Che cosa succede dopo un percorso di formazione in editoria? Quali traiettorie professionali si aprono, quali competenze diventano decisive, quali strade portano dentro i diversi mestieri del libro e dei contenuti? Nell’avvicinarci alla venticinquesima edizione del Master in Editoria, promosso dall’Università degli Studi di Milano, dall’Associazione Italiana Editori e dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, inauguriamo una serie di conversazioni con professionisti e professioniste che hanno frequentato il Master e che oggi lavorano in punti diversi della filiera. A condurre queste interviste è chi quel percorso lo ha attraversato a sua volta: una posizione non esterna, che consente di guardare al Master anche come a una comunità professionale, fatta di generazioni diverse di persone che, tra loro, continuano spesso a riconoscersi e a chiamarsi «masterini».
L’obiettivo è raccontare, attraverso le loro esperienze, come cambia il settore e che cosa significa costruire un percorso professionale nel mondo dei libri. Una prospettiva utile anche per chi, in queste settimane, sta valutando la candidatura alla nuova edizione del Master. I posti disponibili sono 26: il bando verrà pubblicato nel corso del mese di luglio e le selezioni si terranno intorno a metà ottobre. Le lezioni si svolgeranno tra novembre e maggio, presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, con un impegno settimanale di circa 30 ore, dal lunedì al venerdì; gli stage curriculari, di almeno 480 ore ciascuno, si svolgeranno da maggio a novembre e termineranno con la prova finale per il conseguimento del titolo.
Il primo sguardo è quello di Marco Figini, oggi alla direzione di quattro marchi del Gruppo editoriale Mauri Spagnol:Magazzini Salani, Nord Sud Edizioni, Ape junior e Limina. «Dirigere un marchio editoriale significa occuparsi del catalogo e dei suoi autori, del suo sviluppo editoriale, fare pianificazione e strategia» racconta. Nel concreto, questo vuol dire lavorare sull’identità di ciascun marchio, riconoscerne il pubblico attuale e potenziale, scegliere una direzione di sviluppo e farla crescere «sia in termini di forza culturale sia commerciale».
Questo lavoro sull’identità richiede una forma di attenzione continua a ciò che accade fuori dalla casa editrice. Il catalogo non cresce in uno spazio separato dal resto: si muove dentro trasformazioni culturali, sociali, mediatiche che vanno lette prima che diventino evidenti. «Credo fortemente nella necessità che oggi un direttore editoriale debba cercare di interpretare i cambiamenti della società e della società culturale prima che avvengano in modo conclamato». È lì che, secondo Figini, un marchio può trovare un ruolo nel presente, invece di limitarsi a registrarlo.
Con Magazzini Salani, racconta, questo è avvenuto più volte: «Ci siamo inseriti con successo più volte all’interno del mondo del libro che cambia». La formula dice bene la natura mobile del mestiere: non custodire soltanto un’identità, ma metterla alla prova di contesti, linguaggi e pubblici che cambiano.
Anche il suo percorso professionale ha seguito una traiettoria meno rettilinea di quanto si potrebbe immaginare guardando al ruolo che ricopre oggi. «Nel mio caso è particolarmente vero che non tutti i percorsi proseguono linearmente in una direzione». La prima parte della sua carriera si è sviluppata nell’ambito della comunicazione, del marketing e dell’art direction, sempre all’interno di Salani. Una continuità aziendale che non ha significato immobilità, ma attraversamento di funzioni diverse.
È proprio questo attraversamento ad avergli dato uno sguardo più largo sulla casa editrice. In strutture relativamente piccole, anche quando solide e riconosciute, la vicinanza tra aree di lavoro, livelli di responsabilità e persone può diventare una scuola informale. «Bisogna essere in grado di unire e di mettere insieme queste vicinanze per favorire la propria crescita professionale». Non si tratta soltanto di accumulare esperienze, ma di imparare a far dialogare prospettive diverse.
Da qui nasce una delle competenze che Figini considera più importanti per chi lavora oggi nell’editoria: non la specializzazione chiusa, ma la capacità di raccordo. «Una figura che, nel proprio percorso, è riuscita a toccare vari ambiti del mondo editoriale può portare un valore aggiunto al proprio ruolo, perché è in grado di tenere insieme più anime».
Lo stesso vale per il modo in cui oggi si costruiscono i fenomeni editoriali. I libri non si muovono più soltanto dentro coordinate interne al mercato librario: entrano in relazione con piattaforme, cinema, serie tv, videogiochi, creator, comunità digitali, forme diverse dell’intrattenimento. «I fenomeni editoriali non sono più legati a piccoli recinti da presidiare. Il mondo esterno oggi entra dentro al mercato e al mondo editoriale».
Per chi lavora in casa editrice questo significa sviluppare competenze laterali, muoversi tra linguaggi diversi, riconoscere le connessioni possibili senza perdere il centro editoriale del proprio lavoro. «All’interno dell’editoria dobbiamo avere una competenza varia, orizzontale, su più punti possibili dell’universo dei media, dell’intrattenimento e della comunicazione». È un cambiamento che riguarda tanto la varia e la narrativa più esposta alla comunicazione quanto la letteratura «alta» e la non fiction.
Anche il rapporto tra marchio editoriale e visibilità dei libri si è fatto più complesso. L’autorevolezza dell’editore resta importante, ma non basta da sola a sostenere il percorso di un titolo. «L’editore è a volte meno forte nell’affermare un libro solo perché pubblicato da lui: deve saper far muovere un mondo di comunicazione intorno a quel libro». La comunicazione, però, non è un elemento esterno al lavoro editoriale: se è coerente con l’identità del marchio, diventa uno dei modi attraverso cui quell’identità prende forma e viene riconosciuta.
In questo scenario, chi legge non è un pubblico indistinto. Figini insiste sulla crescita di consapevolezza delle comunità di lettura, attente non solo ai contenuti ma anche agli oggetti, ai cataloghi, alle scelte delle case editrici. «Non c’è mai stata, secondo me, una competenza così forte nel pubblico come quella che c’è oggi tra i lettori rispetto al libro, alle sue caratteristiche fisiche e tecniche, alle case editrici stesse». Per questo il dialogo con chi legge non può essere ridotto a promozione: è parte del modo in cui un marchio si costruisce nel tempo.
Quando il discorso torna agli anni della formazione, Figini non parte dalle competenze tecniche né da un bilancio didattico. Parte dalle relazioni. «Quello che mi porto dietro del Master sono le persone». In un settore piccolo, dove le strade professionali tendono a incrociarsi più volte, quella dimensione ha un valore evidente. Ma nel suo racconto il piano professionale e quello personale restano intrecciati.
Il Master arriva spesso in un momento di passaggio, dopo l’università, quando il desiderio di lavorare con i libri è ancora una domanda aperta sul futuro. Per Figini è stato anche questo: «Un’occasione di creare dei legami» che si è portato dietro e che pensa continueranno ad accompagnarlo per sempre. Non solo contatti, dunque, ma rapporti capaci di restare nella vita adulta, dentro e fuori il lavoro.
La forza dell’esperienza sta anche nell’incontro tra persone che condividono una stessa intensità, pur arrivando da gusti, interessi e percorsi diversi. «Ti ritrovi con persone simili a te, ma spesso anche molto diverse. I lettori forti sono una piccola minoranza del mondo: lì sono tutti lettori forti, però di cose diverse». È una delle immagini più precise del Master come comunità: non un gruppo omogeneo, ma un luogo in cui la passione per i libri, quest’ossessione bellissima e divorante, diventa un terreno comune.
In questo senso, «masterini» non è soltanto un’etichetta affettiva. Dice di una continuità, una rete, un modo di riconoscersi attraverso anni ed edizioni diverse. Nel racconto di Figini, quella rete non sostituisce certo la formazione, ma ne è una delle conseguenze più durature: persone incontrate in un momento decisivo, che poi continuano a riapparire nei percorsi professionali, nelle collaborazioni, nelle amicizie.
Tra luglio e settembre il Master accompagnerà la fase di candidatura con una serie di appuntamenti più specifici, con la partecipazione di docenti e persone che hanno frequentato il corso. Il 13 luglio, dalle 17.30 alle 18.30, si svolgerà un incontro online dedicato a chi vuole conoscere nel dettaglio il bando della nuova edizione, il funzionamento delle selezioni e le scadenze da rispettare. Il 20 luglio, sempre dalle 17.30 alle 18.30 e sempre online, è prevista una sessione di domande e risposte su bando, selezioni e iscrizioni. Il 14 settembre, dalle 17 alle 18 presso la sede della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, ci sarà l’ultimo appuntamento prima dell’avvio del Master: un’occasione per incontrarsi di persona e confrontarsi direttamente con lo staff. Tutti gli aggiornamenti verranno pubblicati sul profilo Instagram @mastereditoria; per maggiori informazioni è possibile scrivere a master@fondazionemondadori.it.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
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