Quali sono oggi le scelte didattiche degli atenei italiani? Come sono cambiate in questi anni? Quali sono i materiali che compongono le indicazioni avanzate dai docenti nei vari ordini universitari? Che ruolo ha il digitale nella didattica e quale spazio conserva la «carta»?
Alcune risposte a queste domande si possono trovare nell’elaborazione dei dati di Athena Università, la banca dati delle adozioni universitarie convenzionata con AIE e curata da Nicola Labianca che da dieci anni rileva i materiali indicati dai docenti - libri e manuali, ma non solo - in 25 atenei italiani (l’elenco in www.athenauniversita.it/Tempi.html).
La prima curiosità, analizzando i dati, è la presenza di marchi editoriali stranieri (diretti o attraverso le loro consociate italiane). Da meno del 3% dell’area disciplinare di Lettere e filosofia e Lingue al 29% di quella SMFN passando per quote del 25%-26% di Economia o Giurisprudenza.
Se i manuali e i libri costituiscono la parte ancora largamente maggioritaria nelle indicazioni proveniente dai docenti, i così detti «materiali didattici liberamente disponibili» (Mdld) dal 2008 a oggi vedono crescere il loro peso percentuale. Dispense non cartacee, periodici on line, newsletter, elaborati di gruppi di ricerca, «citazioni varie», test, appunti, esercizi svolti, slide presentate a lezione dal docente, indicazioni di materiali disponibili in rete, ecc. erano il 4,5% nel 2008 sono nel 2014 il 9,2%.
Cominciano a essere presenti pur con numeri «ancora bassi» e-book pubblicati da case editrici universitarie (altri – sia pure ancora con numeri insufficienti per qualunque riflessione – sono costituiti da «auto pubblicazioni dei docenti» per ora conteggiati nel Mdld). Nel 2014 i titoli indicati sono il 3,1% delle - diciamo così - «adozioni». Un valore che non indica la quota di mercato dell’e-book universitario ma la percentuale dei titoli in formato e-book sul totale dei titoli segnalati dal docente (volendo fare un paragone forzato con la varia – titoli e-book sui titoli pubblicati – qui siamo al 72% delle novità: Fonte IE).
Semmai il dato rilevante (o l’indizio interessante) sembra essere un altro. E in linea con quanto emergeva dall’indagine condotta lo scorso anno da Marina Micheli per l’Ufficio studi Aie raccolta nell'e-book Stili di studio degli universitari italiani tra carta e digitale e il cui elemento centrale veniva così riassunto nella postfazione da Mirka Giacoletto Papas (Presidente del gruppo accademico professionale di Aie): «Carta e digitale appaiono come elementi naturali dei paesaggio in cui i nativi digitali si muovono. Non li vedono in contrasto. Li usano entrambi, secondo le occasioni e le finalità del momento. Per questo chi pure trascorre molto tempo davanti a uno schermo preferisce spesso stampare i file da studiare. O esprime scetticismo sulla sostituzione dei libri con fonti solo digitali indicando piuttosto una strada di integrazione. In un mondo caratterizzato dal cambiamento, dalla rottura dei paradigmi imposta dalle tecnologie (che è di moda dire all’inglese “disruption”), il “libro” è elemento di continuità. È di carta o digitale. In ambito educativo è possibile arricchirlo con approfondimenti, integrazioni, esercitazioni, verifiche. Ma è ancora libro».