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Innovazione

Giappone: intelligenza artificiale partecipa a concorso letterario (ma perde)

di Alessandra Rotondo notizia del 29 marzo 2016

Il Nikkei Hoshi Shinichi Literary Award è un concorso per scrittori di estensione nazionale che si tiene in Giappone. La sua peculiarità è quella di non accettare solo opere provenienti da autori umani, ma anche contributi «scritti» da software e intelligenze artificiali.
Fino all’edizione 2016, però – almeno secondo quanto dichiarato dalla segreteria del premio –, nessuno scrittore non umano aveva inviato il proprio romanzo. Quest’anno, invece, su oltre 1.400 opere partecipanti, quattro sono state prodotte da team autoriali «misti»: composti, cioè, da esseri umani supportati da intelligenze artificiali.

L’argomento dei software «scrittori» non è per niente nuovo. Qualche anno fa conobbe una discreta notorietà la vicenda di Philip M. Parker, professore dell’università della California che ha brevettato un algoritmo capace di produrre un «libro» in 20 minuti. Le virgolette sono d’obbligo, perché si tratta più che altro di un insieme di testi compilativi, riorganizzati in una forma nuova dal software a partire da dati, ricerche e contributi preesistenti.
Se quello di Parker era un esperimento condotto in ambito accademico, con scritti di natura tecnico-specialistica, sul fronte della narrativa ricordiamo il software NewNovelist, che sempre qualche anno fa prometteva all’aspirante autore un aiuto per scrivere opere di successo (indicandogli, ad esempio, la percentuale di testo da dedicare alla violenza, quella da riservare al dipanarsi dell’intreccio romantico, la lunghezza globale del romanzo, il numero e il genere dei personaggi e fornendogli altri suggerimenti simili).

Alcuni romanzi non propriamente umani hanno visto anche la luce della pubblicazione: è il caso di TrueLove, pubblicato dall’editore russo Spb, che consiste in una riscrittura algoritmica di Anna Karenina nello stile narrativo di Haruki Murakami; ma anche di World Clock (pubblicato da Harvard Books) di Nick Montfort, professore del MIT che si è fatto aiutare dal codice per definire trame, ambientazioni e personaggi.
Tornando al concorso letterario giapponese, nessuna delle opere co-firmate da intelligenze artificiali ha conquistato il podio, ma almeno una ha superato la prima fase di selezione prevista dal Nikkei Hoshi Shinichi Literary Award. Il funzionamento dell’hub autoriale misto, comunque, dipende per l’80% dai suoi componenti umani: una storia-campione viene prodotta da un autore in carne e ossa e inserita nel software assieme a un database di «mattoncini narrativi» (frasi, nomi, parole, periodi) in modo da offrire grandi possibilità di scelta all'intelligenza artificiale, che modellerà poi il romanzo sulla base della storia-campione, componendolo come un mosaico grazie agli elementi che ha in memoria.

Lo scoglio maggiore che esperimenti del genere dovrebbero riuscire a superare per definirsi validi, in ogni caso, è quello individuato ormai oltre cinquat’anni fa nella teorizzazione del test di Turing: infatti, solo quando una macchina sarà in grado di «pensare», ossia capace di concatenare idee e di esprimerle, probabilmente diventerà anche una buona autrice di best seller.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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