Qualcuno avrà provato ad immaginarsi Robert Langdon e Sienna Brooks che si aggiravano sopra quel prodotto della tecnologia cinquecentesca che sono le campate progettate da Giorgio Vasari e che reggono il soffitto della Sala dei Cinquecento a Palazzo vecchio a Firenze (al tempo la più grande sala coperta al mondo) mentre Assinform (l’associazione nazionale delle principali aziende di Ict) presentava i dati della 45esima edizione del suo rapporto. Perché lo spazio in cui il convegno si è svolto, il 16 luglio scorso, non era importante solo per la sua dimensione tecnologica (quella di allora e quella di oggi), ma anche per quell’enigmatico «cerca trova» che sta scritto (piccolo piccolo) su uno degli affreschi del Vasari nella salta stessa, forse su quello che coprirebbe ciò che resta della Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci.
Perché anche nelle slide che sono state presentate (e neache tanto in piccolo) potevamo esercitarci in un nostro «cerca trova» e trovare numerose indicazioni che riguardano direttamente i cambiamenti in corso nel nostro settore.
A cominciare dal fatto che nel 2013 tra i settori dell’Ict ad essere cresciuto c'è quello dei «contenuti» digitali che è arrivato a valere 7,6 miliardi. Rispetto ai 65,1 Md complessivi del settore (-4,4% rispetto al 2012) la vendita dei contenuti registra un +5,6% rispetto al 2012 e un +12,8% rispetto a soli tre anni prima.

Valori importanti in anni di congiuntura negativa e di tagli di spesa diffusi, soprattutto perché registrati a fronte del calo complessivo dell’Ict (-6,2%) nello stesso arco di tempo. In altre parole in questi tre anni è il settore dei contenuti a trainarne la crescita piuttosto che quello dei «Servizi di rete di Tlc» (-25,7% ), dei «Servizi Ict» (-5,1%) o della vendita di «Dispositivi e sistemi» (-2,4%). E qualche considerazione - e qualche vanto - potremmo pure accamparlo.
A sua volta il settore «Contenuti» (i 7,6 miliardi di cui dicevamo) presenta dinamiche assai diverse e di grande interesse per chi i contenuti li crea e li produce: le news dell’editoria on line segnano un +9,2%; i «Contenuti per e-book» +17,6%; il gaming un +11,9%; il mobile entertainment +20,0%; la musica +79,2% (43 milioni di euro secondo NetComm e Assinform, forse un po’ ottimisticamente). Solo il video (ma include anche il satellite) fa registrare un valore negativo: -1,8%.

Che i contenuti siano in questo momento il motore - diretto o indiretto - del settore lo indicano anche altri componenti dell’articolato settore Ict. Ad esempio quello dei «Dispositivi e sistemi», premia quelli da cui l’utente accede in situazioni di mobilità: +42,4% per i tablet (raddoppia il parco installato), +13,8% per gli smarthphone, rispetto a un -20% per i Pc. Se una volta il libro, proprio perché tascabile, era portabile e si poteva accedere alle storie da uno scompartimento ferroviario o da una spiaggia, oggi la stessa funzione la svolgono smarthphone, tablet ed e-reader.
Quest’ultimo mercato, in particolare nel 2013 è significativamente mutato in termini di spesa e di unità. 1,150 milioni di e-reader venduti per un valore di 114 milioni di euro (-5,0% a valore dovuto al fatto che sono arrivati sul mercato nuovi player con una riduzione del prezzo medio). E per essi perdura l’effetto concorrenza rappresentato dai tablet (3,4 milioni di unità vendute, +65,7%) che vengono sempre più considerati come prodotti sostitutivi dei dispositivi di (sola) lettura e preferiti per le funzionalità aggiuntive che sono in grado di garantire. Dunque in un anno, come ci stiamo raccontando, pesantemente negativo per la lettura e per il settore abbiamo 4,5 milioni di unità di lettura comprate dagli italiani (ce lo dice chi i dispositivi li distribuisce), e una spesa di 1,2 miliardi di euro per dotarsi di dispositivi attraverso cui accedere a contenuti, anche editoriali. Chi cerca, trova.