
I
libri per bambini, siano essi di carta o di bite, sono un mercato sempre più importate della produzione editoriale e non c'è dunque da stupirsi se da Germania e Regno Unito arrivano notizie di un aumento nel livello della sensibilità nei confronti di questo segmento produttivo.
In
Germania, l’Associazione degli editori e dei librai
ha annunciato che, per gli e-book con contenuto particolarmente violento e offensivo, diventeranno obbligatorie le
etichette di classificazione in base all’età, come già avviene oggi per i film in Dvd. Secondo Christian Sprang, consigliere legale dell’Associazione, gli e-book dovranno essere trattati in modo analogo ai film e ai video e quindi saranno soggetti alla
legge sulla protezione dei minori. Dal 2017, quindi, sui prodotti saranno applicate automaticamente le etichette con l’indicazione della classificazione, che andrà da 0 (nessuna restrizione) a 18.
Dal Regno Unito, invece, arriva la storia ripresa dal «
Guardian» di una bambina di otto anni che ha vinto la sua piccola battaglia per l’uguaglianza. La bambina, di nome Els, che frequenta una scuola di Londra, ha scritto
una petizione alla casa editrice per bambini Scolastic, firmata da altre 80 persone tra cui amici, insegnanti e familiari. Il motivo? Obbligare la casa editrice a non etichettare i libri «per bambini» o «per bambine». Tutto è iniziato da una semplice domanda di Els: «Cosa succede se a una bambina come me piace un libro sui pirati, anche se è etichettato “per bambini”?» La risposta della Scolastic non si è fatta attendere. La casa editrice ha infatti precisato di non aver mai etichettato i libri in questo modo e che il libro a cui la bambina si riferisce è presente su una loro brochure, ma è pubblicato da un altro editore. La Scolastic, comunque, ha accettato la richiesta della bambina, impegnandosi a continuare a non etichettare i libri e sottolineando che
ogni bambino è diverso dall’altro e ha diritto a scegliere il libro che più preferisce. La lettera di Els ha avuto una grande risonanza in tutto il Regno Unito al punto che anche altri editori hanno deciso di
non etichettare più i libri secondo criteri gender-based.