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Internazionalizzazione

Supporto pubblico, amore per le librerie e un rapporto particolare con l’editoria italiana. Nicolas Roche racconta la Francia dei libri

di Alessandra Rotondo notizia del 29 giugno 2021

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Italia e Francia hanno editorie vicine e tradizionalmente legate da reciproci e proficui scambi. Nel 2020 la Francia è stato il secondo mercato di sbocco per l’export italiano dei diritti di edizione, con oltre 900 titoli venduti, mentre sono stati 2.100 i titoli pubblicati in Italia tradotti dal francese, secondi soli agli 8.100 dall’inglese.
 
In considerazione di questa prossimità e di questa reciprocità, ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane ha organizzato in collaborazione con AIE un bilaterale online di tre giorni per incrementare l’interscambio e la conoscenza tra i due mercati editoriali.
 
L’iniziativa – parte del progetto europeo Aldus Up, cofinanziato dal programma Europa Creativa della Commissione Europea, di cui AIE è capofila – si è tenuta dal 21 al 23 giugno e ha visto incontrarsi 36 aziende francesi e 30 italiane, grazie  partecipazione del Syndicat national de l'édition (SNE) e del Bureau international de l'édition française (BIEF).
 
Nella scia di quest’appuntamento, a Nicolas Roche, che del BIEF è direttore generale, abbiamo posto qualche domanda sulla tenuta dell’editoria francese nei lunghi mesi della pandemia, sull’approccio del Paese all’internazionalizzazione e sul futuro delle fiere del libro.
 

In che modo il Covid-19 ha influenzato l'editoria francese? Come ha reagito la filiera del libro?
La Francia ha avuto diversi periodi di chiusura delle librerie a partire dal 2020. Il primo da marzo a metà maggio, durante il quale i libri potevano essere venduti solo negli ipermercati e su Internet. Le librerie hanno riaperto da metà maggio a fine ottobre e hanno vissuto un momento di straordinaria attività, i francesi si sono letteralmente precipitati nelle librerie. Poi hanno chiuso di nuovo a fine ottobre per poi riaprire a fine novembre. Il mese di dicembre è stato altrettanto stupefacente, con volumi di vendite che non si vedevano da diversi anni. Complessivamente, il 2020 si è chiuso con una leggera flessione inferiore al 3%. Quello che è importante sottolineare è la grande attenzione pubblica agli attori economici. Lo Stato ha proposto prestiti garantiti per le imprese, due piani di sostegno sono stati varati dal Ministero della Cultura, il primo, ad aprile, dedicato soprattutto ad autori, editori e librai. Inoltre, consapevoli delle difficoltà dei librai, gli editori hanno ridotto globalmente il numero delle novità pubblicate di quasi il 16%.
 

Come sono i rapporti commerciali tra gli editori francesi e quelli italiani? Cos'è successo nel 2020 nel mercato dell’import export dei diritti?
Il mercato italiano è senza dubbio uno dei più importanti per gli editori francesi. In termini di vendita dei diritti è il secondo Paese dopo la Cina, prima di Spagna e Germania. I fumetti sono di gran lunga i titoli più acquistati dagli editori francesi, prima dei libri per bambini e di quelli di narrativa. Al momento non ho le cifre degli acquisti da editori italiani per l'anno 2020, ma in generale posso dire che i venditori di diritti italiani sono molto attivi!

 
Gli eventi tradizionali del libro sono stati sospesi a causa della pandemia. Alcuni sono stati ripensati in digitale, altri in formati ibridi. Quale comportamento ha adottato la Francia? Come ripartiranno le fiere del libro?
Abbiamo imparato molto negli ultimi 15 mesi. Abbiamo imparato che possiamo fare molte cose digitalmente ma che abbiamo anche il bisogno di incontrarci. Nei numeri del nostro mercato, ad esempio, vediamo che le coedizioni hanno sofferto più delle vendite dei diritti. Perché? Perché per questo tipo di progetti niente è meglio di una discussione in presenza tra più persone, soprattutto alle fiere. Nell’ultimo periodo ci è mancata molto la possibilità di «disconnessione» e abbiamo sperimentato che il potere di «persuasione» che abbiamo faccia a faccia è depotenziato negli incontri su Zoom o Teams. Gli editori francesi hanno espresso il desiderio di tornare a incontrare i loro colleghi il prima possibile. Avremo così uno stand collettivo molto grande alla Fiera di Francoforte, in ottobre. Ma, naturalmente, non dismetteremo gli eventi digitali, che continueranno a esistere accanto ai grandi appuntamenti internazionali. La Francia ha poi ricominciato a programmare alcune fiere nazionali e locali, e lo SNE sta valutando un nuovo evento che prenda il posto di Livre Paris nell’aprile 2022.
 

I contributi alle traduzioni sono essenziali per supportare l'internazionalizzazione. Di quali fondi e strumenti disponete in Francia? Qual è il loro impatto sull'industria del libro?
Il Centre National du Livre, che dipende dal Ministero della Cultura, offre supporto per le traduzioni intra ed extra europee. Anche l’Institut français di Parigi e quello di Roma offrono programmi specifici. Per facilitare l’accesso ai contributi da parte degli editori stranieri, renderemo presto consultabili i dettagli dei bandi sulla piattaforma booksfromfrance.fr il cui lancio è previsto nel secondo semestre dell’anno: un progetto che presenteremo presto anche agli editori italiani. Queste misure sono fondamentali se vogliamo che i libri viaggino in tutto il mondo: i nostri libri, ma anche i vostri!

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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