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Lettura

Francia. Librerie e lettura alla prova della pandemia

di Bruno Giancarli notizia del 21 gennaio 2021

Attenzione, controllare i dati.

Scampata catastrofe. È quanto le stime dell’Observatoire de la librairie, pubblicato dal Syndicat de la librairie française, permettono di affermare a proposito delle performance delle librerie francesi nel 2020. I dati, forniti da 368 librerie, per una copertura del fatturato complessivo di oltre un terzo della categoria, parlano di un -3,3% di vendite di libri rispetto al 2019. Il contenimento delle perdite è stato senz’altro favorito dal massiccio ritorno dei lettori nelle librerie dopo i due lockdown: scorporando il valore si assiste infatti a un +32% a giugno e a un +35% a dicembre.
 
Ciò non deve nascondere il fatto che una libreria su cinque abbia accusato perdite superiori al 10%. In generale, si può affermare che il fatturato delle librerie sia peggiorato in misura più che proporzionale all’aumentare dello stesso: si passa infatti da un incoraggiante +14,8% per le librerie che non raggiungono i 300 mila euro annui di fatturato al -1% per quelle tra gli 1 e i 2 milioni di euro, per arrivare al -9,1% toccato dai punti vendita che superano i 4 milioni di euro. Anche le biblioteche hanno ridotto i loro acquisti: la contrazione ha superato il 5%.




Se si considerano i generi acquistati, letteratura (+4,6%), fumetti (+14,3%) e non fiction pratica (+6,5%), che da soli costituiscono la metà delle vendite in libreria del 2020 (rappresentano difatti rispettivamente il 27%, il 15,9% e il 5,8%), sono i soli ad aver conosciuto un aumento rispetto all’anno precedente. Tutti gli altri settori sono in calo, soprattutto quelli legati a doppio filo con la crisi sanitaria: la chiusura dei musei, per esempio, si riflette nel -15,3% di vendite per i libri d’arte.
 
L’indagine del Syndicat de la librairie française va letta in parallelo con i dati del Syndicat national de l’édition. La previsione del presidente Vincent Montagne sulla chiusura d’anno è di un -2% rispetto al 2019, si legge oggi su Le Monde. L’articolo fotografa la resilienza del settore editoriale nei principali Paesi sconvolti dalla pandemia: per l’Italia è il presidente di AIE Ricardo Franco Levi a fare il punto, raccontando di un 2020 positivo, in linea con i valori del 2019, e di quel sistema d’interventi che ha fatto del nostro Paese «un modello per l’Europa».
 
Ritornando alla Francia, sono di particolare interesse i dati sulla lettura elaborati a dicembre da Odoxa per lo SNE: a differenza del precedente studio sui consumi digitali, il sondaggio si concentra soltanto sulla popolazione maggiorenne.
 
La media dei libri letti dai francesi nel 2020 è stata di 8,4 titoli a testa, valore che si trasforma a seconda dell’età, del genere e della qualifica professionale: gli over 65 hanno letto più del doppio (11 libri) delle persone nella fascia 25-34 (5,3) – un dato impensabile in Italia, perlomeno analizzando la tendenza degli ultimi anni; le donne (10) leggono più degli uomini (6,6); i dirigenti (9,7) più dei dipendenti (4,5). La mediana dei libri letti, invece, è di 3: il 50% della popolazione maggiorenne francese, cioè, legge meno di 3 libri l’anno; agli estremi, il 20% della popolazione non legge affatto (dato che si acuisce nel caso di uomini, 25-34enni e dipendenti), mentre i forti lettori, coloro i quali cioè superano i 15 libri letti l’anno, sono il 15% della popolazione (dato che sale al 21% negli over 65).
 
A conferma dei dati di vendita, sono la narrativa, la non fiction pratica e i fumetti le letture più amate dai francesi: il giallo è indicato dal 45% del campione, seguono il romanzo contemporaneo (32%), il fantasy (28%), la non fiction pratica, in particolare bricolage, cucina e viaggi (26%), i fumetti e i manga (20%).
 
Venendo alle reazioni dei lettori alla pandemia, si scopre che il 33% dei francesi ha letto di più in confinamento rispetto a quanto non faccia abitualmente: nel primo lockdown (30%; dal 17 all’11 maggio) e/o nel secondo (16%; dal 30 ottobre al 15 dicembre). Gli under 25 e i lettori deboli (1-4 libri) forniscono i dati più promettenti in prospettiva: affermano infatti di aver letto di più durante il lockdown rispettivamente nel 42% e nel 31% dei casi. Alla domanda sulle ragioni che hanno spinto a incrementare la lettura, i francesi rispondono di averlo fatto per combattere la noia (43%), staccare dall’attualità (33%), non passare troppo tempo sui social (31%), lottare contro la depressione, sentimenti negativi e stress (22%) o, più semplicemente, perché era stata presa consapevolmente la decisione di ricominciare a leggere (21%).




È però un altro, forse, il dato più emblematico del rapporto dei francesi con i libri nell’attuale situazione d’emergenza: di fronte alla prospettiva di un terzo lockdown, l’85% degli intervistati ritiene che le librerie debbano rimanere aperte, pur nel rispetto dei protocolli sanitari. La percentuale tocca il picco del 91% negli over 65: la salute, sembrano affermare, passa anche per il libro.
 

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente in stage presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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