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Libertà d'espressione

L'IPA Prix Voltaire 2026 va a El Maraya, premio postumo a Mohamed Hashem

di Redazione notizia del 7 luglio 2026

Il Prix Voltaire 2026 dell’International Publishers Association (IPA) è stato assegnato a El Maraya for Arts & Culture, casa editrice egiziana cofondata al Cairo da Yehia Fekry. Il premio, dedicato a chi difende la libertà di pubblicare in contesti di pressione, minaccia o censura, è stato consegnato ieri 6 luglio durante il 35° International Publishers Congress, in corso a Kuala Lumpur, in Malaysia.

Fondata nel 2016, El Maraya si è data fin dall’inizio l’obiettivo di offrire spazio a voci giovani, indipendenti e critiche, legate alle correnti democratiche e liberali egiziane e più in generale a prospettive spesso escluse dal discorso pubblico dominante. Una linea editoriale che, negli anni, l’ha esposta a pressioni istituzionali, sequestri e interventi repressivi. Secondo l’IPA, la casa editrice ha pubblicato oltre 250 titoli, è stata esclusa dalla Fiera internazionale del libro del Cairo nel 2025 e nel 2026, e ha subito cinque irruzioni nella propria sede tra il 2018 e il 2024, con arresti di membri dello staff, sequestro di copie e divieti di ristampa per alcuni libri.

«La natura della nostra missione culturale – e le prospettive critiche riflesse nelle nostre pubblicazioni – ci ha esposti a numerose pressioni istituzionali, che hanno messo alla prova il nostro lavoro fin dall’inizio e continuano a farlo ancora oggi», ha dichiarato Fekry nel suo discorso di accettazione. «Nonostante queste pressioni, restiamo fedeli alla nostra missione e determinati a portarla avanti. Restiamo fedeli al diritto delle persone alla conoscenza e al diritto di scrittrici, scrittori, ricercatrici e ricercatori di esprimere liberamente le proprie idee».

Nel corso della stessa cerimonia, l’IPA ha assegnato anche un Prix Voltaire Special Award, conferito postumo a Mohamed Hashem, fondatore della casa editrice indipendente egiziana Merit Publishing House. Attivo dal 1998 nella promozione della libertà di espressione, di nuove voci letterarie e di prospettive marginalizzate nel mondo arabo, Hashem è stato anche una figura pubblica dell’opposizione all’autoritarismo in Egitto. Nel 2004 ha cofondato il movimento Kefaya – nato per chiedere riforme democratiche e opporsi al regime di Hosni Mubarak – nel 2005 il movimento Scrittori e artisti per il cambiamento, ospitato negli spazi di Merit. Durante la rivoluzione egiziana del 2011, la casa editrice divenne anche un punto di riferimento per i manifestanti di piazza Tahrir.

A ritirare il premio in sua memoria è stata la figlia Mirette Hashem. «Mio padre ha dedicato la sua vita alla convinzione che i libri siano la pietra angolare di una società libera e illuminata», ha detto. «Come editore, è stato un fermo difensore della libertà di espressione, sostenendo costantemente il diritto di pensare, scrivere e pubblicare senza paura in Egitto».

L’edizione 2026 segna il ventesimo anniversario del Prix Voltaire, nato per riconoscere il lavoro di persone, gruppi e organizzazioni che, attraverso l’editoria, difendono la libertà di espressione anche di fronte a intimidazioni, persecuzioni, pressioni politiche o interessi privati. Prima della cerimonia di premiazione, tre precedenti vincitori – Rasha Al Ameer di Dar Al Jadeed, Khaled Lotfy di Tanmia Bookstores e Nadia Kandrusevich di Koska – hanno preso parte a un confronto sul significato del premio e sulle condizioni, ancora fragili, della libertà di pubblicare nel mondo.

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