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Lettura

Cresce la percentuale degli italiani che leggono ma cala il tempo dedicato alla lettura. E forse c’entra anche TikTok

di Alessandra Rotondo notizia del 8 dicembre 2023

Crescono gli italiani che leggono: secondo l’indagine dell’Associazione Italiana Editori realizzata da Pepe Research, nel 2023 sono il 74% le persone tra i 15 e i 74 anni che hanno letto almeno un libro a stampa (anche solo in parte), un e-book o ascoltato un audiolibro nei 12 mesi precedenti. Si tratta in valori assoluti di 32,8 milioni di persone. Nel 2022 l’indice di lettura era del 71%, del 68% nel 2019 pre-pandemia. Ma mentre cresce il numero assoluto di lettori, cala la percentuale di chi legge con frequenza almeno settimanale.
 
I dati sono stati presentati oggi a Più libri più liberi da Giovanni Peresson, responsabile dell’ufficio studi di AIE e analizzati insieme a Marco Bo (Codice edizioni), Emanuela Bologna (ISTAT) e Giuseppe Laterza (Forum del libro – Laterza editore).
 
«Più che il numero di lettori stanno diventando rilevanti altri elementi che qualificano l’atto del leggere» ha spiegato Peresson. «Rispetto al 2022, ed è una tendenza che già si era vista negli anni precedenti, cala la percentuale di lettori che legge almeno una volta a settimana (erano il 72% dei lettori, adesso sono il 67%), mentre parallelamente aumenta la percentuale di chi legge solo qualche volta all’anno, dall’8% al 13%».
 
Il tempo medio di lettura durante la settimana è di 4 ore e 18 minuti, ma un quarto degli intervistati (24%) dichiara di non avere letto nulla nella settimana precedente l’indagine e un altro 30% lo ha fatto per meno di due ore. In sintesi, più della metà degli italiani che si dichiarano lettori, legge per meno di due ore a settimana.
 
Se invece guardiamo ai nuovi modi di leggere, vediamo che un quarto degli utenti delle piattaforme social ha fruito di contenuti narrativi presenti sulle stesse piattaforme social o su piattaforme di condivisione di storie, sono 10,2 milioni di italiani. Tra questi, una percentuale del 15% non legge libri, e-book o ascolta audiolibri: equivale a dire che un 3% della popolazione si approccia alla narrazione esclusivamente fuori dalla forma libro, che sia a stampa o digitale.
 
È centrale, sottolinea Peresson, definire che cosa intendiamo per lettura e il diverso punto di osservazione che assumiamo sulla lettura. «Come AIE il nostro obiettivo è sostenere gli editori, pertanto per noi la lettura – oltre che un fattore interveniente sulla crescita sociale ed economica del Paese – è anche la misurazione di un potenziale di mercato».
 
Il tasso di lettura degli italiani rilevato da AIE, infatti, come è stato ricordato e discusso durante l’incontro, differisce profondamente da quello rilevato da ISTAT a causa del tipo di domanda diversa che è stato posta ai due campioni intervistati, a loro volta espressione di fasce di popolazione differenti.
 
L’indagine ISTAT, che stima i lettori italiani al 39,3% nel 2022, popolazione di sei anni e più, chiede al campione «Negli ultimi 12 mesi ha letto libri (cartacei, e-book, libri online o audiolibri)? Consideri solo i libri letti per motivi non strettamente scolastici o professionali».  La domanda dell’indagine AIE rivolta alla popolazione tra i 15 e i 74 anni – dopo aver premesso all’intervistato che l’indagine esclude tutte le forme di lettura obbligatorie: scolastiche, di studio e professionale – invece, è «Pensando agli ultimi 12 mesi le è capitato di leggere, anche solo in parte, un libro di qualsiasi genere, non solo di narrativa (come un romanzo, un giallo, un fumetto, un fantasy...)  ma anche un saggio, un manuale, una guida di viaggio o di cucina, ecc. su carta o in formato digitale come un e-book, o di ascoltare un audiolibro?».
 
«È sempre molto interessante discutere le definizioni di lettura – ha sottolineato Emanuela Bologna – perché una buona definizione è alla base del buon esito della ricerca». E se è vero che quelle di ISTAT sono domande sull’auto-percepito dal lettore – «ma non potrebbe essere altrimenti» – dei correttivi per aumentare l’accuratezza dell’indagine sono stati introdotti nel corso del tempo.
 
«Per esempio abbiamo introdotto i questionari autocompilati – racconta Bologna – per limitare l’incomprensione nel caso di domande somministrate da terzi. O abbiamo ridotto le così dette risposte proxy – quelle date per conto di altre persone – solo ai bambini fino a dieci anni». E poi anche ISTAT ha ragionato nel tempo sulla sua definizione di lettura, adeguando in conseguenza le sue domande per rappresentare il lettore: è lettore chi legge solo determinati generi? Rileva nella definizione il solo numero dei libri letti? O anche il tempo dedicato? È lettore chi legge un libro parzialmente? E chi lo fa in digitale?
 
«Tra prodotti audio ed esperienze digitali abilitate dal Covid – continua Bologna – lo spettro della fruizione si è ancora ampliato. Per questo, e anche grazie al continuo confronto con AIE, ci siamo impegnati in uno forzo metodologico di ampliamento che vedremo riflesso nelle indagini del 2024: tra modalità narrative che vanno al di là del libro, self publishing, podcast, audiolibri e un approfondimento sui non lettori».
 
«I dati sono interessanti nella misura in cui ci consentono di capire meglio la realtà» ha commentato Giuseppe Laterza. «E ci consentono di comprendere la realtà per come li leggiamo e come li formiamo. Da editore scolastico, per esempio, mi chiedo se abbia senso la differenza tra lettura “per scelta” o lettura legata allo studio e al lavoro». È una scelta proseguire in un percorso di studio o professionale, e quindi farlo assieme a determinati libri, considera Laterza, così com’è una scelta guardare in una maniera o in un’altra alla lettura nel nostro Paese, ricavandone in conseguenza immagini e indici diversi. «Non vuol dire che dobbiamo essere felici e contenti di queste percentuali. In altri Paesi si legge molto di più, ma con infrastrutture dedicate alla lettura molto più solide e ramificate: è ciò su cui dobbiamo lavorare».
 
Che le modalità di lettura stiano cambiando, d’altronde, è un’evidenza. Ma come fare affinché la lettura continui a essere stabilmente ricompresa tra le forme di fruizione?  Marco Bo dice che a colpirlo, della rilevazione AIE sulla lettura, è in particolare un dato. «Le fasce d’età 15-17 e 18-24 anni sono quelle in cui si è rilevata una forte propensione alla lettura sui social, e sono le stesse fasce in cui la lettura comincia a calare. Come editori potremmo ragionare su questo aspetto, immaginando nuove forme di coinvolgimento incentrate sul libro, a partire dalla scuola».
 
«TikTok è una droga – conferma Laterza – uscirne è difficilissimo. I giovani sono sottoposti a una iperstimolazione che di certo non aiuta a cercare e a volere il tempo per la lettura. Per questo, ora più che mai, è importantissimo lavorare sulla qualità dei libri, che è la cosa che conta, il vero vantaggio competitivo: la possibilità di immaginazione».  

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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