto. Ma che indicano il sentiment degli italiani relativi ai consumi culturali e ai comportamenti tra marzo e aprile. Vedremo nella seconda rilevazione d’autunno quanto di queste previsioni troveranno conferma.
 
Un mercato stravolto? I dati raccolti a maggio, infine, ci dicono che si è fortemente ridotto il numero di lettori che acquistano libri (dal 63% di marzo 2019 al 35%) e che il mercato rischia una pesante flessione a causa del comportamento dei forti lettori, quelli che leggono più di 12 libri l’anno. Gli acquirenti che si definiscono forti lettori passano infatti da 4,4 milioni a 3,5 milioni (-20%). Ma soprattutto hanno ridotto il numero di libri acquistati: da 11,7 a 8,6. Se i forti lettori generavano acquisti per 51,4 milioni di copie (2019), questo valore crolla a 30,2 milioni di copie nel 2020 (-41%).
D’altronde durante il lockdown è esplosa la percentuale di lettori (51%) che si è messa a leggere libri presenti nella biblioteca di casa (è stata la principale fonte di approvvigionamento: più degli store on line). Si è affidato agli store online il 39% dei lettori, mentre le librerie passano dal 74% al 20%. Una desertificazione dei luoghi dove procurarsi i libri dovuta alle chiusure per ragioni sanitarie ma che potrebbe preannunciare il nuovo panorama prossimo venturo.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, anche se adesso è un po' complicato. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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