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Libertà d'espressione

Negli Usa, la censura nelle biblioteche scolastiche colpisce sempre più anche libri di non fiction

di Elisa Buletti notizia del 22 maggio 2026

Negli Stati Uniti la battaglia sui libri vietati nelle biblioteche scolastiche è in corso ormai da anni. Solitamente, però, si parla soprattutto di narrativa: tuttavia, un nuovo report di PEN America, Facts & Fiction: Stories Stripped Away by Book Bans, mostra come siano in crescita i casi di censura di titoli di non fiction. Nel biennio scolastico 2024-2025, il 29% dei 3.743 titoli unici rimossi dalle scuole era costituito infatti da opere non di narrativa, più del doppio rispetto all’anno precedente. In totale, sono oltre 1.100 i titoli di non fiction unici che sono stati rimossi dagli scaffali delle biblioteche durante il biennio.

La tendenza, osserva PEN America, segnala un passo ulteriore nella pressione politica e culturale sulla scuola pubblica: non vengono colpiti soltanto romanzi o testi considerati sensibili, ma anche libri riguardo a storia, salute, biografie, memoir e volumi di divulgazione. Nel commento accompagnato al report, l’organizzazione parla di un clima di anti-intellettualismo che svaluta educazione, competenza e conoscenza, in un momento storico in cui la fiducia nelle istituzioni pubbliche è a rischio, i dubbi sull’istruzione sono in aumento e i tassi di alfabetizzazione in calo.

Il dato più rilevante è quello sulla crescita della censura contro la non fiction: 1.102 titoli non narrativi sono finiti nel mirino, e il tema più frequentemente contestato è quello dell’attivismo e dei movimenti sociali, presente nel 52% dei titoli contestati. Un ulteriore 39% riguarda empowerment e autostima, segno che a essere colpite sono spesso opere che incoraggiano partecipazione civica, consapevolezza di sé e lettura critica del presente.

Il report sottolinea anche che la censura continua a colpire ampiamente i libri con personaggi o temi legati a gruppi marginalizzati: il 44% dei titoli contestati presenta personaggi BIPOC, il 39% include temi LGBTQIA+, il 19% personaggi transgender e il 10% personaggi con disabilità fisiche o neurodivergenze. In altre parole, la stretta non riguarda solo i contenuti, ma la rappresentazione stessa di determinate identità e comunità.
«Il contenuto di questi libri che stanno scomparendo dice molto sia sulle storie, le identità e i fatti che vengono soppressi, sia sull’attacco politico e culturale all’istruzione pubblica in tutti gli Stati Uniti» si legge nel rapporto. «Quell’attacco all’istruzione pubblica limita la libertà di leggere per i giovani del Paese, danneggiando la loro capacità di vedere se stessi e gli altri, di essere messi alla prova ed esplorare il proprio mondo».

PEN America spiega come la censura sui libri privi i giovani lettori e lettrici di conoscenze, cancellando le storie del passato e del presente e rafforzando la sfiducia nelle istituzioni pubbliche. Rimuovere libri che presentano persone marginalizzate invia messaggi dannosi agli studenti e alle studentesse riguardo al senso di appartenenza e limita le opportunità per tutti e tutte di vedersi rappresentati nelle storie e di empatizzare con le esperienze altrui. Inoltre, bannare nelle scuole opere di non fiction su argomenti rilevanti per i giovani pone limiti estremi all’informazione e alla conoscenza. In definitiva, la censura restringe il campo delle narrazioni disponibili e, quindi, la pluralità delle prospettive.

L'autore: Elisa Buletti

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.

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