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Editori

Un nuovo attacco russo ha distrutto 800 mila libri ucraini

di Redazione notizia del 2 luglio 2026

Nella notte tra l’1 e il 2 luglio un nuovo massiccio attacco russo contro Kyiv e la sua regione ha distrutto circa 800 mila libri appartenenti alla casa editrice ucraina BookChef. Il dato si inserisce dentro un quadro molto più grave: secondo quanto riportato dal Kyiv Independent, l’attacco ha coinvolto 74 missili e 496 droni a lungo raggio lanciati dalla Russia, in larga parte diretti contro Kyiv, e ha causato nella capitale almeno 21 morti e 90 feriti, con un bilancio ancora provvisorio mentre proseguono le operazioni di soccorso.

A dare notizia della distruzione delle copie è stata la stessa BookChef, spiegando che il magazzino centrale del partner logistico Denka Logistics, dove erano conservati i libri, è stato completamente distrutto. Non risultano invece vittime tra il personale del magazzino: «È a questo che ci stiamo aggrappando in questo momento», ha scritto la casa editrice.

Per BookChef la perdita riguarda non soltanto un ingente quantitativo di copie, ma anni di lavoro editoriale. La casa editrice, specializzata in best seller internazionali, manualistica, self help, narrativa young adult e fantasy, ha ricordato che quei libri erano il risultato del lavoro di autrici e autori, traduttrici e traduttori, editor, illustratrici e illustratori, designer, tipografie, personale amministrativo e logistico. L’editore ha annunciato la sospensione temporanea delle promozioni con le librerie partner fino al ripristino delle scorte e ha avvertito che potrebbero esserci ritardi nelle nuove uscite, invitando lettrici e lettori a sostenere la ripresa acquistando i titoli ancora disponibili.

L’episodio si inserisce in una sequenza ormai lunga di attacchi che, dall’inizio dell’invasione su larga scala, hanno colpito anche il settore culturale ed editoriale ucraino. Il più recente a maggio, quando un attacco contro Kyiv aveva danneggiato musei, archivi, istituti di ricerca, scuole e abitazioni di scrittrici, scrittori e figure della cultura ucraina. Tra i luoghi colpiti figuravano la Riserva storico-architettonica dell’antica Kyiv, il Museo nazionale di Chornobyl, il Museo nazionale d’arte dell’Ucraina e l’Istituto di letteratura Taras Shevchenko dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina.

La distruzione delle scorte di BookChef mostra ancora una volta quanto la guerra colpisca il libro anche nella sua dimensione più concreta: non soltanto come patrimonio simbolico, ma come filiera fatta di carta, magazzini, trasporti, investimenti, traduzioni, ristampe e disponibilità effettiva nelle librerie. Ogni deposito distrutto significa cataloghi da ricostruire, uscite da riprogrammare, costi imprevisti e un’ulteriore pressione su un settore che continua a lavorare dentro un contesto di emergenza permanente. Significa anche sottrarre alle lettrici e ai lettori libri già stampati, pronti a essere distribuiti, frutto del lavoro di molte persone e di una catena produttiva fragile, esposta, continuamente costretta a ricominciare.

Eppure, anche in questo caso, la risposta dell’editore è stata di continuità. BookChef ha dichiarato che continuerà a pubblicare e che il proprio negozio online resterà operativo. È un elemento che ricorre spesso nei racconti dell’editoria ucraina: la distruzione materiale dei libri non coincide con l’interruzione della loro circolazione. Al contrario, proprio la ricostruzione di magazzini, cataloghi e reti di distribuzione è diventata una delle forme di resistenza attraverso cui il settore editoriale ucraino – e il Paese tutto – provano a difendere la propria esistenza.

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