Nel 2023 Terre di Mezzo lancerà una nuova collana rivolta al pubblico young adult. «L’obiettivo è accompagnare i lettori giovani in una età in cui abitualmente abbandonano la lettura», dice Miriam Giovanzana, co-fondatrice della rivista Terre di mezzo, testata mensile specializzata in inchieste sociali, e della casa editrice Terre di mezzo Editore. «Non sarà facile, ma è una sfida da cogliere», aggiunge Giovanzana. Si tratta dell’ultimo capitolo nella storia di una realtà che è nata nel 1994 e che, da allora, ha continuato a evolvere pur mantenendo intatti i propri aspetti più caratterizzanti. 

Quali sono i tratti che vi distinguono rispetto alle altre case editrici?
Come amiamo dire noi, siamo nati per strada. Lo abbiamo fatto con un giornale di strada, Terre di mezzo, che voleva fare informazione sulle città nascoste, sui piccoli mondi al loro interno con cui conviviamo ma su cui non siamo abituati a farci domande, ad allungare il nostro sguardo. Il tema dello sguardo ci ha accompagnati dall’inizio della nostra storia. Siamo un editore che si vuole occupare della realtà, facciamo narrazione, cerchiamo di capire e di svelare quali sono i semi di futuro presenti nelle nostre vite quotidiane, semi che ci sono già e che non vediamo. L’obiettivo è aiutare questo futuro a nascere, contribuire a plasmare la realtà. 

Terre di mezzo è un editore, ancor prima che una casa editrice, e non si occupa solo di libri.
Abbiamo fatto un giornale, dato vita a una manifestazione fieristica, Fa’ la cosa giusta. Pensiamo di essere una realtà generativa, che fa nascere libri ma anche nuovi spazi di narrazione, di relazione e di incontro. Il nostro sguardo sulla realtà ha una impronta anche giornalistica. I primi libri nascono dalle nostre inchieste. Uno dei primi fu sulle vacanze solidali. Venticinque anni fa abbiamo capito che c’era un piccolo mondo disponibile a passare le proprie vacanze con un approccio diverso da quello più convenzionale. I nostri libri sono poi confluiti in una collana di turismo responsabile, una parte della quale è dedicata al turismo a piedi e in bicicletta. Il primo volume è uscito nel 2000, una guida al cammino di Santiago, ed è stato un momento importante nella storia della nostra casa editrice. Quest’anno abbiamo chiuso la 14esima edizione di questo volume. Ne sono poi seguiti tanti altri, il primo sull’Italia è stato pubblicato nel 2004, Di qui passò Francesco. Con questa collana abbiamo dato il nostro contributo alla nascita di un fenomeno, quello dei grandi cammini a piedi. Abbiamo cartografato circa 10 mila chilometri di sentieri, tra città d’arte e luoghi periferici, dando il nostro apporto alla rinascita di alcuni borghi. 

Oltre a questa collana, quali sono i principali punti di forza del vostro catalogo?
Ha molto successo l’Acchiappastorie, collana che si rivolge a bambini e ragazzi. E poi c’è la grande narrativa. All’inizio abbiamo pubblicato titoli importanti come Babele 56, di Giorgio Fontana, o Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti, uno dei suoi primi libri sulla montagna. Senza dimenticare giovani autori e autrici, come Mary Accardi e Francesca Scotti.

Un catalogo che sarà protagonista a Più libri più liberi, in programma dal 7 all'11 dicembre. Quale rapporto avete con la fiera della piccola e media editoria?
Partecipiamo da più di 10 anni. Siamo nati lì, in un certo senso. Più libri più liberi ci ha accompagnati nell’incontro con il pubblico del Centro Italia, per noi che siamo milanesi non era scontato. Questa fiera ci ha adottati fin dall’inizio. Il momento fieristico è sempre significativo, ma lo è ancora di più se si svolge in una città che non è la tua. Per noi non è stata solo una occasione. Parlerei di un innamoramento reciproco. Ha richiesto, e continua a richiedere, un investimento importante in termini di impegno ma ripaga con grandi soddisfazioni, sia per gli incontri che offre sia per la pubblicità e il sostegno alle vendite.