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Curiosità

Cosa succede quando il crowdfunding diventa crowdediting?

di L. Biava notizia del 1 ottobre 2014

Attenzione, controllare i dati.

Il crowdfunding nell’era digitale di cognome fa Kickstarter, la prima piattaforma di finanziamento che aggrega persone distanti e sconosciute in virtù di obiettivi comuni da loro giudicati importanti. Fondata nel 2009 a Manhattan da Perry Chen, Yancey Strickler e Charles Adler, in 5 anni Kickstarter ha finanziato oltre 5 milioni di progetti tra cui film indipendenti, musica, spettacoli teatrali, fumetti, giornalismo, videogame e libri (famoso il caso dell’undicenne americana Lauren Lukaszewski, che grazie alla piattaforma ha raccolto ben 5.800 dollari per pubblicare il suo primo libro).
Oltre ad aver consentito la realizzazione di numerose opere creative Kickstarter – e con essa le varie altre piattaforme simili, da Verkami a Eppela – ha certamente avuto il merito di accendere i riflettori sulle dinamiche e i meccanismi che si innescano tra finanziatori e creatori, tra i prodotti realizzati e il loro pubblico di potenziali consumatori. Il crowdfunding infatti è anche è anche un modo per diffondere in anticipo consapevolezza del prodotto, coinvolgere in prima persona gli utenti interessati nella sua realizzazione, creare attesa e premiare gli investitori con un sistema di ricompense reward-based. Un esempio tutto italiano è Dylan Dog – Vittima degli eventi, il progetto filmico ispirato al personaggio di casa Bonelli e partorito dalla penna di Tiziano Sclavi nella seconda metà degli anni ’80. Il medio metraggio sceneggiato da Luca Vecchi della celebre Web serie italiana The Pills (qui anche nella parte di Groucho Marx) è stato reso possibile grazie ad una campagna di crowdfunding pubblicata sulla piattaforma Indiegogo.
L’obiettivo era «raccogliere 2.000 euro per il completamento della post-produzione e per un confezionamento dignitoso del prodotto in questione»: alla conclusione della campagna le donazioni complessive ammontavano a circa 12.000 euro. Ciascun finanziatore è stato premiato in misura diversa a seconda dell’entità del suo contributo che andava da 1 euro, «nome nei credits e grazie», fino a 1.000 euro «diventerai parte del team di Dyd - Vittima degli eventi. Prime, Festival, Eventi, Serate, riunioni e tutto quello che verrà + bluray (2 disc + extra)».
Il crowdfunding, naturalmente, è una forma di finanziamento che si applica spesso anche all’editoria. A gennaio di quest’anno parlavamo del caso di Tunué – Editori dell’immaginario, casa editrice di Latina, che ha deciso di sfruttare la piattaforma Verkami per appoggiare il progetto di un autore della scuderia.
Un altro esempio interessante che, pur non trattando di crowdfunding in senso stretto, si propone di applicarne i meccanismi caratteristici di cui parlavamo prima, è quello della casa editrice inglese Advance Editions che ha dato il via ad un esperimento di «crowdediting». L’editore ha messo on line gratuitamente la prima parte della spy-story di un suo autore, Ian MacDonald e ha chiesto a tutti i lettori interessati di lasciare il proprio feedback, di correggere gli eventuali errori, di sottolineare le possibili incongruenze e di evidenziare i passi «più deboli» della storia. Naturalmente, la decisione finale spetterà all’autore che potrà scegliere se seguire i suggerimenti dei suoi lettori-editori o se rimanere fermo sulle sue posizioni.
I correttori che si dimostreranno più utili e attenti verranno citati nei credits dell’edizione definitiva del libro. Inoltre tutti coloro che parteciperanno all’esperimento e che decideranno di voler proseguire la lettura della seconda parte del libro (a pagamento) avranno diritto ad uno sconto del 60% per l’acquisto della stessa.

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