Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina
Editori

Dietro le quinte della traduzione editoriale, intervista a Marina Beretta e Giusi Valent

di M. Gualtieri notizia del 13 maggio 2014

Quello del traduttore editoriale è un mestiere affascinante e ambito da molti giovani, ma che spesso resta nell’ombra, si mimetizza nella pagina fino a diventare invisibile al lettore. 
Ne abbiamo parlato con due professioniste: Marina Beretta, traduttrice da inglese e francese per De Agostini, Mondadori, Longanesi, Touring editore, soprattutto nei settori di arte, turismo, divulgazione scientifica e saggistica varia; e Giusi Valent, che cura la traduzione di narrativa e di varia inglese e francese per Mondadori, Marcos y Marcos e ObarraO Edizioni. 

Perché ha scelto di fare la traduttrice editoriale?
Marina Beretta.
Indirizzata dai miei genitori ho studiato lingue e fatto la Scuola per interpreti, orientandomi da subito verso la traduzione più verso l’interpretariato. Poi ho incontrato una persona che lavorava nel campo della grafica e mi ha proposto di collaborare alla traduzione e impaginazione di un testo: un sodalizio che ha portato alla costituzione di uno studio editoriale e che ha segnato il mio ingresso nel settore dell’editoria.
Giusi Valent. Sono laureata in Lettere moderne e lavoro da oltre vent’anni come redattrice editoriale. Ho cominciato facendo revisioni di traduzioni, finché non ho deciso di passare dall’altra parte, traducendo in prima persona. Ancora oggi affianco l’attività di traduzione a quella di revisione. È un lavoro che mi piace perché sono innamorata delle parole, e penso che il lavoro di traduzione sia per certi versi simile all’interpretazione musicale: come il musicista ricrea melodie scritte da altri interpretandole in modo personale, così il traduttore pur cambiando strumento cerca di mantenere la struttura, il ritmo e il significato profondo del testo originale.

Quali sono secondo lei i pregi e i difetti del suo lavoro?
Marina Beretta. È un lavoro che porta a contatto con materie e argomenti molto interessanti per chi ama la lettura, ti consente di informarti su argomenti diversi. Un grosso difetto è legato al fatto che in Italia non esiste presso i lettori una forte cultura linguistica né una tutela legislativa della nostra professione. Questo è vero soprattutto per chi si occpua di traduzione editoriale mentre per i colleghi che si occupano di traduzioni tecniche e lavorano con le aziende la situazione è sicuramente migliore. Per questo penso che fare rete sia fondamentale. 

Pensa che le cose vadano meglio per la traduzione della narrativa che per altri settori come più tecnici come per esempio la saggistica?
Marina Beretta. Credo che non ci siano molte differenze: seppure lo stile della traduzione e le capacità del traduttore di entrare in sontonia con lo stile dell'autore possano sembrare più importanti quando si ha a che fare con la narrativa, in realtà non so quanta consapevolezza dell'importanza di una buona traduzione vi sia nei lettori. Una buona traduzione può fare molto per fare apprezzare un autore in un altro Paese così come una cattiva interpretazione può inficiare per anni il successo e la recezione di un'opera. 

Qual è stato il libro che le è piaciuto di più tradurre e perché?
Giusi Valent. Mi è piaciuta molto la mia prima traduzione, Sentiero notturno di Ludwig Hohl (Marcos y Marcos, 1999), come anche Tokyo sisters (O barra O, 2012), una storia al femminile del Giappone che mi ha dato molta soddisfazione, come anche la saga di George R.R. Martin.

Appunto, lei è tra i traduttori della saga fantasy Wild Cards di George R.R. Martin. Qual è la differenza tra la traduzione di un romanzo e quella di un intero ciclo?
Giusi Valent.
La differenza è innanzi tutto nel lavoro di gruppo: io e i miei colleghi ci confrontiamo costantemente via email su come rendere certi passaggi. Si esce un po’ dall’isolamento tipico della nostra professione. Per mantenere l’uniformità della resa italiana abbiamo steso un glossario, ma in questo aiutano soprattutto certe spie che si accendono nella memoria. Martin ha creato un mondo a metà tra mitologia e fiaba, fondato su una stratificazione di riferimenti straordinaria, di cui bisogna tener conto, anche perché ci si rivolge a un pubblico molto esigente.

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.