È vero, il mercato e-book è ancora giovane (e piccolo) in Italia, ma la scintilla si è innescata e gli editori dovranno presto imparare a organizzare una propria strategia digitale.
Numi sulla questione arrivano dagli Stati Uniti dove, secondo l'ultima ricerca Pew rilasciata la settimana scorsa, il 21% degli americani dice di aver letto un e-book e l'Association of american publishers dichiara che i libri digitali venduti nel 2012 (questo l'ultimo dato disponibile) sono stati più di 114 milioni mentre gli iPad avrebbero raggiunto ormai i 48,3 milioni (Fonte: NPDGroup).
Se le premesse sono sicuramente migliori di quelle del mercato italiano, anche gli editori americani stanno affrontando la complicata conversione che il cinema e l'industria musicale hanno già dovuto affrontare da tempo: la trasformazione da industrie analogiche legate ad un unico formato di contenuto a società multimediali capaci di gestire in autonomia prodotti digitali interattivi e immersivi.
C'è poi la vertiginosa serie di decisioni che riguardano il formato: e-book semplice, app dedicata (l'opzione che, fino al rilascio di iBooks 2, offriva la maggiore flessibilità in termini di caratteristiche audio-video per iPad) o enhanced book (soluzione sempre più sfruttata perché ottimale per i tablet, dall'iPad al Kindle Fire al Nook B&N, ma che impone la declinazione dei diversi formati supportati dei device)?
Se alcuni grandi gruppi come Penguin o Simon & Schuster non hanno esitato a buttarsi nel mercato degli enhanced book (il primo con 50 release previste nel 2012, il secondo con una sessantina di titoli in arrivo), sono, come sempre, i piccoli editori a trovarsi nella condizione migliore per sperimentare.
Ne è un esempio un piccolo editore multimediale, Backlit Fiction, che ha scelto di puntare tutto sul fiorente mercato dei Young Adults. «La sfida è coinvolgere gli adolescenti e competere con mezzi come Twitter e Facebook» spiega l'editore Panio Gianopoulos in una recente intervista a Wired Usa. Una scelta ponderata visto che il segmento dei YA sta diventando il collettore principale dei nuovi nativi digitali che, rispetto a tutte le altre fasce d'età, sono anche quelli che leggono di più. Ma cosa hanno di speciale i libri della Backlit? Anzitutto integrano e-book e app con lo storytelling tipico della scrittura di telefilm e film, un linguaggio cui gli adolescenti sono già abituati ma che raramente è il punto di partenza per la creazione di un prodotto editoriale tradizionale. In secondo luogo introducono quella che potrebbe essere ribattezzata «letteratura Farmville», dall’omonimo gioco diffuso su Facebook, ovvero una sorta di gamification dell'esperienza di lettura con, per esempio, capitoli segreti che si aprono solo quando un amico legge il libro, o indizi rivelati, grazie ad una partnership con Foursquare, solo a chi sta leggendo il libro in un certo luogo e così via.
Libri il cui paradigma è insomma molto diverso rispetto a quelli tradizionali e più simile all'integrazione tra pagine Facebook e telefilm-tv show che a quella tra testo e video/immagini che costringono e costringeranno sempre più nei prossimi anni gli editori a innovare i loro prodotti per renderli appetibili a lettori sempre più multicanale.