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Innovazione

Mercato digitale UK, raggiuta quota 8%

di E. Refraschini notizia del 8 maggio 2012

Secondo le statistiche curate dalla Publishers Association inglese, pubblicate la settimana scorsa, gli e-book costituiscono l’8% del mercato totale del libro. Se il mercato complessivo è declinato del 2%, la forte perdita nelle vendite fisiche è infatti compensata dalla crescita del settore digitale, che comprende e-book ma anche download di audiolibri e abbonamento alle banche dati.
Questo dato, riferito al 2011, fornisce lo scheletro al rapporto curato da Joel Naoum. Più che attraverso dati, statistiche e numeri, la ricerca di Naoum si snoda attraverso le numerose interviste ai diversi attori del panorama editoriale inglese alla fine del 2011. Tracciata brevemente la nascita dei «vanilla e-book», come li definisce, ovvero e-book fatti di puro e semplice testo (adattabile ai vari schermi) senza apporti multimediali, Naoum si impegna in un esame delle problematiche più sentite dagli editori nel 2012.
Tra le maggiori preoccupazioni vi è il proteggere la territorialità del copyright, che diventa sempre più difficile nel digitale; legata a doppio filo è la tematica della pirateria e dei software Drm, generalmente percepiti come una soluzione temporanea ad un problema fortemente sentito (si pensi alle recenti iniziative in campo americano di pubblicare e-book non più protetti da Drm).
L’attenzione si sposta poi sulle varie iniziative in campo digitale di diverse realtà editoriali, sia grandi che piccole. Si parla di politiche di prezzo (sia nel campo di singole iniziative promozionali che come vera e propria politica editoriale) ma anche di enhanced e-book, che sono sulla bocca di tutti ma vengono per ora prodotti da pochi, perché richiedono ingenti investimenti per un risultato che è più d’immagine che di fatturato (a questo proposito è interessante l’intervista alla digital director di Macmillan UK Sara Lloyd); si indaga la creazione di piattaforme come spazi per creare uno stretto legame con i lettori (si pensi a Pottermore ma anche a The land of me). E a proposito di lettori: questi devono essere indirizzati verso i nuovi prodotti digitali da un inserimento di metadati preciso ed efficace da parte delle case editrici, le quali a loro volta devono dotarsi di avanzati sistemi di gestione e distribuzione delle informazioni in modo da essere facilmente indicizzabili e quindi trovabili.
Un interessante documento, insomma, che getta luce sulle varie iniziative adottate nel Regno Unito per cercare di diminuire la distanza che lo separa, nell’editoria digitale, dal gigante statunitense.

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