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Biblioteche

Dalla privacy al mercato: come in Giappone si difendono i libri (e i loro autori)

di Alessandra Rotondo notizia del 9 dicembre 2015

I bibliotecari giapponesi hanno momentaneamente rinunciato al loro tradizionale silenzio per protestare contro il «Kobe Shimbun», il quotidiano liberale pubblicato nella città di Kobe dalla fine dell’Ottocento.
Il giornale avrebbe riportato le abitudini di lettura giovanili di Haruki Murakami, voce di primo piano della letteratura contemporanea giapponese, carpendole dai registri della biblioteca dell’omonima città, dove Murakami è nato, cresciuto e ha compiuto i suoi studi.
Il quotidiano rivela come, oltre ad aver studiato la letteratura inglese e americana, Murakami negli anni della giovinezza si sia dedicato anche a quella francese, studiando l’intera opera di Joseph Kessel. E pure che, una volta presi in prestito, il giovane Murakami i libri faticava a restituirli, risultando più volte debitore.
Forse per mettere l’autore al riparo da battute infelici sulla lettura di Bella di giorno, forse per difendersi dall’accusa di aver facilitato la fuga di informazioni, fatto sta che il comitato dei bibliotecari giapponesi ha fortemente stigmatizzato il comportamento del «Kobe Shimbun», qualificandolo come lesivo della privacy al pari della condivisione pubblica della cronologia di navigazione del computer di un privato cittadino.
L’autore dell’articolo, d’altronde, ha sostenuto la sua scelta sottolineando la rilevanza culturale e artistica di Murakami, e l’interesse che ogni aspetto della sua vita è capace di suscitare nei lettori.
Il voyerismo sui gusti e le passioni dei personaggi famosi, deprecabile quanto diffuso, rimane un fatto piuttosto dimenticabile. Interessante è, invece, constatare come la sensibilità giapponese si erga spesso in difesa degli abiti culturali, tradizionali e anche economici del paese.
Non più di qualche mese fa, sempre Murakami risultò al centro di un episodio che dà luce a un’ulteriore faccia di quest’istinto di «protezione». La catena di librerie Kinokuniya, che conta 66 punti vendita nel Paese, si battè strenuamente per comprare il 90% della prima tiratura della raccolta di saggi di Murakami Novelist as a vocation, 90 mila delle 100 mile copie stampate.
L’obiettivo dell’operazione era quello di contrastare la crescente posizione dominante che gli store on line come Amazon hanno sviluppato nei confronti del mercato librario, limitando fisicamente il loro accesso all’acquisizione delle copie cartacee dell’opera.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi coordino il Giornale della libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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