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Editori

Stabile la quota di piccoli e medi editori, ma non mancano le complessità: «Ci vuole una politica di sostegno all’impresa»

di Alessandra Rotondo notizia del 6 dicembre 2023

In un mercato trade stabile rispetto al 2022 si attesta al 50,1% la quota dei piccoli e medi editori nei primi undici mesi. Il valore è analogo a quello dell’anno precedente (50,2%) e lievemente superiore ai dati che tradizionalmente si registrano nei 12 mesi, quando per effetto delle vendite natalizie di best seller la quota di mercato dei grandi gruppi cresce di alcuni decimi di percentuale.

È quanto emerso, in sintesi, nel tradizionale convegno in collaborazione con Nielsen BookScan che ha aperto oggi il programma professionale di Più libri più liberi. Con la moderazione di Sabina Minardi (L’Espresso) e dopo l’illustrazione dei dati da parte di Giovanni Peresson (ufficio studi AIE), a intervenire sono stati Isabella Ferretti (66thand2nd), Enrico Selva Coddè (Mondadori Libri) e Lorenzo Armando (Lexis Compagnia Editoriale in Torino, presidente del Gruppo piccoli editori di AIE).

«I dati che presentiamo oggi confermano il pluralismo che contraddistingue l’editoria italiana» ha commentato il presidente AIE Innocenzo Cipolletta che ha dato avvio all’incontro portando i suoi saluti. «I piccoli editori, in particolare, hanno una grande fame di informazioni sul mercato per poter dirigere la loro attività. AIE è l’associazione di tutti gli editori, questa fiera in particolare è dedicata ai piccoli, ma tra noi qui, oggi, c’è anche il rappresentante di un grande gruppo, perché lo spirito di cooperazione è ciò che vogliamo ci contraddistingua».

Ma partiamo dai dati. I 1.283 milioni di vendite nei primi undici mesi, pari a 85,7 milioni di copie, sono così suddivisi: gli editori con un valore delle vendite a prezzo di copertina fino a 5 milioni di euro e fuori dai grandi gruppi, ovvero i piccoli, hanno venduto complessivamente libri per 352 milioni (valore a prezzo di copertina), con una crescita del 4,1% rispetto l’anno precedente. I grandi gruppi editoriali (Mondadori, GeMS, Feltrinelli e Giunti) hanno avuto vendite pari a 609,8 milioni di euro, in crescita dello 0,5%. A restringersi è stata invece la quota dei medi editori fuori dai grandi gruppi, con vendite oltre i 5 milioni: 259,2 milioni di euro, in calo del 5,5%.

Per quanto riguarda invece i canali di vendita, nei primi undici mesi del 2023 recuperano quota sia le librerie fisiche, che passano dal 53,4% al 54,5%, che la grande distribuzione, dal 4,7% al 4,9%. In calo invece l’e-commerce, che dal 41,9% si attesta al 40,6%.

Se guardiamo invece ai generi, nei primi undici mesi del 2023 gli italiani hanno letto più romanzi di autori italiani e meno di autori stranieri rispetto all’anno precedente: mentre la narrativa italiana è infatti cresciuta del 5% (valore del venduto a prezzo di copertina), quella straniera è calata del 4,7%. In calo, dopo la corsa degli anni precedenti, anche il fumetto: -13,0% rispetto al 2022 (ma se prendiamo come paragone il 2019 l’aumento è stato del 188,9%). In lieve flessione l’editoria per bambini e ragazzi (-0,7%) e la saggistica specialistica (-1,2%), mentre cresce del 5,5% la saggistica generalista (divulgazione e attualità) e del 6,6% quella pratica, ovvero manuali non universitari e libri di self help.

«Per fortuna anche il trade tiene» ha commentato Lorenzo Armando, sottolineando al contempo quanto, da un lato, i cambiamenti che avvengono nel settore editoriale siano in gran parte anticipati dai piccoli editori. Dall’altro, quanto la stabilità delle quote di mercato vada di pari passo «con una veloce trasformazione del business: dall’impatto delle nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, alle problematiche della distribuzione».

Di stabilità, ma anche di fragilità dell’equilibrio del mercato e di complessità del mestiere dell’editore  ha parlato Enrico Selva Coddè, soffermandosi in particolare sulla dinamica dei canali di vendita osservata quest’anno da Mondadori. «Per quanto riguarda i canali, è vero che la Gdo ha conosciuto una lieve crescita, ma in un contesto in cui vale il 5% del totale. Le librerie indipendenti sono calate pochissimo e rappresentano il 16% del mercato, ed è una buona notizia. Il combinato disposto di catene e online pesa il 78%, con un ulteriore travaso dall’online al fisico, ed anche questa è una buona notizia».

Un altro aspetto interessante per Selva Coddè è l’aumento dei titoli venduti nonostante il calo di copie: «Siamo a 580 mila nei primi 11 mesi, che vuol dire 2,5% in più dell’anno precedente e pur avendo un e-commerce leggermente in calo. Le novità invece sono scese del 4%: 47 mila fino a novembre. Questo porta a riflettere sul fatto che il venduto medio del libro è di 150 copie, 500 per le novità».

Rispetto ai generi, Selva Coddè fa notare che «ci sono segmenti di mercato, come quello bambini e ragazzi, che crescono costantemente. E allora può essere interessante osservarli da vicino per capire al loro interno cosa effettivamente cresce: lo fanno le pubblicazioni rivolte alla fascia 0-5 anni, mentre è in calo la fascia 11-13».

«La parola stabilità non è necessariamente positiva per i piccoli e medi editori» osserva Isabella Ferretti. «Fumetti e romance hanno rappresentato due picchi, due discontinuità, emerse proprio dal nostro settore. Eppure restiamo in difficoltà, e confermata resta la fragilità del nostro comparto».

Quello di Tillie Cole con Dammi mille baci, pubblicato da Always Publishing, continua Ferretti, è un fenomeno certamente rilevante, «ma si tratta pur sempre di un titolo solo, di un caso solo: basta guardare alla classifica dei primi dieci titoli più venduti nei primi 11 mesi del 2023». È evidente che uno dei problemi principali resta quello degli indici di lettura: «Se perdiamo i lettori dopo i 5 anni di età e continuiamo a pubblicare così tanti titoli, è evidente che abbiamo un problema di assorbimento che necessita di essere compensato da misure di sostegno».

Quando parliamo di sostegno rispetto alla media e piccola editoria, approfondisce Ferretti, quello che dobbiamo immaginarci non è un intervento assistenziale. «Sarebbe importante alleggerire la pressione fiscale, per esempio con il credito d’imposta come per il cinema, o con agevolazioni fiscali per l’acquisto della carta, o un intervento sui costi di spedizione, che incidono molto sui conti del piccolo editore».

Ferretti auspica la possibilità che queste misure possano essere inquadrate all’interno di una legge unica, che non si limiti a normare lo sconto al pubblico: «In questo modo, forse, si riuscirebbe a uscire dal perenne indebitamento aziendale, tra le caratteristiche principali della nostra editoria, e aiuterebbe anche la stabilizzazione del lavoro».

Lorenzo Armando conferma la fragilità finanziaria che potrebbe spazzare via molti piccoli editori, e sottolinea come sia mancata, accanto a una politica di sostegno della lettura, una politica di sostegno all’impresa. «Conto che il presidente Cipolletta, con la sua esperienza confindustriale, possa darci una mano. Intanto è una forza essere grandi e piccoli in AIE, una forza di cui beneficiano anche gli editori non associati».

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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