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Innovazione

Fiction di genere e marchi digitali: un matrimonio d'oro?

di L. Biava notizia del 9 luglio 2013

Il mercato digitale cresce e con esso anche la cosiddetta narrativa di genere: letteratura erotica, fantasy, YA, gialli sembrano aver trovato nel mezzo digitale la via migliore per arrivare in modo mirato ai propri lettori. Molto meglio di quanto avveniva tradizionalmente in libreria. Come facciamo a dirlo? Semplicemente dando uno sguardo alle strategie editoriali dei colossi internazionali che nell’ultimo anno hanno varato numerosi marchi esclusivamente digitali specializzati in segmenti ben definiti di mercato: Random House per esempio può contare su Hydra per la sci-fi fantasy, su Alibi per il mystery, su Flirt per i YA, e su Loveswept per il romance, e anche HarperCollins è sulla stessa strada avendo dichiarato, lo scorso aprile, la volontà di creare un nuovo marchio, Witness, dedicato al mystery. In Italia qualcosa di simile lo vediamo con Emma Bookssigla editoriale dedicata alla letteratura femminile lanciata da BookRepublic in collaborazione con Grandi & Associati, che resta fondamentalmente uno dei pochi marchi digital only tematico sul nostro mercato (le collane tematiche digitali, da Rizzoli First ai collaterali digitali di numerosi quotidiani, non mancano ovviamente, ma non sono paragonabili alle iniziative editoriali prese dai colossi internazionali).
Ma perché questo segmento è così interessante? Le riflessioni che si possono fare sono molteplici e si basano tutte sull’assunto che quando leggiamo in digitale non per forza vogliamo le stesse cose che desidereremmo leggere su carta. Gli e-reader infatti garantiscono un certo grado di «anonimato delle letture», potremmo dire, permettendo al lettore di sopperire al proprio bisogno di letture, magari di genere, senza sentirsi giudicato da chi lo osserva. È un pensiero banale, certo, ma è anche il motivo per cui i libri di letteratura erotica, sulla scia di Fifty Shades, hanno iniziato ad adottare cover più eleganti e sobrie.
Un altro fattore che sta contribuendo al successo della letteratura di genere è la serialità: storie sempre più parcellizzate che si completano in più volumi e spingono il lettore a continuare a leggere (e a comprare) i titoli della saga, trasformandolo in un utente veloce e recettivo, molto più disposto all’acquisto d’impulso. Non c’è dubbio infatti che questo tipo di lettore sia passato al digitale anche per la velocità del device grazie al quale il prossimo capitolo è a distanza di pochi click.
Ma non è tutto. Con la creazione di marchi esclusivamente digitali, i grandi editori puntano anche ad aumentare il loro appeal nei verso gli autori self published, magari proponendo la possibilità di una futura pubblicazione mass market. Non è infatti notizia di oggi che gli autori indipendenti provenienti dal mondo del self publishing, forti dei loro successi e del loro fandom on line, sono sempre più interessanti per gli editori tradizionali che guardano con attenzione a quanto succede in rete (il tema è approfondito nell'e-book Prospettiva self publishing. Autori, piattaforme e lettori dell’editoria 2.0). Da ragionamenti di questo tipo arrivano il successo di Amanda Hocking, E.L. James, John Locke o Hugh Howie. Nomi che, se ci dicono qualcosa, è proprio grazie al lavoro di editori che hanno saputo trasformarne il successo sulla rete in chiave globale.

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