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Innovazione

I daily news podcast sono il futuro dell’informazione?

di Alessandra Rotondo notizia del 1 dicembre 2020

Attenzione, controllare i dati.

Secondo un report di Reuters (che già lo scorso anno evidenziava le 5 tendenze globali del formato) i podcast d’informazione rappresentano il 7% del totale dei podcast disponibili nel mondo (circa 1,4 milioni in più di 100 lingue). L'1% di questo segmento è coperto dai «daily news podcast», i podcast giornalieri d’informazione, fruiti – stando alla ricerca – dal 10% degli ascoltatori totali.

Sebbene il New York Times, con il suo The Daily, non sia stato l'inventore del formato, il successo è stato tale da farne un punto di riferimento per la gran parte dei giornali, degli editori, dei broadcaster che si sono successivamente cimentati nell’impresa.

Il report di Reuters analizza 102 podcast daily news in sei Paesi (Usa, Uk, Australia, Francia, Svezia e Danimarca) e conclude che il formato, nel 2020, ha intensificato la crescita intrapresa l’anno precedente: 37 nuovi podcast «quotidiani» sono stati lanciati sul mercato da gennaio, compresi – naturalmente – alcuni dedicati alla copertura informativa della pandemia da Covid-19.

Sebbene il consumo di questo tipo di prodotti non sia comparso con l’emergenza sanitaria, quest’ultima ha senz’altro accentuato alcuni comportamenti e pratiche di fruizione: è cresciuto il pubblico, si sono allungati i tempi medi di ascolto.

Se prima del Covid l’ascolto dei daily news podcast crollava drasticamente nel fine settimana, con l’allungamento dei tempi domestici imposto dai lockdown e la ridefinizione della routine casa/lavoro/tempo libero nella «nuova normalità» – ma anche, probabilmente, in virtù dell’accresciuto bisogno di contenuti informativi avvertito dalle persone – la curva dell’ascolto si è modificata. Da un lato mantenendosi sostenuta anche nei giorni festivi, dall’altro distribuendosi con più uniformità nel corso della giornata, con il picco mattutino (momento elettivo per il formato daily news) stemperato in un ascolto diffuso allo scorrere delle ore.

Un gran numero di produttori intervistati riconosce che i loro programmi sono direttamente ispirati al formato deep immersion di The Daily: circa 25 minuti per episodio, con un focus tematico unico che viene approfondito in ciascuna puntata. Sono costruiti du questo modello Post Reports del Washington Post, Please Explain del Sydney Morning Herald, Today in Focus del Guardian, Story di Les Echos e Genstart della Danish Broadcasting Corporation.

Il New York Times dedica a The Daily un team di produzione composto da circa 15 professionisti, per il suo Taday in Focus il Guardian ne impiega 9. Le testate più piccole hanno ovviamente gruppi di lavoro più piccoli, ma la tendenza – vista la peculiarità del prodotto che viene realizzato – è ad avere redazioni specializzate e dedicate esclusivamente al progetto.

L’identikit dell’ascoltatore di daily news podcast tratteggia il volto di una persona giovane (ad esempio, nel Regno Unito, chi ha 35 anni ha quattro volte più probabilità di ascoltarne uno rispetto a un 55 enne) e con un livello di istruzione superiore alla media. Tendenzialmente si tratta di un pubblico fedele, che reitera l’ascolto almeno quattro o cinque volte nel corso della settimana.

Per quanto riguarda le piattaforme di fruizione, Apple primeggia nella distribuzione dei podcast d’informazione quotidiana (e dei podcast in generale), complice anche il ritardo di Spotify (che la piattaforma sta però cercando di colmare in ogni modo). Google Podcast sembra non aver intercettato appieno la tendenza dell’audio quotidiano.

In Italia, da un punto di vista produttivo, le esperienze più interessanti e recenti (e native nel formato podcast) sono quelle di Will Media, con The Essential, e In 4 minuti, realizzato dalla redazione di The Vision. Non mancano i progetti più tradizionali distribuiti anche nel formato podcast, come 24 Mattino di Radio24 o Radio3 Mondo, la rassegna stampa internazionale di RAI Radio3.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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