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Storie dall'azienda

30 anni di Interlinea. Dalla letteratura «tra le righe» a Prisma, la serie tv del momento

di Alessandra Rotondo notizia del 3 ottobre 2022

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«Interlinea è nata per scommessa, una sera nebbiosa a Novara di trent’anni fa», è così che Roberto Cicala e Carlo Robiglio ricordano l’incipit della loro avventura editoriale. Giornalista culturale, docente e saggista il primo, imprenditore con militanza in Confindustria il secondo, Cicala e Robiglio si sono incontrati tra i banchi di scuola e poi all’Università Cattolica di Milano. L’idea della casa editrice, qualche decennio più tardi, sarebbe arrivata per «ripescare testi ingiustamente dimenticati tra le righe della grande editoria». Testi sospesi nello spazio bianco – nell’interlinea – tra un best seller e un altro.
 
Quest’anno la casa editrice compie trent’anni, e lo fa in simbolica coincidenza con la distribuzione su Prime Video di Prisma, l’acclamato teen drama scritto da Ludovico Bessegato e Alice Urciuolo che ha al centro proprio un libro pubblicato da Interlinea: la raccolta di poesie Dolore minimo, di Giovanna Cristina Vivinetto. Come a dire che dalle interlinee dell’editoria si possono – e si devono – portare valore, contenuti e storie anche al grande pubblico.
 


Qual è il libro che siete più orgogliosi di aver pubblicato?
Privilegiare un solo titolo è difficile, ma certo siamo orgogliosi di aver pubblicato l’albo-manifesto del progetto Nati per leggere, Libro!, nella collana delle «Rane» scelta da Luzzati per i suoi capolavori, La tarantella di Pulcinella e Alì babà. Poi ci sono le antologie in versi, sempre ristampate, come Le cento più belle poesie d’amore da Dante a de André, ora in versione deluxe, o Natale in poesia introdotto da Luciano Erba.
 

Sul Natale avete aperto la prima collana europea sul tema: un azzardo?
All’inizio sì, ma un azzardo premiato. Ora invece ogni anno c’è la corsa a titoli sull’argomento natalizio. La nostra «Nativitas», con oltre 100 titoli in collana e quasi 800 mila copie vendute, è un piccolo sogno che ci rende felici: il Natale è declinato in ogni ambito, dall’arte alla scienza, e tra i più venduti c’è un testo di papa Francesco, Dacci la grazia della tenerezza. La prima idea è stata di un consulente delle origini, Carlo Carena, classicista einaudiano, e quest’anno tra le novità ci sarà un’antologia sui Natali nella storia tra guerra e pace con un testo iniziale di Alessandro Barbero, sempre frutto di ricerca e riscoperta bibliografica.
 

Proprio una riscoperta condotta negli
«spazi bianchi» dei cataloghi otto-novecenteschi è stato l’incipit della vostra avventura editoriale. E poi?
La filosofia è sempre la stessa. La scelta del nome è proprio per privilegiare l’interlinea, quello spazio bianco apparentemente nascosto tra le righe di una pagina ma in verità fondamentale per leggere le parole in modo non confuso: abbiamo continuato a puntare sui contenuti letterari di qualità, in un’ottica anche educativa. Non a caccia di best seller a tutti i costi ma di long seller: crediamo che i libri siano testimonianza di valori, quindi necessari. Riscoprire la spiritualità di Clemente Rebora o pubblicare le pagine saggistiche di Sebastiano Vassalli o curare un filone di opere dedicate alla Shoah (anche per l’infanzia, come Il violino di Auschwitz di Anna Lavatelli) o credere nell’opera omnia filologicamente accurata di Verga e Boiardo sono il modo per continuare a credere nelle parole di valore.
 

Nel 2001 vi siete aperti alla letteratura per bambini e ragazzi con il marchio
«Le rane». Scegliere cosa proporre in lettura ai più piccoli implica una grande responsabilità, direi sociale. Come affrontate questo compito?
Crediamo nell’educazione e nella promozione alla lettura fin dai primi anni e «Le rane» sviluppano quest’idea adottando i piccoli anfibi a noi familiari. La casa editrice ha infatti intorno risaie e il loro verde è anche quello delle alghe da cui è ricavata la carta di queste edizioni per l’infanzia con un comitato di amici esperti come Walter Fochesato, Anna Lavatelli, Antonio Ferrara e altri. Selezioniamo molto i nostri titoli confrontandoci con gli autori, da Roberto Piumini ad Anna Vivarelli. E naturalmente festeggiando il Natale in modo speciale, con il premio «Storia di Natale» per le scuole oltre ad attività e donazioni nei maggiori ospedali pediatrici italiani.
 

Se la vostra casa editrice fosse una persona, anagraficamente sarebbe un Millennial: nata in un contesto protodigitale – con memoria, se non altro indiretta, di un’esistenza predigitale – ma socializzata in piena rivoluzione degli schermi. Gran parte del vostro catalogo esiste (anche) in formato digitale e i vostri testi di saggistica sono distribuiti su Torrossa. Come vi immaginate il futuro?
Ricordiamo ancora le quarte di copertina composte alla macchina per scrivere e i libri impaginati al tavolo luminoso con forbici e nastro adesivo trasparente. E siamo consapevoli che oggi tutto è multicanale e liquido, ma crediamo che al centro stia sempre la parola, il contenuto, dunque gli autori. Siamo quindi pronti al digitale (tutto il catalogo è pressoché online e abbiamo avviato audiolibri e podcast) ma senza correre dietro alle mode dell’ultimo social, anche per una questione di sostenibilità.
 

Infatti nell’ultimo periodo l’editoria ha cominciato a confrontarsi con più assiduità con i temi della sostenibilità e dell’impatto ambientale, anche alla luce degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Qual è il vostro orientamento in proposito, considerata la tradizionale attenzione che profondete nella scelta di materiali e fornitori?
Interlinea è stata tra le prime case editrici ad aver utilizzato carte ecologiche in modo organico. Dalla carta alga delle «Rane» per ragazzi a quella di mais per l’avvio della collana «Lyra» di poesia, cercando sempre fornitori a km zero (con un impegno anche nella logistica) e puntando su temi ambientali. Uno dei nostri long seller per l’infanzia è Così per gioco di Elve Fortis de Hieronymis per creare giochi da materiali casalinghi di riciclo. Poi curiamo da tempo progetti di laboratori in scuole e biblioteche e un nostro albo, Benvenuto pomodoro!, ha in omaggio semi e terriccio per seminare piantine di pomodori a casa sul davanzale. Intanto stanno uscendo le poesie vegetali del decano degli autori svizzeri, Alberto Nessi, La seconda bellezza, che ama scrivere metaforicamente «con un filo d’erba».
 

Più in generale, su quali scelte – editoriali, ma anche valoriali – impronterete il lavoro dei prossimi trent’anni?
Siamo piccoli editori ma con un grande progetto, la qualità, nei materiali fisici ma anche nella materia prima della parola, quindi nello stile dei testi, siano poesie o saggi o storie per l’infanzia. Non cambierà anche se il libro del futuro sarà sempre più digitale: cercheremo di condividerlo in community e vorremmo crescere con i nostri lettori, in una prospettiva di formazione continua. Editoria è anche formazione e occorre impegnarsi in un nuovo umanesimo digitale.


Contenuto in collaborazione con Interlinea edizioni.

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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