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Editori

Netflix ha comprato la Roald Dahl Story Company. Libri e serie tv sono sempre più vicini

di Alessandra Rotondo notizia del 23 settembre 2021

Attenzione, controllare i dati.

Netflix ha recentemente annunciato di aver acquisito la Roald Dahl Story Company, la società che detiene i diritti delle opere di Roald Dahl. Celebre scrittore di libri per bambini, Dahl è autore di titoli come La fabbrica di cioccolato, Matilde e Il GGG. I suoi libri sono stati tradotti in più di 60 lingue e hanno venduto più di 300 milioni di copie in tutto il mondo.

Le due società avevano già stretto un accordo nel 2018 con l’intenzione di portare sullo schermo gli adattamenti animati di 16 titoli dello scrittore: attualmente in lavorazione ce ne sono 3, due serie e un musical. Ma con l’acquisizione Netflix avrà libero accesso alla collezione di property dello scrittore britannico.

L’obiettivo – come annuncia la stessa piattaforma – è quello di creare un «universo esclusivo» di prodotti per portare ai fan «di adesso e del futuro le sue storie più amate in modi nuovi e creativi». Il comunicato precisa che l’offerta sviluppata da Netflix comprenderà certamente film, film animati e serie, ma anche «giochi, esperienze immersive, teatro dal vivo, prodotti di consumo e molto altro».

La notizia, già di per sé rilevante, ci invita a riflettere su almeno due aspetti. Da un lato la grande fame di contenuti delle piattaforme di streaming (video ma anche audio, se pensiamo all’impegno che company come Audible, Storytel e Spotify rivolgono alle produzioni originali e alle licenze di distribuzione in esclusiva). In un’arena dell’offerta audiovisiva oramai ben popolata, la leva del contenuto è sempre più importante per attirare nuovi utenti e per fidelizzare quelli vecchi.

Netflix lo aveva capito già nel 2017 quando – con un’operazione con significativi tratti in comune con quella attuale – acquisiva Millarworld, l’etichetta creata nel 2003 da Mark Millar per pubblicare le sue serie a fumetti creator-owned. Amazon (proprietaria di Prime Video) ha dato definitiva prova di averlo inteso qualche mese fa, acquistando per 8,45 miliardi di dollari la Metro Goldwyn Mayer.

Dall’altro la transmedialità. Alla grande fame delle piattaforme corrisponde infatti la grande fame dei fruitori di contenuti: un appetito che è più semplice soddisfare potendo contare sull’esistenza di un intero universo narrativo da esplorare. Un universo con il quale l’utente ha magari già confidenza e affinità. L’acquisizione della Roald Dahl Story Company da parte di Netflix sembra confermare una volta di più che il cliente dell’intrattenimento è un cliente a tutto tondo, ed è particolarmente soddisfatto quando può fruire le storie in media diversi, esplorandone tridimensionalmente le evoluzioni.

In questa scia s’inserisce quel legame tra schermi e libri, tra pagine e pixel, che le piattaforme di video streaming – lungi dall’indebolire – sembrano aver potenziato. E se il libro è spesso l’incipit di una catena di valore capace di attraversare e coinvolgere altri media (e lo abbiamo recentemente sentito raccontare da Sky Italia e Lux Vide) non vuol dire che questo valore non possa poi al libro ritornare: in forme e modalità diverse. È il caso di Leonardo, fortunata fiction mandata in onda in primavera da Rai 1 che ha fatto crescere del 156% le vendite di titoli dedicati all’artista. O anche quello de La regina degli scacchi che – già tratta dall’omonimo romanzo di Walter Trevis – ha mobilitato le vendite di scacchiere e pedoni, manuali e corsi, e ovviamente del libro di Trevis.

Cogliere le opportunità della transmedialità e abituarsi a un approccio che sappia tener conto delle connessioni con gli altri media è sempre più parte integrante del lavoro dell’editore. Al tema AIE sta dedicando un percorso formativo in quattro tappe, il primo modulo si è tenuto la settimana scorsa, i successivi tra ottobre e novembre.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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