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Internazionalizzazione

Professione traduttore: una formazione continua

di Denise Nobili notizia del 24 ottobre 2017

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Dal 2015 la Casa dei traduttori Looren di Zurigo ha deciso di estendere il raggio delle sue iniziative alla Svizzera italiana, impegnandosi  a favore della diffusione della terza lingua nazionale. È così nato Laboratorio Italiano, progetto di formazione continua che organizza workshop per traduttori verso questa lingua presso la storica Villa Garbald, nella bella location di Castasegna, sul confine con l’Italia.

Negli ultimi anni abbiamo assistito al fiorire di molte scuole e programmi dedicati alla traduzione rivolti soprattutto ad aspiranti e giovani leve. Laboratorio Italiano è invece un progetto di formazione permanente, dedicato in particolare ai professionisti, e soprattutto interamente finanziato da sponsor pubblici (Pro Helvetia, Pro Grigioni Italiano e, a seconda del Paese, altre istituzioni) e privati (Casa dei Traduttori Looren, Ernst Göhner Stiftung, Fondazione Villa Garbald). Sono previste due tipologie di laboratori: la formula bilingue dei ViceVersa e i laboratori tematici da tutte le lingue verso l’italiano, incentrati su specifici generi letterari.

In occasione del prossimo laboratorio di traduzione, in calendario dal 24 al 31 ottobre e dedicato alla traduzione editoriale di fumetti e graphic novel, abbiamo voluto fare qualche domanda a Marina Pugliano e Anna Rusconi, coordinatrici del progetto.


I laboratori di traduzione che organizzate si caratterizzano per un aspetto più inclusivo rispetto ai classici seminari frontali: qui, ognuno dei dodici partecipanti porta il testo su cui sta lavorando al momento e su cui intende confrontarsi alla pari coi colleghi. Quali sono i vantaggi di questo metodo?

Marina Pugliano    La formazione permanente necessita di una formula diversa perché rivolta anzitutto a traduttori professionisti. Si tratta infatti di un mestiere che non si smette mai di imparare e che di solito svolgiamo in solitudine: a casa, davanti al nostro computer. Avere occasioni di incontro e confronto diretto significa quindi anche poter crescere professionalmente. In più, lavorare su testi diversi da quelli a cui si è abituati è un modo per misurarsi con diverse sfide traduttive e diverse metodologie di lavoro, perché naturalmente non esiste un solo modo di tradurre.

Anna Rusconi    Negli ultimi 20-30 anni il mercato editoriale è molto cambiato: le case editrici si sono progressivamente svuotate di figure importanti e decisive come i redattori e i revisori. Oggi, quindi, anche da questo punto di vista il traduttore è sempre più da solo, diventa sempre di più l’unico responsabile del proprio lavoro. Un lavoro che invece beneficia enormemente dello sguardo esterno di altri professionisti. Questi laboratori di formazione permanente diventano allora occasioni preziosissime per ridiscutere da pari a pari i dubbi, le perplessità, le sfumature, tutto ciò che concorre a fare la bontà di una traduzione.

 
Laboratorio Italiano nasce tre anni fa, da quale esigenza? E in che modo le due diverse formule di workshop che lo caratterizzano riescono a soddisfarla?

Pugliano    Il ViceVersa bilingue è una formula già ampiamente collaudata in Europa, nata nel 1996 per iniziativa spontanea di un gruppo di colleghi francesi e tedeschi che ogni anno si ritrovavano a Straelen, una residenza per traduttori in Germania. Questa origine mostra quanto forte e reale fosse, e in realtà ancora sia, il bisogno che l’ha ispirata, in quanto permette di beneficiare del contributo dei madrelingua nelle due direzioni della combinazione.

Rusconi    Nei laboratori tematici, invece, partecipano dodici madrelingua italiana che traducono da tutte le lingue del mondo, e dal lavoro concreto sul testo, nonché dalla riflessione sulle peculiarità di ciascun sistema di riferimento, i traduttori traggono un arricchimento metalinguistico.

Pugliano    Torniamo a sottolineare che si tratta di laboratori residenziali, intensivi e della durata di una settimana interamente finanziata. Ciò consente ai partecipanti di sospendere il proprio lavoro quotidiano per fare un’esperienza di formazione destinata poi, in termini di qualità, ad avere ricadute positive a tutto tondo sul libro – inteso non solo come bene commerciale, ma anche come bene comune. Progetti analoghi in Italia non ne esistono, perché purtroppo non esiste un soggetto tanto lungimirante da investire in modo regolare e continuativo sulla traduzione, imprescindibile strumento di conoscenza e dialogo fra le culture.
 

Il laboratorio tematico dell’autunno 2016 era dedicato ai libri per bambini e ragazzi: quest’anno è invece dedicato a fumetti e graphic novel. Quali sono le sfide che si trova ad affrontare un traduttore in questo campo?

Rusconi    Moltissimo dipende dal titolo su cui si lavora. Sicuramente ci sono problemi imposti dal rapporto grafica-testo e dalle costrizioni spaziali legate alle nuvole, così come alla lunghezza di battute didascalie. Elementi di diversificazione possono esistere anche tra un fumetto composto da singole vignette e uno composto da strisce: il respiro cambia e così i tempi comici e l’economia generale del testo. A ciò si aggiungano i problemi di voce e registro, spesso tanto vicini al parlato, e le difficoltà si intensificano nel passaggio tra lingue molto distanti per struttura e cultura d’origine: tradurre un manga giapponese significa per esempio partire da una lingua per noi del tutto esotica ed estremamente più ricca di onomatopee dell’italiano. Nei fumetti e nei graphic novel, poi, immagini ed espressioni corporee possono accompagnarsi a battute, giochi di parole e frasi idiomatiche irriproducibili nella lingua d’arrivo, ma vincolanti dal punto di vista grafico e quindi ineludibili, con tutto ciò che questo comporta per il traduttore.

 

Con questo workshop si conclude il primo triennio di attività di Laboratorio italiano, che a fronte del successo si rinnova per altri quattro anni. Avete in serbo qualche novità?

Pugliano    Di sicuro apriremo il quadriennio 2018-2021 con un ViceVersa italiano-tedesco che si terrà a marzo, ma speriamo anche di poter ampliare il ventaglio delle combinazioni linguistiche, per ora limitate alle lingue nazionali svizzere.  Ampliare il ventaglio significherebbe andare incontro a un interesse e una richiesta davvero elevati, e sarebbe bellissimo riuscire a portare il progetto anche in Italia.

Rusconi    Per quanto riguarda i laboratori tematici stiamo pensando di riproporre quello sulla letteratura per l’infanzia, a fronte di un segmento di mercato molto vivace e in crescita. Vorremo poi aprire ad altri ambiti, quali la poesia, la musica e il teatro, generi purtroppo di nicchia ma la cui traduzione richiede competenze notevoli e specialistiche.


Un’altra caratteristica che verrà mantenuta è l’apertura dei lavori al pubblico e il coinvolgimento di altre realtà attive sul territorio, come scuole, biblioteche e librerie, per sensibilizzare al tema della traduzione e alla sua importanza.
Il laboratorio che sta per iniziare prevede due eventi aperti al pubblico:
  • Laboratorio aperto, dove sarà possibile potrà partecipare alla discussione di un testo proposto da un traduttore: in questo caso  Betarraba, di Miguel Rocha, tradotto da Rebecca Cazzato Lombardi (26 ottobre, ore 20,  Villa Garbald, Castasegna);
  • Serata con l’autore, «Colori di verità»: incontro con Lorena Canottiere, autrice del graphic novel Verdad, e Giovanni Zucca, traduttore ed editor, che si interrogheranno sulle potenzialità espressive del fumetto e sulla sua capacità di raccontare la storia di ieri e di oggi(27 ottobre, ore 20, Museo Ciäsa Granda di Stampa).

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi mi occupo di editoria digitale e accessibilità in Fondazione LIA, e collaboro col Giornale della libreria. Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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