Qualche numero: 904 espositori (di cui 601 da paesi arabi e 303 dal resto del mondo) da 85 Nazioni diverse, su 22.000 metri quadrati di spazio, 500.000 i titoli in esposizione, 20 milioni di euro di vendite.
Niente male per una fiera tutto sommato giovane: la prima, nata per volere dello sceicco Zayed Bin Sultan Al Nayan come Islamic Book Fair nel 1981 e poi rinominata nel 1983, contava, nel 1986, 70 case editrici.
Gli organizzatori, coordinati dall’Autorità per il turismo e la cultura, si sono detti estremamente soddisfatti dell’evento, che ha visto una crescita del 10% nel numero di espositori rispetto all’anno scorso. Anche il direttore della Fiera, Jumaa Al-Qubaisi, ha considerato raggiunto l’obiettivo di presentare al mondo le diverse sfaccettature dell’editoria araba. Al-Qubaisi ha dedicato tutta una vita alla diffusione e alla preservazione della cultura degli Emirati in casa e all’estero, grazie in particolare all’impegno nella Abu Dhabi cultural foundation e all’amministrazione della Biblioteca nazionale.
Quest’anno il Focus country, il Paese ospite della Fiera, è stato il Regno Unito: una buona occasione per mostrare la letteratura, cultura ed editoria inglese, e per condividere problematiche e competenze.
La manifestazione si è articolata in tre macro-sezioni: istruzione, professionale e culturale.
Un’importanza particolare è stata data all’istruzione, ovvero alla presenza dei bambini dai 6-12 anni, a cui era specificatamente dedicata una sezione e per cui si è organizzato un accesso agevolato con buono insieme alle scuole. Per loro – che sono «il futuro del mondo del libro», e non dovremmo dimenticarcelo qui in patria – è stato pensato l’Angolo della creatività, che vedeva ospiti diversi protagonisti del mondo dell’editoria per l’infanzia (tra cui diversi illustratori) con un occhio di riguardo per l’accessibilità ai bambini disabili. Tra i diversi ambiti coperti dall’offerta dei libri e dalle relative presentazioni, oltre alle solite materie scolastiche tra cui spiccano scienze, matematica, informatica e lettura, colpisce una «consapevolezza del traffico automobilistico». Un’editoria poliedrica e attenta alle esigenze dei più piccoli, insomma.
La parte professionale, costituita da diverse conferenze, dibattiti ed eventi dedicati a chi lavora nel mondo del libro, aiuta a capire quali sono le problematiche che l’editoria araba deve affrontare. Un gruppo di esperti, per esempio, si è riunito attorno ad una tavola rotonda per discutere dello stato dell’editoria digitale. Il dibattito è stato moderato da Shadi Hassan, direttore del portale rufoof.com e flagship.co. Ciò che è emerso è che l’editoria digitale dell’area è ancora poco sviluppata a causa delle legittime paure degli editori, che conoscono bene la forte tradizione legata alla pirateria (nei comunicati stampa della fiera di qualche anno fa si sottolineava a gran voce che era stato impedito l’accesso a quegli «editori» che producevano e diffondevano libri contraffatti). Ma le case editrici, come la Al Manhal Publishing, sono attente a ciò che avviene nel mondo: non ignorano gli esempi di Amazon e Apple, e sono tesi a cercare delle soluzioni per imbarcarsi in quello che definiscono «il futuro del libro» senza dover per forza affrontare perdite ingenti legate alla produzione illegale. Secondo il direttore di Al Manhal, per esempio, «i bambini sono fortemente e velocemente digitalizzati, e hanno il diritto di accedere a contenuti in arabo, non soltanto in inglese». La maggior parte dei contenuti digitali infatti, è per ora in lingua inglese. Le due problematiche principali, quindi, sono state individuate in una legislazione ancora a maglie larghe per quanto riguarda la contraffazione, e nella difficoltà per diverse aree di accedere ad Internet, per cui si presenta la sfida di rendere facile per chiunque l’accesso alle piattaforme di vendita di e-book.
L’area culturale – quella che ha attirato la maggior parte dei visitatori non-professionisti – è stata ricca di eventi e dibattiti. Degna di nota è l’iniziativa Tawaqee, le sessioni autografi. «Incontrare i lettori e interagire con loro è un’opportunità imperdibile per ogni autore», spiega lo scrittore Mahmood Rama. «Abbiamo tanto da imparare dai nostri lettori». Inoltre, è stata presentata l’Enciclopedia di Poesia Araba. Per chi non mastica quotidianamente il linguaggio poetico, però, è stato organizzato il premio letterario International Prize for Arabic Fiction, vinto quest’anno da Rabee Jaber con The Druze of Belgrade (in Italia Feltrinelli ha pubblicato nel 2011 Come fili di seta).