Ci sono occasioni che talvolta sembrano assumere significati che vanno al di là della semplice cronaca. Com’è, ad esempio, il contesto in cui questa intervista è stata fatta. Siamo solo sei giorni dopo l’«annuncio della nomina» di Romano Montroni a nuovo presidente del Centro per il libro e la lettura. Ci troviamo a Milano, poco prima dell’inizio di un corso della Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri dedicato alla libreria per ragazzi, uno degli snodi, a un tempo più delicati e importanti, di qualunque politica di promozione della lettura e di allargamento del mercato del libro nel nostro Paese: «Mi chiede che idea mi sono fatto a sei giorni dalla nomina? Che l’impegno di allargare la base dei lettori in Italia venga come difficoltà subito dopo al mantenimento del disavanzo al di sotto del 3% del Pil. Anche, non me lo nascondo, per una questione di risorse che sono necessarie per un’attività di questo genere. Ho letto cifre importanti indicate nel progetto di legge di cui si inizierà a discutere nelle prossime audizioni della Commissione cultura. Conoscendo un po’ quella che è stata la storia, recente e meno recente, del Centro e dei provvedimenti in favore della defiscalizzazione degli acquisti di libri qualche cautela mi permetto per ora di conservarla».

A quali iniziative sta pensando per l’immediato anche rispetto alle risorse disponibili? 

Una linea di iniziative che possono avere un costo contenuto e dare dei primi risultati sono quelle che coinvolgono direttamente i protagonisti della filiera. A partire dagli autori, editori, librai, scuole, insegnanti, biblioteche. Non indico certo nulla di nuovo se non una maggiore sistematicità e programmazione di queste attività. Le risorse sono certamente importanti, ma c’è anche bisogno di volontà. So benissimo che un Centro come quello che dovrò presiedere, riuscirà a incidere e cambiare la situazione della lettura nel nostro Paese solo se avrà delle risorse però nella mia esperienza di vita ho imparato che a volte la volontà supera le montagne.

Ma il rapporto con il libro e la lettura lo si costruisce negli anni della scuola, se non prima…
Questo infatti è l’altro filone iniziative che intravedo. Anche qui non invento niente di nuovo. La libraia Daniela Bonanzinga, a Messina, lavora da decenni in questa direzione. Il problema è che a farlo sono solo lei e pochi altri. Mi riferisco al portare gli autori dentro le scuole in modo sistematico e organico. La grande festa del libro potrebbe essere questa. Anche qui non c’è bisogno di un’impalcatura enorme per gestire la cosa, c’è piuttosto bisogno di volontà nel programmarla da parte di chi i libri li produce ma anche da parte di chi li scrive, perché si dovrà sacrificare senza alcun gettone di presenza, ma solo con il rimborso spese. Gli insegnanti – spesso ce ne dimentichiamo – svolgono una funzione fondamentale nell’avvicinare i giovani alla lettura. È anche su di loro che bisognerà lavorare.

L’intervista completa è disponibile qui sul «Giornale della libreria» di maggio