
Le imprese editoriali dall'inizio della crisi a questa parte non se la stanno cavando troppo bene e hanno perso quell'andamento anticiclico che sembrava caratterizzarne trend di sviluppo e fatturato. Questo naturalmente accade in Italia dove tra 2012 e 2011 si è perso il -6,3% ma lo stesso si sta verificando anche in altri mercati anche al di fuori dell'area latina.
Non stupisce ma fa riflettere infatti quanto emerge da un'analisi realizzata nel
mercato inglese dove, nell'ultimo anno hanno chiuso ben
98 case editrici.
Un dato che andrebbe contestualizzato con il totale delle case editrici registrate naturalmente, ma che anche così ci parla di un settore in crisi nera. Giusto per fare un rapido confronto le case editrici in Italia che pubblicano almeno un titolo sono 5.074 nel 2012 (dati agenzia Isbn), ma quelle con una (sia pur minima) presenza sul mercato e nei canali di vendita, visto che dichiarano di pubblicare almeno 10 titoli all’anno, sono solo 1.326, quelle che hanno cessato l'attività, secondo Istat sarebbero invece 132.
Ma non sono solo i numeri delle chiusure a preoccupare, secondo lo studio condotto dall'istituto Wilkins Kennedy e
ripreso dal Guardian,
gli editori britannici in crisi sono il 42% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Le cause di questa ecatombe di piccole imprese editoriali librarie e periodiche sono da ricercarsi
in primis proprio nel
digitale che se per i grandi editori ha fatto segnare qualche più nei bilanci, per i piccoli ha finito per erodere un mercato dove i lettori hanno sempre meno disponibilità di denaro per gli acquisti secondari. Secondo i dati riportati dalla
Publishers Association, a fronte di un prezzo medio di 3 sterline per un e-book (i paperback mediamente si aggirano attorno alle 5,50), il mercato digitale è cresciuto nel 2012 del 134% fino a raggiungere quota 216 milioni di sterline mentre quello cartaceo ha perso l'1% assestandosi a 2,9miliardi di sterline.Il digitale ha rappresentato dunque il 7,4% del fatturato totale, un valore che con le attuali dinamiche di mercato e la dura legge degli sconti che vige in UK ha finito per incidere negativamente sul business delle realtà meno strutturate.