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Editori

Sky è a caccia di libri: «Vi raccontiamo come un romanzo diventa una serie tv»

di Samuele Cafasso notizia del 8 febbraio 2021

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La carica di Emanuele Marchesi all’interno di Sky Italia, nel team Original productions guidato da Nils Hartmann, è quella di head of development. Per dirla in altro modo – e dirla in italiano – lui è l’uomo che, in un team di cinque persone, valuta le storie che diventeranno una serie televisiva. Dottore di ricerca in semiotica a Siena, una passata esperienza lavorativa nella comunicazione, Marchesi è per Sky quello che è un editor in una casa editrice, la persona incaricata di trovare le storie che potranno diventare non libri, ma serie tv. E, tra queste storie, molte sono quelle che nascono proprio dalle pagine di un romanzo.
 
 
Tra gli ultimi progetti sviluppati da Sky per la serialità televisiva c’è Anna, dal libro di Niccolò Ammaniti e una serie sul caso Varani tratta dal libro di Nicola Lagioia, La città dei vivi, entrambi pubblicati da Einaudi. Hanno di recente debuttato le nuove puntate di Barlume, dai gialli di Marco Malvaldi per Sellerio. Ci sono altre serie in arrivo che nascono da libri di autori italiani?
Ci sono, ma non possiamo annunciarle ancora perché ci stiamo lavorando. Posso però dire che l’attività di ricerca di Sky è costante e che stiamo cercando molto tra i libri di autori italiani. Per quanto riguarda le serie che lei citava: Anna uscirà a breve, mentre per La città dei vivi siamo in fase di scrittura.
 

Anna
 

In questa fase di scrittura è coinvolto l’autore?
Sì, Nicola Lagioia è pienamente nel team di scrittura insieme ad altri sceneggiatori. Coinvolgere gli scrittori è per noi estremamente utile perché, a parte il loro talento nella scrittura dei soggetti e delle sceneggiature, le loro conoscenze sono fondamentali nelle fasi di ricerca e documentazione, per riuscire a rendere al meglio il mondo che hanno creato nei loro romanzi.
 
 
Nel 2021 è in uscita anche la nuova stagione di Gomorra, forse la più famosa serie di Sky, a partire dal libro di Saviano. Come viene svolto il lavoro di sviluppo e scrittura a partire dal libro? 
Il lavoro su Gomorra, soprattutto sulla prima stagione, è andato in profondità nel riprendere l’universo descritto da Saviano estraendone alcune storie e mettendole in scena. Il gruppo di scrittura ha usato il libro come una miniera da cui estrarre le storie. Lo stesso è avvenuto per quest’ultima stagione, dove si è scritto tenendo conto sia dell’universo romanzo sia delle storie che le quattro stagioni precedenti avevano portato avanti, sia del continuo lavoro di documentazione sul reale che gli autori portano avanti.
 

Gomorra
 

C’è poi il caso di We are who we are, la serie diretta da Luca Guadagnino e che annovera tra gli autori Paolo Giordano. La serialità televisiva ha aperto un nuovo canale di espressione per gli scrittori italiani?
Sicuramente: è un altro modo per raccontare delle storie. Lei ha citato autori di romanzi che, a seconda delle inclinazioni, delle capacità, dei tempi a disposizione, partecipano a una nuova modalità narrativa che nasce da un lavoro collettivo con ruoli e livelli di impegno differenti. Ammaniti è creatore delle serie Anna, altri hanno un semplice ruolo di scrittura all’interno di una squadra, ma comunque parliamo sempre di gruppi di scrittura che, per una serie di otto puntate, è composto da non meno di tre persone.

 
 We are who we are


Quali sono i 5 criteri che possono rendere un libro una buona partenza per una serie tv?
Un libro deve creare un mondo ricco e coinvolgente, non importa quale sia, può essere l’Antica Roma, un futuro distopico, la criminalità organizzata. Ma deve essere un mondo dove ci sono tante storie. Poi ci devono essere dei personaggi con cui è facile entrare in coinvolgimento emozionale e che siano, a loro modo, memorabili. La terza cosa è la trama: devono succedere un sacco di cose, bisogna tenere alta l’attenzione dello spettatore, che è più volatile di quella di un lettore. Il quarto criterio è l’originalità: all’interno di canoni definiti, ogni opera deve avere una scintilla che la distingue dalle altre. Per il quinto criterio: devono essere storie che interessino prima di tutti il pubblico italiano, che è il nostro primo riferimento.
 
 
Nel caso de La città dei vivi, la serie tv è stata annunciata prima del lancio del libro e, addirittura, ancor prima che ne venisse svelato il titolo. In quale momento della produzione editoriale è utile per un editore o un autore proporre un adattamento per la tv?
Non c’è una regola prefissata. Petra è stato un grande nostro successo dell’anno scorso ed è stato tratto dai libri di Alicia Giménez-Bartlett che non solo erano già stati pubblicati (in Italia da Sellerio), ma che avevano già avuto un adattamento per lo schermo. Ovviamente un grande successo editoriale o di critica aiuta, ma non è un criterio fondamentale. Abbiamo rapporti con case editrici e agenti letterari che ci fanno proposte a vari stadi di preparazione del libro, se riteniamo che le informazioni meritino un approfondimento li contattiamo ed è una cosa che stiamo facendo in maniera sempre più organica. Esploriamo il mondo dei romanzi, ma anche quello dei graphic novel e altro ancora, perché oggi c’è una grande richiesta di nuove idee.


Petra
 

Può quindi succedere che siate voi a contattare l’editore e non il contrario. Come si svolge il lavoro di chi, all’interno di Sky, sceglie da dove partire per le nuove serie televisive?
Siamo una squadra di persone a cui piace leggere, anche fuori dall’orario di lavoro, ed è già successo che da letture personali – libri, riviste, recensioni, saggi… – sia nata l’idea per una serie. Inoltre ci appoggiamo ad alcuni lettori esterni che ci producono delle schede di lettura. La maggior parte di noi ha lauree in discipline umanistiche, ma le esperienze sono molto differenziate. Io ho fatto comunicazione, altri vengono dal mondo dei set cinematografici e televisivi… non c’è un profilo definito. Serve passione, soprattutto, sembra banale dirlo ma è così.
 

I delitti del Barlume
 

Un adattamento di un libro per una serie tv significa un effetto moltiplicatore sulle vendite. Quali sono gli spazi per iniziative di marketing congiunto?
Lavoriamo a stretto contatto perché c’è uno scambio virtuoso: la tv ti porta un’amplissima platea, il libro un nucleo di lettori affezionati, molto appassionati e coinvolti. La promozione in libreria, la classica fascetta, il libro accreditato nei titoli di coda della serie e un lavoro di ufficio stampa e promozione che vede l’autore del romanzo coinvolto in prima persona, sono solo alcuni degli strumenti che si possono attivare. Davvero le collaborazioni sono molto strette: un esempio, anche se non relativo alle serie prodotte da noi, è il lavoro congiunto che abbiamo fatto noi e Mondadori per offrire al pubblico la storia di Trono di spade, come libro e serie televisiva.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano, dove ho frequentato il master in giornalismo dell’Università Iulm e quello di editoria di Unimi, Fondazione Mondadori e AIE. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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