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Innovazione

Usa: smartphone e tablet i device più diffusi, soprattutto tra i giovani

di Alessandra Rotondo notizia del 3 novembre 2015

Attenzione, controllare i dati.


Anche la recente ricerca del Pew Research Center lo conferma: smartphone e tablet sono gli strumenti tecnologici che gli utenti americani acquistano maggiormente, a scapito di tutti gli altri device, il cui mercato non ha conosciuto alcuna crescita negli ultimi anni.
Oggi, il 68% degli statunitensi adulti ha uno smartphone, percentuale cresciuta di oltre 35 punti dal 2011; mentre il possesso di tablet ha raggiunto la quota del 45% tra la popolazione adulta. La diffusione degli smartphone, in particolare, è vicina al punto di saturazione per alcuni segmenti di popolazione: l’86% degli appartenenti alla fascia d’età 18-29, l’83% degli appartenenti alla fascia 30-49 e l’87% degli appartenenti a famiglie con redditi annui superiori ai 75 mila dollari l’anno possiedono uno smartphone.
Allo stesso tempo, i dati estrapolati dal sondaggio Pew suggeriscono che l’acquisto e l’adozione degli altri device siano diminuiti o si siano al più mantenuti stabili. Per esempio, il mercato dei dispositivi e-reader ha conosciuto una notevole contrazione: oggi, circa un americano su cinque (19%) dichiara di possedere un dispositivo specifico per la lettura digitale, mentre all’inizio del 2014 i possessori raggiungevano una quota del 32%. La diffusione dei dispositivi MP3, invece, non è diminuita significativamente: la percentuale di popolazione che ne possiede uno si aggira attorno al 40% dal 2008, e anche la percentuale di possesso di personal computer è rimasta più o meno ferma al valore di dieci anni fa.
È importante precisare che queste trasformazioni si stanno realizzando in un’epoca – la nostra – in cui gli smartphone sono strumenti destinabili a molti usi, e quindi capaci di prendere il posto della «tecnologia specializzata»: lettori musicali, e-reader, device e console di gioco e via dicendo.

Inoltre, alcune evoluzioni rispetto al possesso di questi device sono più accentuate tra i giovani: nella fascia 18-29, per esempio, nel 2010 il 75% possedeva un lettore MP3, mentre oggi questa percentuale è scesa a poco più del 50%. La tendenza è simile per quanto riguarda i computer: oggi il 78% degli under 30 possiede un laptop o un desktop computer, ma nel 2010 la quota era dell’88%. Gli smartphone, in ogni caso, hanno superato la quota di entrambe i device, essendone possessori nel 2015 86% dei 18-29enni.
In altre parole, gli utenti più giovani sentono meno di quelli adulti il bisogno di possedere altri device oltre allo smartphone.
Il sondaggio del Pew indaga il possesso da parte degli utenti rispetto a sei categorie di dispositivi tecnologici: cellulari (inclusi gli smartpohne), computer fissi o portatili, smartphone considerati come categoria autonoma, tablet, lettori MP3, console per videogiochi, device di gaming portatili. Categorie scelte perché significative anche in riguardo agli effetti sociali e di consumo mediale e informativo che implicano: l’utilizzo dei device mobili, per esempio, incide in maniera significativa sul modo in cui le persone spendono il loro tempo, non risultando più ancorate – la maggior parte di tipologie di consumo mediale – a uno specifico luogo di fruizione. Ed è evidente che le industrie produttrici di contenuti (editori compresi), per concorrere sul mercato della fruizione mobile devono adeguare e modulare diversamente le loro offerte, tenendo conto di questi cambiamenti.
La tendenza all’utilizzo di dispositivi mobili e di device «a-specifici» che integrano in un oggetto solo più funzioni e possibilità è senza dubbio una delle più importanti degli ultimi anni: in relazione al settore librario italiano, ha costituito una delle premesse fondamentali ai dati raccolti e elaborati nel Rapporto sullo stato dell’editoria 2015 di Aie; ed emerge anche come fattore significativo in riguardo al fenomeno dell’e-commerce che, dopo la maturità raggiunta nel 2014, ora si trova inequivocabilmente a fare i conti con la «propensione mobile» degli utenti.
Gli editori, in quanto produttori di contenuti, non possono ignorare i comportamenti che i lettori maturano rispetto al settore dei device tecnologici. E sicuramente non lo ignorano i più accorti.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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