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Innovazione

Copyright e nuove tecnologie. La prospettiva editoriale (e delle industrie creative)

di Redazione notizia del 28 giugno 2021

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Si avvia verso la conclusione lo studio su «Copyright and New Technologies» promosso dalla Commissione Europea (Direzione generale delle Reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie - DG CNECT) e condotto da un consorzio guidato dal gruppo Technopolis. I primi risultati dello studio sono stati discussi in un workshop con rappresentanti della Commissione ed esperti delle diverse industrie culturali, focalizzato in particolare sul possibile impatto economico di una gestione non ottimale delle informazioni sui diritti in termini di inefficienze e mancate opportunità per i titolari dei diritti e difficoltà d’accesso per gli utenti.

L’intervento introduttivo di Marco Giorello, direttore della «Copyright Unit», ha ricordato come il tema dell’innovazione tecnologica per il diritto d’autore è da tempo nell’agenda della Commissione Europea, come recentemente ribadito con il riferimento alla copyright infrastructure nel Piano d’azione sulla proprietà intellettuale della Commissione Europea per sostenere la ripresa e la resilienza dell’UE.

Dai tre panel di esperti, dedicati all’industria musicale, all’editoria e all’audiovisivo, è emersa l’eterogeneità delle problematiche relative alla gestione delle informazioni sui diritti, generate dalla diversa forma della catena del valore nella gestione dei diritti. La complessità presente nella musica, ben descritta da Chris Cooke, è caratterizzata da due gestioni parallele: da un lato quella dei diritti sull’opera spettanti all’autore e dell’editore musicale, dall’altro lato quella dei diritti del produttore discografico e degli interpreti ed esecutori sulla registrazione. Quando (come per esempio nei servizi di streaming) i diritti d’autore sono gestiti da società collettive e quelli del produttore in modo diretto dalla casa discografica, la riconciliazione delle informazioni può non essere immediata. Complessità non presente nell’editoria, grazie a una gestione dei diritti lungo catene di contratti più lineari, con un ruolo marginale delle società di gestione e dove i problemi possono sorgere in alcuni utilizzi digitali che richiedono una gestione molto granulare (es.: diritto di uso di un capitolo di un libro, o di un articolo di periodico, o di una singola illustrazione).

Il panel sull’editoria, focalizzato sul ruolo degli standard di identificazione e metadati nell’abilitare una efficace gestione delle informazioni sui diritti, ha visto il confronto tra Piero Attanasio e Paola Mazzucchi di AIE, in rappresentanza dell’industria, e Lambert Heller di TIB, la biblioteca nazionale tedesca di scienze e tecnologie. L’editoria rappresenta da molti anni una buona pratica nello sviluppo di standard di identificazione (ISBN e ISSN), di metadati (ONIX, MARC) e di soggettazione (Thema) sviluppati per servire il commercio librario, ma nel dialogo con le biblioteche. Si tratta di portare questa esperienza anche nel mondo della gestione dei dati sui diritti. Si sono inoltre evidenziate le potenzialità di standard di nuova generazione, progettati per il digitale, già affermati come il DOI – per le sue caratteristiche di diretta «azionabilità» in rete – e ancora in sviluppo con l’ISCC (International Standard Content Code), estratto direttamente dal contenuto e quindi utile quando è richiesta una capacità di identificazione successiva all’uso (es.: per a fini antipirateria o quando un utente carica su una piattaforma un contenuto e non ne riporta i metadati). Si è convenuto come il sostegno agli investimenti in questi ambiti, a livello nazionale ed europeo, resta il modo più efficace per la costruzione di una infrastruttura europea per la gestione dei dati sui diritti.

Nella sessione conclusiva, il gruppo di consulenti incaricati dello studio ha delineato un quadro di come le tecnologie emergenti potrebbero contribuire a migliorare l'efficienza e la trasparenza del sistema del diritto d'autore. Tale quadro è in linea con le proposte di innovazione tecnologica di filiera, elaborate da AIE e condivise con le altre industrie dei contenuti, per contribuire alla costruzione copyright infrastructure europea. «Proposte radicalmente contrarie ai principi che sosteniamo sarebbero state preoccupanti – ha commentato Piero Attanasio –; è significativo che l’intervento di apertura di Giorello abbia citato, unico tra i progetti sostenuti, il nostro ARDITO. Tuttavia, le dichiarazioni di principio non bastano, serve l’attivo coinvolgimento degli operatori delle industrie culturali affinché la diversità di settori e segmenti venga rispettata, pur nel quadro di un obiettivo comune».

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