Per fortuna che c’è Papa Francesco, si potrebbe affermare o, manzonianamente, che la Provvidenza esiste. Certo l’editoria religiosa non fa segnare, come il resto del settore, molti valori positivi, ma per lo meno quelli che ci troviamo davanti sono valori meno negativi rispetto alla media. È questa la considerazione che viene da fare guardando ai dati che Uelci (l’associazione che raccoglie editori e librai cattolici) ha presentato alla stampa il 3 ottobre scorso: il IV Rapporto sull’editoria religiosa curato dall’Ufficio studi dell’Aie, e la seconda indagine sulla lettura dei libri religiosi condotta, nel settembre di quest’anno, dall’Ipsos di Alessandro Pagnocelli (torneremo nel «GdL» di novembre su un’analisi più dettagliata di entrambe le indagini).
Aumentano innanzitutto nel 2013 il numero di libri di argomento religioso pubblicati (+3,8%) rispetto a un calo (il primo dal dopoguerra) della produzione complessiva. I lettori con più di 18 anni che dichiarano di aver letto almeno un libro religioso nel settembre 2014 sono 5,7 milioni, in calo rispetto al 2012 (-2,2% quando Ipsos condusse un’indagine analoga), ma assai meno rispetto a quanto abbiamo visto nel mercato della lettura tra 2012 e 2013 (-6,1%; i dati di quest’anno non sono ancora disponibili). Come è in calo anche il fatturato (vendite trade più vendite dirette) che registra un -5,6% con una decrescita netta ma meno accentuata rispetto al calo a due cifre registrato dal mercato nazionale (gli ultimi dati saranno resi pubblici domani nel corso della conferenza stampa di presentazione del Rapporto sullo stato dell'editoria 2014 a Francoforte).
Dunque un settore che, pur non avendo molti segni «più» davanti ha (ancora) valori negativi meno marcati e che vale circa il 6% del mercato complessivo (ma l’impressione è che sia anche qualcosa di più), paradossalmente finisce per attirare l’attenzione degli «altri» editori e delle librerie «non religiose». Esempio eclatante è l’andamento nel numero di titoli di argomento religioso: a un +2,7% fatto segnare dagli editori propriamente religiosi corrisponde un +25,3% degli altri.
Le ragioni? Alcune sono legate alle tecnicality proprie del settore come il miglioramento della qualità dell’assortimento e dell’esposizione nelle librerie di catena e nelle librerie indipendenti, la migrazione di autori «religiosi» verso i grandi gruppi meglio attrezzati nella gestione dei diritti e con filiere distributive più organizzate, la maggior forza con cui l’editoria laica è entrata – non solo nel segmento della saggistica di cultura e di riflessione (ormai pubblica qui più del 50% dei titoli!) – ma anche in quello della meditazione, della devozione, della pastorale che erano un tempo campi saldamente gestiti dagli editori cattolici, il rinnovamento editoriale delle stesse sigle che compongono la galassia dell’editoria cattolica.
Ma vi sono ragioni più profonde e strutturali che si colgono su un arco di tempo più lungo. Come su un arco di tempo più lungo si coglie l’aumento di lettori che tra il decennio scorso e oggi fa sì che l’editoria religiosa abbia comunque tra i 900 mila e il milione di lettori in più! Si tratta di una domanda che presuppone l’interrogarsi sul «senso» della vita, sui grandi temi etici e sociali da parte di un pubblico che non necessariamente si dichiara cattolico o praticante. Una domanda che inevitabilmente finisce per incrociare il mondo della religione ma non necessariamente le librerie religiose (ne sono state chiuse 26 tra 2010 e oggi) o gli editori cattolici.
Assieme alle forze dell’ ordine (+4 punti percentuali; indagine Demos & Pi) l’unica altra istituzione che fa osservare un sensibile aumento della fiducia negli italiani (+10 punti) è la Chiesa. Come osservava Ilvo Diamanti «nel primo caso, per la crescente domanda di sicurezza, in tempi tanto incerti. Nell’altro, per la capacità di papa Francesco di “comunicare” valori condivisi in modo pop(olare). E di testimoniare come la Chiesa – a differenza della politica [e, aggiungiamo noi, di molti altri soggetti pubblici e privati] – sia in grado di cambiare». E le classifiche di vendita che mensilmente pubblichiamo sul «GdL» sono lì a segnalarlo.