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Editori

Bao e Tunué. Il mestiere dell’editore a fumetti

di Federico Vergari notizia del 28 aprile 2020

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Nel 2019 Bao e Tunué, due grandi realtà del fumetto italiano, hanno rispettivamente tagliato il traguardo dei dieci e dei quindici anni. Abbiamo fatto qualche domanda a Michele Foschini (Bao Publishing) e a Massimiliano Clemente (Tunué) con un unico grande interrogativo in mente: cosa significa pubblicare fumetti in Italia?

Bao e Tunué. Due parole quasi onomatopee che significano poco per chi le legge senza vedere oltre, ma che al tempo stesso significano tanto per chi dietro a quei due suoni riconosce un mondo e gli attribuisce un valore. In quelle otto lettere complessive vivono due importanti realtà italiane. Lì dentro c’è un pezzo di mondo dell’editoria, del fumetto. Della nona arte. E ce lo hanno raccontato.


Bao Publishing
 
Michele Foschini parla di Fumetto sottolineando come quella effe sia maiuscola; non un semplice nome comune di cosa. Tempo fa ci siamo incontrati nella sua redazione. Avevo con me uno dei primi fumetti che ha pubblicato come editore (Zero Zelo – Indypress) e sono tornato indietro con l’albo che celebra i primi dieci anni di Bao.
 
Due libri per raccontare l’evoluzione del fumetto italiano. Cosa è cambiato nell’intervallo tra quelle due pubblicazioni?
 Quando io ho iniziato con le autoproduzioni, il mercato della fumetteria e quello della libreria erano separati da una membrana che non permetteva scambi. E in libreria c’era pochissimo Fumetto moderno. Questo è il cambiamento più evidente che mi pare essere avvenuto dai primi anni Duemila a oggi: adesso si può sperimentare in libreria, non occorre essere fanzinari, basta essere bravi. Ed è forse la prima volta nella storia del Fumetto che basta essere bravi per farsi notare. Era anche tempo, visto che è uno dei media più meritocratici che ci siano.
 
La sensazione è che il tuo approccio alla professione sia da artigiano. Che ti piace sporcarti le mani, chiudere scatole, firmare i biglietti. C’è una meticolosità nel tuo lavoro che sembra quasi che ogni libro (nel senso di ogni volume!) sia un pezzo unico…
Le circostanze che descrivi sono episodiche, sporadiche. Il più delle volte le mie giornate trascorrono chiuso nel mio ufficio a cercare di far quadrare una traduzione, o a parlare con gli autori, ma ho avuto la fortuna di imparare a fare quasi tutto, in questo mestiere, e quando serve non mi tiro indietro. In questi giorni in cui l’unico che può arrivare in ufficio senza rischiare di ammalarsi sono io, ammetto di tenerci moltissimo a scrivere il nome sui cartoncini Il suo ordine è stato confezionato da di ogni pacchetto che spediamo (e sono tanti), e perfino ad attaccare ordinatamente i francobolli sulle scatole che poi porto in Posta. Lo faccio perché quando mi arriva un pacchetto con qualcosa che ho ordinato apprezzo molto i dettagli: qualcosa di scritto a mano, un buon imballaggio, la sensazione che un essere umano abbia avuto cura di ciò che mi ha mandato e che dal momento in cui lo ricevo tocchi a me farlo. In Bao amiamo davvero i libri che facciamo, fino ai dettagli. Voglio che quando qualcuno li scarta e li soppesa si senta motivato, anzi, obbligato ad amarli altrettanto.
 
Tre caratteristiche che non devono mancare in chi pubblica fumetti in Italia oggi.
Visione, tenacia e incoscienza razionale. Visione, perché se si pensa di fare solo cose che si sono già fatte, non solo non si innova, ma si depaupera ciò che già esiste, rendendo triti i filoni narrativi ed editoriali. Tenacia, perché i risultati – in editoria quasi sempre, ma nel Fumetto ancora di più – arrivano più lentamente di una finale di cricket del campionato indiano. Incoscienza razionale perché è facilissimo decidere di non rischiare e quindi di non scommettere su qualcosa che sembra meritare, ma non è stato testato sul mercato. E quello è il tipo di paura che mi fa pensare che quando lo proverò sarà tempo di smettere di fare questo lavoro. Se qualcuno la prova già cominciando, è proprio meglio che non ci si cimenti nemmeno. Bilanciare intuizione e prudenza è quattro quinti del lavoro del vero editore.

Da imprenditore devi prevedere il futuro. Al netto del fatto che non mi dirai mai tutto... però tra cinque anni, cosa dovrà assolutamente fare un editore di fumetti di successo? Forse la parola chiave è crossmedialità?
Se lo sapessi, ti direi tutto, perché ci conosciamo da troppo tempo. Il fatto è che in questo preciso momento prevedere i prossimi cinque anni è difficilissimo. Quello che so per certo, però, è che la crossmedialità come la si insegna ai master non esiste. A volte qualcosa, dopo che si è affermato, diventa crossmediale, ma prevederlo a monte è quasi impossibile. Però rispondo a queste domande durante una crisi umana senza precedenti, e ho la sensazione che, per il momento (e tocchiamo ferro), la mia casa editrice se la stia cavando discretamente nonostante le immense difficoltà, e penso che sia esclusivamente grazie all’affetto e all’attenzione che ci tributano i lettori. Sono arrivati a scrivere messaggi incoraggianti, o in cui raccontano cose umane e toccanti, nelle note agli ordini del nostro e-commerce. Non era mai successo. Credo che stia succedendo perché li abbiamo sempre ascoltati, portati in palmo di mano, trattati correttamente. Quindi... un bravo editore dovrà saper ascoltare. Non per vendere di più, ma per essere più credibile, più stimato, più presente nelle vite di chi, leggendo i libri che pubblica, lo fa vivere. Si chiama riconoscenza preventiva, mi pare una scelta abbastanza prudente.


Tunué
 
Massimiliano Clemente parla con calma, ponderando ogni parola. Ti segue con lo sguardo mentre con la mente si muove all’indietro per cercare il vocabolo migliore, quello perfetto per darti la versione più sintetica (ma esaustiva) della risposta alla tua domanda.Ci avrò parlato centinaia di volte con Massimiliano e ogni volta la stessa identica e bellissima sensazione di essere messo al centro del suo discorso.
 
Siete nati pubblicando saggi sul fumetto, poi i graphic novel e ora vi siete assestati con l’acquisizione da parte de Il Castoro. È un percorso che dopo 15 anni sentite vostro?
Dal 2004 a oggi sono cambiate molte cose sia nel settore fumetto sia nel nostro fare editoria. Siamo cresciuti molto rispetto a quando, da semplici appassionati, abbiamo affrontato un mondo fatto di regole, metodi e approcci che difficilmente apprendi se non con la pratica. Eravamo ingenui, sognatori e con tanto coraggio.
 
E oggi?
Forse siamo più smaliziati, abbiamo i piedi ben piantati a terra e svisceriamo un progetto prima di pubblicarlo, al di là del gusto personale e degli interessi. Il passaggio della maggioranza a una realtà come quella del Castoro è stato un naturale processo evolutivo e di crescita, avvenuto in un momento di forti concentrazioni e di ingressi nel mercato da parte delle grandi case editrici; ci ha permesso di apprendere metodologie nuove e di focalizzare il nostro sguardo su dinamiche che prima ci sfuggivano.

Cosa serve a Tunué per crescere ancora?
La forza di mettersi in discussione, di fondare l'agire sull'ascolto, di guardarsi sempre intorno e, eventualmente, lasciare percorsi consolidati. Crediamo sia l'unico modo per far evolvere un progetto.
 
Ancora un passo indietro. Siete nati come sito che produceva contenuti sui fumetti. Qual è stato lo switch che vi ha portato ad aprire una casa editrice?
Non ci siamo mai accontentati di cosa avevamo raggiunto e abbiamo sempre ambito a qualcosa di diverso che potesse lasciare un segno. Il passaggio è stato ponderato basandoci su uno studio del mercato e di quello che (non) offriva: non c'erano cataloghi strutturati sulla saggistica dedicata al fumetto e alla cultura pop, così come iniziava a prendere piede un certo tipo di fumetto che coniugava la grande qualità cartotecnica a contenuti di alto livello narrativo e stilistico. Erano gli anni del fiorire del graphic novel, un formato e un approccio narrativo che hanno aperto al fumetto le porte delle librerie di varia e dei grandi lettori.

Quale immagine uscirebbe da una polaroid se fotografaste il mercato del fumetto oggi? C’è qualcosa che vorreste cambiare nel mercato editoriale di oggi?
Le Polaroid sono tornate di moda, ormai sono digitali, quindi è facile catturare un'immagine nitida della situazione. Per quanto mi riguarda i punti critici sono quelli che da anni tutti ben conosciamo: indici di lettura bassi, che andrebbero considerati un'emergenza nazionale (la capacità di decifrare e interpretare un testo determina la qualità della vita politica e sociale di una nazione); concentrazione e conflitto di interessi nella distribuzione; ricerca al ribasso di storie in grado di interessare il lettore occasionale; l'affidarsi dell'intera filiera commerciale a numeri che fotografano il passato e poco vedono del futuro; un'informazione di settore che spesso riflette lo stato delle cose. E forse anche noi editori, che probabilmente abbiamo perso la capacità di incidere a fondo nell'immaginario proprio perché siamo inseriti in meccanismi coatti e autoreferenziali che ci limitano. Ci sono però anche tante note positive, su tutte la grande vivacità e crescita professionale del settore graphic novel, oltre al consistente incremento di quote di mercato.

L'autore: Federico Vergari

Giornalista. Scrive per il web, la carta stampata, parla in radio e collabora con il Tg di una televisione locale romana. Si occupa prevalentemente di cultura, cronaca, sport e nuove tecnologie. Per Tempo di libri cura i contenuti del Bar Sport, un luogo dove si raccontano storie e l'editoria si fonde con la narrazione sportiva.

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